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Il Governo Conte tra i banchi del Senato

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Nelle scorse ore si sono accumulate pagine e pagine sull’impatto istituzionale della tornata elettorale e referendaria, ma ben poche parole sono state spese sugli effetti che gli esiti delle urne chiusesi lunedì scorso avranno sull’economia italiana. A prima vista i risultati elettorali dovrebbero rendere più stabile l’economia dato che il governo ne esce rafforzato, consolidando sia Conte che il Partito Democratico che risultano oggi i pilastri di un governo altrimenti abbandonato ai conflitti interni e alle inesperienze – ed anche incompetenze – dei 5Stelle.

Non di meno proprio il combinato disposto del referendum e delle regionali ci consegnano un Parlamento, che esce non solo ridimensionato, ma anche delegittimato dall’ultima battaglia del Movimento grillino , che però in questo Parlamento è il partito di maggioranza relativa con una rappresentanza che non ha più riscontro nel paese reale. Lontananza dal paese, ostentazione di privilegi di casta, attaccamento allo scranno erano i mali che il grillismo voleva combattere ed oggi – in un evidente contrappasso -sono la malattia che sta portando ad una rapida senescenza un movimento che estratto dal cilindro del mago Grillo era giunto a controllare la vita politica e dunque economica del paese.

Oggi i parlamentari della vasta truppa allo sbando del grillismo, chiusa in quel parlamento che il loro mentore voleva “aprire come una scatola di tonno”, debbono fare i conti con i risultati delle loro stesse scelte e quindi che ben pochi di loro torneranno a sedere a Montecitorio e a Palazzo Madama. Questo determinerà un’instabilità istituzionale che non potrà essere compensata dalla spinta dell’esecutivo a sostituirsi al potere legislativo, abusando ancor più del potere di decretazione che da arma d’urgenza è divenuto strumento programmato di normazione.

Questa fragilità parlamentare e la tendenza a spostare nel governo questa labilità di visione può divenire un fattore di instabilità molto pericolosa in una fase in cui l’economia ha bisogno di certezze. Tre infatti sono gli interventi che l’economia si aspetta per incamminarsi su un sentiero di ripresa, che possa essere sostenuto effettivamente da fondi europei, che bisogna poter acquisire sulla base di una azione di governo di lungo periodo, che vada oltre l’emergenza COVID, ma anche oltre la progressiva frantumazione del movimento grillino.

Innanzitutto vi è il piano di opere pubbliche, di cui da tempo abbiamo necessità per rendere il paese unito ed egualmente efficiente, a cominciare dalle ferrovie, che debbono poter consegnare una alta velocità che vada oltre Salerno – e che oggi non raggiunge neppure la Eboli di Carlo Levi. Ricordo che una Città come Matera, divenuta simbolo della rinascita del Sud, non è di fatto raggiungibile via treno. Anche in questo caso 100 progetti non fanno un Piano e quindi è ora di presentare un piano organico sulle opere pubbliche che coprano egualmente tutto il paese. Un discorso a parte deve essere comunque avanzato per la rete di connessione, dato che il salto dal 3G al 4G è stato così faticoso, tanto da rendere ancor più marginali intere aree del paese già periferiche, occorre che il passaggio al 5G sia garantito finora a tutti per evitare che ancora una volta il paese sia diviso da una nuova transizione tecnologica.

Il secondo piano necessario riguarda la scuola, l’educazione, la formazione professionale, di cui tanto abbiamo scritto. Il livello di istruzione del paese non è sufficiente per garantire una ripresa dello sviluppo, in particolare laddove c’è n’è più bisogno cioè al Sud. senza un investimento in strutture scolastiche e persone preparate non vi è possibilità di attivare quel circuito virtuoso che predisponendo competenze adeguate riesce ad attivare un nuovo ciclo di investimenti anche nel Mezzogiorno.
Infine bisogna accompagnare le imprese verso una rapida transizione digitale e verde, secondo le indicazioni chiaramente definite dalla Unione europea. La possibilità di sostenere una nuova crescita richiede imprese in grado di utilizzare al meglio le nuove tecnologie e quindi offrire nuovi prodotti e beni in un mercato, che nel momento in cui si riapriranno gli scambi vorrà beni e servizi diversi dal passato, più personalizzati e più sostenibili e quindi a più alto valore aggiunto. Anche in questo caso è l’ora di espandere l’area della innovazione industriale verso il Sud per poter contare su una dimensione di sistema che oggi manca. Quindi una politica delle opere pubbliche, una politica dell’educazione e una politica industriale. Questo chiede l’economia per rialzarsi, ridurre la disoccupazione e ripagare il debito che stiamo continuando ad accumulare ed a lasciare a quegli stessi giovani che oggi continuano in larga parte a cercare un lavoro.

Per questo occorre però una capacità di azione, che ha bisogno di una stabilità istituzionale, che possa portare avanti riforme di sistema e progetti d’impresa di grande rilievo. Per questo diviene assolutamente necessario un chiarimento politico, che si deve svolgere nei prossimi giorni, per capire se questi risultati elettorali saranno preludio di una stagione di crescita o una fase di ulteriore incertezza.

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