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Giuseppe Conte

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La «potenza di fuoco» (copyright Giuseppe Conte) messa in campo del governo per arginare la crisi economica scatenata dal Covid 19 non è ancora andata a segno quando la seconda ondata della pandemia torna a far tremare la terra sotto i piedi di imprenditori piccoli e grandi e lavoratori che stavano faticosamente rimettendo a posto i tasselli delle loro attività e vite. Con la conseguente necessità per l’esecutivo di individuare nuovi interventi per “tamponare” le ricadute di un’eventuale nuova, seppur limitata, stretta alle attività economica. O almeno accelerare l’iter attuativo delle “vecchie” misure previste dai decreti varati per fronteggiare l’emergenza: molte sono ferme al via perché per loro quello che viene definito il “secondo tempo” non è mai partito. Ovvero molti dei decreti attuativi che definiscono gli aspetti tecnici, pratici e burocratici essenziali per applicare i provvedimenti sono ancora tutti da scrivere.

Interventi e risorse restano così al palo, come non ha mancato di sottolineare Confindustria, appena un paio di giorni fa, nel rapporto d’autunno del suo Centro studi in cui si sostiene che ad oggi sono stati effettivamente utilizzati circa 76,8 miliardi dei 100 miliardi messi in campo dal governo per riequilibrare l’impatto devastante sull’economia del Coronavirus: all’appello mancherebbero ancora 23 miliardi rispetto a quanto indicato nei documenti di accompagnamento dei decreti, «riconducibile alla prudenza con cui ha correttamente operato il governo nelle quantificazioni», dicono gli economisti di viale dell’Astronomia che però non escludono anche il fattore burocratico: «Non è da escludere – scrivono – anche la farraginosità dei provvedimenti adottati e le difficoltà di implementazione che possono incidere sull’effettiva erogazione delle risorse». In effetti, solo considerando i principali provvedimenti varati dall’esecutivo per sostenere il sistema economico nell’emergenza Covid, secondo il monitoraggio dell’Ufficio per il programma di Governo della Presidenza del Consiglio dei ministri, sono 177 i decreti attuativi ancora pagina bianca sui 254 previsti. Considerando l’intera produzione normativa del Conte 2, in lista d’attesa ne compaiono 439 su 585.

Il decreto Agosto – che porta con sé uno scostamento di bilancio da 25 miliardi per finanziare la ripartenza, in attesa dei fondi del Recovery fund – è diventato legge lunedì – a un giorno dalla scadenza -, con il via libera della Camera dei deputati dove è arrivato con 165 articoli, 50 in più rispetto ai 115 iniziali, con il conseguente aumento dei decreti attuativi necessari per rendere operativi gli interventi: l’Ufficio per il programma del Governo ne conta ancora 37, di cui uno solo adottato: i dipendenti delle associazioni sportive costrette a chiudere i battenti per il Covid sanno a chi rivolgersi per chiedere l’assegno di indennità. Per molti provvedimenti i termini sono già scaduti, mentre, ad esempio, entro oggi occorreva definire le modalità di accesso al Fondo per la tutela del patrimonio culturale e per lo spettacolo, un settore quest’ultimo che sta provando a rialzarsi e che l’impennata dei contagi rischia di far ripiombare nel baratro. Tutto da disegnare il riassetto di Sace.

Per il decreto Rilancio, invece, vantano l’etichetta “adottato” solo 52 decreti attuativi su 137. Niente di fatto per il decreto attuativo cui erano delegata la definizione dei termini e dei criteri per “l’afflusso delle disponibilità economiche dei contribuenti, che intendano investire i loro risparmi a sostegno della crescita dell’economia reale, al Patrimonio Destinato”, restano da definire le modalità per l’erogazione dei contributi a fondo perduto, per massimo 5 milioni di euro per il 2020, alle imprese dei settori ricreativo e dell’intrattenimento o quelle con cui Invitalia è chiamata a gestire le misure a carattere mutualistico a favore delle Pmi.

Sono pagina bianca tutti i 38 provvedimenti previsti per il dl Semplificazioni: dalle linee guida per classificazione del rischio per la sicurezza di ponti, viadotti, cavalcavia e gallerie lungo le infrastrutture gestite da Anas; alle indicazioni sui progetti e le opere necessarie per l’attuazione del Piano nazionale integrato per l’energia e il Clima (Pniec) e per la nomina dei componenti della Commissione tecnica cui spetta la valutazione ambientale dei progetti.

Sono otto su otto i provvedimenti mancanti del decreto Liquidità, tra cui quello relativo ai termini per il rilascio da parte di Sace delle garanzie statali alle banche per finanziamenti alle imprese con sede in Italia, entro l’importo complessivo massimo di 200 miliardi, mentre per il decreto Cura Italia, varato a marzo, nel pieno dell’emergenza, restano da scrivere ancora 10 provvedimenti su 34.

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