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Dalla conferma della fiscalità di vantaggio al 30% fino all’esonero contributivo al 100% sulle assunzioni degli under 35 e di donne disoccupate. Dai 2.800 nuovi posti a tempo nella Pa per la gestione delle politiche di coesione alla proroga del credito d’imposta per gli investimenti e le attività di ricerca e sviluppo, fino alla creazione di ecosistemi per l’innovazione: sono alcuni degli interventi del “capitolo” Sud previsti dalla legge di bilancio per il 2021, ieri approvata al suo secondo passaggio in Consiglio dei ministri a poco meno di un mese dal suo primo varo “salvo intese”.

La manovra da oltre 38 miliardi mantiene la decontribuzione del 30% su tutti i contratti di lavoro dipendente, nuovi e in corso, sottoscritti nelle regioni del Mezzogiorno, prevista dal decreto Agosto e inaugurata lo scorso primo ottobre, estendendola fino al 2029, con una progressiva riduzione: il taglio sui contributi sarà del 30% fino alla fine del 2025, per poi passare al 20% per il 2026 e il 2027, al 10% per gli ultimi due anni. Fino a giugno di quest’anno, l’agevolazione rientra nell’ambito del Quadro Temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’emergenza sanitaria. Per portarla avanti serve l’autorizzazione della Commissione europea: il confronto è stato avviato.

Del resto, un intervento con un respiro più corto potrebbe giusto rinviare la decisione dei licenziamenti, mentre “un orizzonte temporale più ampio permetterebbe, invece, una pianificazione più efficace delle scelte di investimento e riorganizzazione delle imprese, agevolando al contempo l’emersione di posizioni di lavoro irregolare”. A livello nazionale è previsto, poi, un esonero contributivo del 100% sulle assunzioni degli under 35 per 3 anni – nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui – che diventano 4 nelle regioni meridionali che beneficeranno anche di uno sgravio al 100% per l’assunzione di donne disoccupate, che sull’intero Paese riguarda, invece, le imprese che assumono disoccupate da almeno due anni.

Per “rigenerare” la pubblica amministrazione – il cui ruolo è cruciale nell’uso efficiente dei fondi della politica di coesione che sconta al pari degli altri settori il calo dell’occupazione e l’ “invecchiamento” delle professionalità, per età e competenze – la manovra “promette” 2.800 assunzioni di personale non dirigenziale con contratto a tempo determinato – a decorrere dal primo gennaio 2021 – in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia. Andranno a rafforzare le amministrazioni che ricoprono ruoli di coordinamento, gestione e utilizzazione dei fondi della coesione, con oneri a carico degli stessi fondi strutturali europei e una selezione affidata ai concorsi, “al fine di garantire la definizione e l’attuazione degli interventi previsti dalla politica di coesione comunitaria e nazionale per i cicli di programmazione 2014-2020 e 2021-2027”. La spesa massima ammessa è di 126 milioni annui per il 2021-2023, di durata corrispondente ai programmi operativi complementari e comunque non superiore a 36 mesi. Intanto, dopo i ritardi nell’utilizzo dei fondi strutturali, il Paese sembra aver riacquistato la capacità di spesa, come ha ricordato di recente lo stesso ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, in una recente audizione, a proposito del ciclo 2014-2020, portando a conferma dell’ “apprezzabile miglioramento” una crescita di impegni tra febbraio e agosto che vale 3 miliardi.

La manovra ha inoltre disposto una prima tranche di 50 miliardi a favore del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2021-2027 – che dovrebbero arrivare a raggiungere quota 73,5 miliardi, di cui l’80% destinato al Mezzogiorno, e il 20% al Centro-Nord (4 miliardi nel 2021, 5 dal 2022 al 2029 e 6 per il 2030).

Il sostegno della competitività dei territori del Mezzogiorno si affida alla costituzione di Ecosistemi dell’innovazione, attraverso la riqualificazione o la creazione di infrastrutture materiali e immateriali per lo svolgimento di attività di formazione, ricerca multidisciplinare e creazione di impresa, con la collaborazione di università, enti di ricerca, imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni del terzo settore». La “dote” è di 50 milioni rispettivamente per il 2021, 2022 e 2023, a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione per il ciclo di programmazione 2021-27, sui fondi strutturali europei per il ciclo di programmazione 2021-27 e “ulteriori risorse assegnate all’Italia nel contesto delle decisioni assunte dal Consiglio Europeo del 17-21 luglio 2021”, ovvero sul Recovery Fund.

Viene, poi, prorogato al 31 dicembre 2022 il credito d’imposta per gli investimenti nelle regioni del Sud, mentre per le attività di ricerca e sviluppo viene inserita per il 2021-22 la possibilità di usufruire di un bonus fiscale pari al 25% per le imprese con almeno 250 dipendenti, un fatturato di almeno 50 milioni o un totale di bilancio di almeno 43 milioni. Il credito sale al 35% per le imprese che danno lavoro ad almeno 50 persone, abbiano un fatturato annuo di almeno 10 milioni, e al 45% per le piccole imprese che occupano meno di 50 dipendenti e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni. Completa il “capitolo” Sud, un fondo da 30 milioni per i comuni marginali colpiti dallo spopolamento.

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