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Un mercatino di Natale

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Nove mesi  di Covid che hanno cambiato il mondo. Mentre si preannuncia un Natale magro per i consumatori e gli agricoltori. Sembra un racconto d’altri tempi il bilancio delle festività natalizie 2019. Con il record  storico del made in Italy alimentare sulle tavole nazionali ed estere. Un tripudio di spumanti, vini, dolci, formaggi, salumi e pasta, rigorosamente contrassegnati dal tricolore per un fatturato, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati Istat, di oltre 3,5 miliardi in crescita del 7% sull’anno precedente. Una spesa sostenuta da pranzi e cenoni fuori casa, ma anche dagli acquisti di delicatezze alimentari da regalare. Il cibo rappresentava infatti il 28% del  budget  per le feste natalizie “normali”, al secondo posto dopo i regali e prima dei viaggi e dei divertimenti.

Oggi invece con lo spettro del lockdown nelle festività  un’analisi Coldiretti/Ixè prevede  un buco di circa 4 miliardi per un Natale senza turisti solo per le mancate spese degli oltre 10 milioni di italiani che lo scorso anno hanno trascorso le festività fuori casa.

Per ora è solo un allarme. Ma i segnali di questi giorni sembrano portare dritto alla chiusura. Sull’onda dell’impennata della curva dei contagi, uno dopo l’altro, i governatori da Nord a Sud (Milano e Napoli apripista) stanno facendo scattare il coprifuoco con lo stop anticipato  di ristoranti, bar, pizzerie e pub. Sono stati già cancellati anche mercatini natalizi, fiere e sagre. Solo per queste ultime  la perdita è calcolata in circa 900 milioni.  Si tratta infatti di luoghi dove il cibo è per tradizione l’ospite privilegiato. A essere particolarmente danneggiati sono i piccoli borghi spesso nelle zone interne del Sud  dai quali proviene oltre il 90% dei prodotti tipici che consentono di garantire il presidio dei territori.

 Per il settore agroalimentare dunque si preannunciano mesi durissimi e senza neppure la speranza di un recupero trainato dalle festività così come è accaduto, per esempio, anche se in maniera molto soft, con le vacanze estive. Un danno che rischia di  aggravare il buco di circa 23 miliardi  registrato nei conti turistici nazionali per il calo delle presenze italiane e l’assenza praticamente totale degli stranieri. In ginocchio alberghi, ristoranti, agriturismi, negozi, ma una bolletta pesante anche a carico dell’agroalimentare  che rappresenta un terzo della spesa dei turisti nazionali e stranieri. Anche se la pandemia, con la spinta dello smart working,  ha fatto riscoprire la cucina casalinga gli acquisti di prodotti alimentari per i pranzi in famiglia non compensano le perdite del più ricco canale Horeca che veicola vini e oli di qualità eccellenti  che spuntano prezzi più elevati rispetto, per esempi, a due euro per le bottiglie di olio di dubbia provenienza  in vendita sugli scaffali dei supermercati. E così per un paniere di altri prodotti, dai formaggi gourmet ai salumi fino alla frutta e al pesce. E se la pasta italiana continua a resistere e, secondo il report pubblicato ieri dall’Ismea, nei  primi 8 mesi dell’anno ha segnato un balzo del 30% dell’export sullo stesso periodo del 2019, per il vino è stata una debacle sui mercati interno ed esteri. Anche per effetto dei ristoranti sbarrati anche fuori dai confini con un lockdown  già in vigore dalla Francia alla Spagna.

Il governo prova a correre ai ripari e infatti sarà  operativo a giorni (dopo il via libera ottenuto dalla Conferenza Stato-Regioni) il bonus di filiera destinato alle imprese che acquistano prodotti  agricoli e alimentari, compresi quelli a marchio Dop e Igp,  che  valorizzano le eccellenze  territoriali. Con il decreto Agosto è stato destinato un budget di 600 milioni  per un contributo che va dai mille ai 10mila euro a favore di  tutte le strutture della ristorazione compresi  gli agriturismi e i catering che somministrano alimenti e che abbiano registrato un calo del fatturato. Un modo per sostenere una categoria fortemente provata dal crollo del 40% dei consumi fuori casa e per  dare un sostegno all’agricoltura che fornisce la materia prima da portare in tavola. E con una economia che sta correndo verso il tracollo il Paese deve attrezzarsi ad affrontare anche l’emergenza povertà destinata a crescere. Un allarme lanciato dalla Caritas nel rapporto Povertà sugli effetti del Covid sulle necessità alimentari.  Per questo Coldiretti ha chiesto di accelerare i bandi per gli aiuti agli indigenti che possono contare su un finanziamento di 300 milioni per acquistare  cibi e bevande italiani di qualità  da distribuire ai poveri, un esercito di quasi tre milioni di  persone. «Si tratta di un primo intervento urgente – ha spiegato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini- per fare fronte alle crescenti richieste di aiuto che vengono dagli Enti impegnati nel volontariato come  la Caritas e, allo stesso tempo, per  sostenere il lavoro e l’economia del sistema agroalimentare tricolore duramente colpito dalle difficoltà delle esportazioni e della ristorazione in grave crisi». 

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