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Una ricostruzione simulata del Ponte

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Il primo e sinora unico ponte dello Stretto di Messina, seppure provvisorio, è stato realizzato, in base a quanto narra lo storico Strabone, per ordine del console romano Lucio Cecilio Metello nell’estate del 250 a.C., al fine di trasferire nel Continente 104 elefanti catturati dalle legioni romane ad Asdrubale nella battaglia di Palermo del 251 a.C.

Secondo Strabone, Lucio Cecilio Metello «radunate a Messina un gran numero di botti vuote le ha fatte disporre in linea sul mare legate a due a due in maniera che non potessero toccarsi o urtarsi. Sulle botti formò un passaggio di tavole coperte da terra e da altre materie e fissò parapetti di legno ai lati affinché gli elefanti non avessero a cascare in mare».

I “DUE DESERTI”

Un po’ più recentemente le posizioni erano che non bisognava collegare due deserti, come sosteneva l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, adesso esponente importante di Leu. La Sicilia, con 5 milioni di abitanti, 80 miliardi di Pil prodotto, e la Calabria, due milioni di abitanti e 26 miliardi di reddito prodotto. Realtà con più abitanti della Croazia o della Slovenia o della Finlandia o della Irlanda e poco meno della Grecia o del Portogallo o della Svezia o della Ungheria o dell’Austria, che certamente rappresentano un mercato perlomeno di consumo, erano a dire del giudice, un deserto.

Poi è stata la volta che si sarebbe costruito una cattedrale nel deserto, come diceva Giancarlo Cancelleri, appena nominato vice ministro alle Infrastrutture. O come Stefano Ciafani, ingegnere ambientale e presidente nazionale di Legambiente, ha dichiarato ieri.

Frasi fatte, ormai consumate dall’utilizzo. Anche se si può rispondere che in ogni caso comunque bisogna bonificare il deserto come hanno fatto ad Abu Dhabi, non costruire cattedrali o moschee.

Ma il clima è cambiato adesso: per Cancelleri ora il problema è il modo con cui le due sponde devono essere collegate. Evidentemente i due deserti (Sicilia e Calabria) sono stati bonificati in tempi rapidissimi. Legambiente è rimasta ferma, ma si sa, loro sono per congelare tutto il territorio.

Si è fatto comunque un grande passo avanti rispetto a quando parlare di attraversamento stabile significava provocare solo ironie facili. Il lavoro fatto finora anche dal nostro quotidiano per far capire che portare l’alta velocità fino a Palermo è un’esigenza improcrastinabile per un Paese che voglia mettere a regime un terzo del territorio e giocare un ruolo nel Mediterraneo è stato importante.

IL PROGETTO EUROPEO

Lo aveva capito bene l’Europa da tempo, tanto da aver individuato il corridoio Berlino-Palermo come progetto prioritario. Uno dei 30 progetti definiti nella decisione 884/2004/CE relativa agli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti.

L’asse, secondo la volontà europea, voleva rispondere alla crescente domanda di mobilità con lo scopo di spostare una buona quantità di traffico dalla strada al ferro, come modalità di trasporto alternativa, a vantaggio delle condizioni ambientali e della viabilità. Così l’Unione oltre 15 anni fa, con un unico errore: quello di aver individuato come destinazione finale Palermo.

DESTINAZIONE ORIENTE

In realtà il corridoio deve essere previsto fino ad Augusta, perché deve collegare Berlino con Augusta e Suez con Hong Kong, Singapore e Shengen, per poter evitare di far girare le maxi portacointainer, grandi quanti tre campi di calcio che portano 25.000 container che messi uno dietro l’altro coprono 150 chilometri, per tutto il Mediterraneo e l’Atlantico per farle arrivare a Rotterdam, dai Frugali molto furbi e bravi, che sui loro scali hanno investito creando migliaia di posti di lavoro,

Inquinando il mare nostrum, con rischi di incidenti esiziali, come ha sostenuto da tempo anche Svimez, che ha individuato nella rete dei trasporti un driver importante per lo sviluppo del Sud.

Le dichiarazione di Conte in realtà costituiscono un passo in avanti rispetto alle posizioni precedenti del governo, che affermava che prima bisognava completare l’infrastrutturazione del territorio, che voleva dire completare l’alta velocità vera, non quella farlocca da 150 chilometri l’ora, da Salerno ad Augusta. Perché in realtà Conte afferma l’esigenza di costruire un attraversamento stabile, ma anche ottocento chilometri di alta velocità, che se i costi saranno quelli di quella già costruita tra Milano e Roma e Venezia, per citare solo alcune tratte, equivarranno a 40 miliardi di euro, che ovviamente si distribuiranno nel 4- 5 anni necessari, ad essere ottimisti. Tempi nei quali anche l’attraversamento stabile potrebbe essere pronto.

Questa è la visione giusta del ponte che è stata proposta anche da Dario Franceschini del Pd e da Davide Faraone di Italia viva e le affermazioni del presidente danno la sensazione che in realtà si è messa sul piatto l’ipotesi anche se negandola: «Non posso dire faremo il ponte sullo Stretto, non ci sono i presupposti – aveva affermato – dobbiamo prima realizzare l’alta velocità di rete in tutta la Calabria e poi in Sicilia, ma dobbiamo porci il problema di questo collegamento. Sullo Stretto dobbiamo pensare a un miracolo di ingegneria. Una struttura ecosostenibile, leggera, che tuteli l’ambiente, anche sottomarina».

SE NON ORA, QUANDO?

Quindi da un lato nega la costruzione, ma in poche ore la dichiarazione della ministra Paola De Micheli rilasciata all’Ansa è senza giri di parole: «Presenteremo la nostra proposta in sede di Recovery Fund per completare il collegamento tra Messina e Reggio Calabria. Abbiamo avuto una idea – ha spiegato De Micheli – da parte di un gruppo di ingegneri che ci ha sottoposto questa ipotesi del tunnel sottomarino al posto del ponte sullo Stretto di Messina».

Quindi sembrerebbe superata la dichiarazione di Giuseppe Conte : «Non ci sono i presupposti» se si presenterà una proposta sebbene per il tunnel per il Recovery Fund.

In realtà sembra un gioco delle parti. Necessario in politica, per evitare la caduta del governo, perché i contrari devono avere il tempo di cambiare posizione e spiegarlo ai propri elettori, perché il tunnel è un progetto escluso da tutte le ricerche serie fatte in questi anni, quindi a breve si vedrà l’impossibilità di adottare questa soluzione e nel frattempo i contrari saranno più morbidi e potranno dire che non si può fare altro e si ritornerà all’unico progetto serio, peraltro finanziato anche dall’Unione, cantieriabile, bellissimo anche esteticamente, che potrebbe rappresentare anche una grande attrazione turistica, oltre che costituire un avanzamento importante per la nostra ingegneria costruttistica di ponti da utilizzare nel mondo.

«Se non ora quando?» dice il movimento “Rete Civica” che ha organizzato il flash mob a favore a Messina. Se ne facciano una ragione i contrari: non si può tornare alle carrozze, anche se più belle, forse, di un treno che sfreccia a 500 all’ora.

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