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Il Ministro Giuseppe Provenzano

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Sarà “operativa” dal prossimo primo ottobre la fiscalità di vantaggio che consente alle imprese private del Sud un taglio al costo del lavoro del 30% fino al 31 dicembre, coinvolgendo una platea di circa 3,5 milioni di lavoratori. Ma l’obiettivo del governo sarebbe rendere la misura strutturale per almeno dieci anni – finanziandola le risorse del Recovery Fund – con una progressiva riduzione dello sgravio sui contributi previdenziali: la decontribuzione del 30% dovrebbe essere mantenuta fino al 2025, per poi passare al 20% fino al 2027, al 10% fino al 2029. La misura – prevista nel decreto Agosto, approvato ieri sera con la formula “salvo intese” – costerà circa 4,8 miliardi l’anno, e peserà sul 2020 per oltre 1,1 miliardo (1130 milioni di euro per la precisione). Si attende il via libera dell’Europa, ma fonti dell’esecutivo riferiscono di segnali positivi da Bruxelles, che ha posto tra le condizioni per l’assegnazione dei fondi proprio la ricomposizione delle fratture territoriali nei singoli Stati, obiettivo richiamato anche nel testo del provvedimento.

La misura, fortemente sostenuta dal ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, mira “a garantire la tutela dei livelli occupazionali” in “aree caratterizzate da grave situazioni di disagio socio-economico”, ed è riconosciuta a chi opera in “Regioni che nel 2018 presentavano un prodotto interno lordo pro capite inferiore al 75 per cento della media EU27 o comunque compreso tra il 75 per cento e il 90 per cento, e un tasso di occupazione inferiore alle media nazionale”. E questo è proprio il Sud. L’obiettivo è poi portare nel Mezzogiorno nuova imprenditoria privata, con un effetto rivitalizzante anche sulla piccola e media impresa locale. Ma perché il circuito diventi virtuoso, la dotazione infrastrutturale – l’alta velocità in primis – diventa essenziale.

«Ridurre il carico contributivo del 30% per tutti i lavoratori, notificando a Bruxelles un percorso che parte nell’ultimo trimestre 2020 ma che ha come obiettivo il prossimo decennio, rappresenta una svolta che porterà il Mezzogiorno, e tutte le aree in ritardo di sviluppo del Paese, al centro dell’agenda economica – ha affermato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia – Questa misura, unita all’impegno del governo di finanziare i livelli essenziali delle prestazioni attraverso le scelte che si faranno con il Recovery Fund, contribuirà concretamente alla riduzione delle diseguaglianze e ad attrarre investimenti nelle aree interne, di montagna e in tutto il Sud.

Quella del ministro Provenzano è una proposta di svolta che dovrebbe essere sostenuta da tutti i gruppi parlamentari, senza distinzioni politiche”. In realtà qualche “distinguo” è arrivato proprio dal Pd: Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, che si è detto «d’accordo sulla decontribuzione al Sud nel momento in cui dobbiamo aiutare il Meridione». «Ma – ha aggiunto – continuo a rivolgere un appello al governo: attenti che se si ferma il Nord del Paese, mentre deve ripartire il Sud e ci mancherebbe, è chiaro che sarebbe un problema gigantesco lo stesso perché qui si produce la metà del Pil. Teniamo insieme tutto». Peccato che in nome del Pil del Nord – e di questa logica che ha dato forma e sostanza a scelte operate in seno alla Conferenza Stato Regioni, di cui Bonaccini è presidente – sono state sacrificati il reddito dei cittadini del Mezzogiorno ridottosi alla metà di quello del Centro Nord.

Nel Mezzogiorno la fiscalità di vantaggio era una misura attesa da tempo, edè considerata più che mai provvidenziale ora che l’emergenza economica e sociale provocata dal Covid ha portato le imprese allo stremo. “I nostri territori sono stati meno colpiti dal Coronavirus ma siamo i più fragili, e non abbiamo gli anticorpi per uscire da questa crisi – ha sottolineato Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo e di Terziario Donna a livello nazionale – Oltre che con i danni subiti pari a tre mesi fi fatturato perduto, dobbiamo anche fare i conti con una riduzione epocale dei consumi. Un imprenditore attento riduce i costi fissi più alti, che sono quelli del lavoro. Questa misura è importante perché agisce immediatamente in maniera bilaterale, a salvaguardia delle imprese e dei posti di lavoro su cui in autunno avremo delle conseguenze apocalittiche».

Secondo Di Dio, poi, rappresenta un’opportunità anche per trattenere sul territorio tanti giovani che il Covid ha riportato al Sud. «Può stimolare l’autoimprenditorialità da parte dei tanti che il Covid ha riportato nei territori d’origine, dal Nord ma anche dall’estero, perché è chiaro che il costo del lavoro è il primo scoglio da superare».

Per Francesco Napoli, vicepresidente di Confapi nazionale e presidente della confederazione calabrese, ben venga la fiscalità di vantaggio che assume una rilevanza fondamentale in regioni in ritardo di sviluppo e con alti tassi di disoccupazione. «Ma da sola non basta – ha sostenuto – Deve essere legata a un piano di sviluppo complessivo che individui le priorità del Mezzogiorno d’Italia, dove in 10 anni gli investimenti sono stati dimezzati, e questa è una delle ragioni per cui il Paese è diviso in due». Tra le priorità Napoli ha indicato la riduzione della “distanza temporale” con il resto delPaese, attraverso l’alta velocità che arriva fino a Salerno, con treni che viaggiano a 280 Km/h e dopo si fermano a 170 Km/h. L’adeguamento della filiera logistica territoriale, in particolare l’intermodalità legata ai porti: «Ai nostri porti manca il cosiddetto ultimo miglio, ovvero quel pezzo di rete ferroviaria che consente di collegare i porti con il sistema ferroviario italiano».

«E’ una segnale che accogliamo con soddisfazione ma – ha avvertito – deve essere legato a un piano di investimenti pubblici che consenta anche ai privati di investire in questi territori creando un circolo virtuoso in grado di rimettere in moto anche la piccola e media impresa del territorio. Alla decontribuzione sul lavoro bisogna accompagnare gli investimenti perché un’azienda assume se ha commesse».

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