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La sede del Consiglio superiore della magistratura

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Prima Luca Palamara, adesso Pietro Amara. Il primo da alcuni mesi ex magistrato ed ex presidente dell’associazione Nazionale magistrati ed ex consigliere del cosiddetto Consiglio Superiore della Magistratura, il secondo avvocato noto e potente nelle alte sfere dell’imprenditoria, ex avvocato esterno dell’Eni, indagato e condannato a 2 anni e 8 mesi.

Un avvocato che è al centro di intrighi ancora non chiariti e che hanno, hanno fatto diventare “Maramaldo” (che uccise il condottiero Fiorentino già morente Francesco Ferruccio intorno al 1500) l’organo supremo della magistratura italiana già ferita a morte dalle rivelazioni di Luca Palamara ai magistrati di Perugia e nel libro “Il Sistema” (scritto con Alessandro Sallusti) e adesso agonizzante con la diffusione dei verbali con le dichiarazioni di Pietro Amara  dichiarazioni rese ai pm di Milano.

Dichiarazioni (vere o false ancora non è stato chiarito) che hanno provocato un altro terremoto nella già agonizzante magistratura italiana e, soprattutto dentro il Csm che ancora una volta viene travolta da scandali e che fino ad ora scandalosamente è sopravvissuto alle bufere che l’hanno investito.

Al centro di questo ennesimo tsunami che ha colpito il consiglio superiore della magistratura sono i verbali di interrogatorio che tra la fine del 2019 ed i primi mesi del 2020 Pietro Amara ha reso ai magistrati di Milano.

Verbali e dichiarazioni esplosive ancora al vaglio di chi indaga e coperte dal cosiddetto segreto istruttorio che tra la l’ottobre del 2020 e i primi mesi del 2021 sono stati recapitati anonimamente a tre giornali, ad Antonio Massari de il Fatto Quotidiano, ad Emiliano Fittipaldi de il Domani, a Liliana Milella di Repubblica.  Il Fatto Quotidiano e Repubblica hanno ritenuto, con varie motivazioni (condivisibili o meno) di non pubblicare nulla, informando le procure di Milano e Roma mentre il Domani, nei giorni scorsi ha pubblicato alcuni stralci che tirano in ballo l’ex premier Giuseppe Conte. Ma non solo ai giornali.

I verbali “secretati” sono finiti anche nelle mani di due magistrati del Csm, Nino Di Matteo e Piercamillo Davigo (adesso in pensione). Quest’ultimo ha anche informato il Quirinale quindi anche Mattarella conosce i verbali devastanti di Pietro Amara. Nino Di Matteo ha invece informato ufficialmente mercoledì scorso il Consiglio Superiore della magistratura dopo che aveva informato anche il procuratore di Perugia Raffaele Cantone che ha giurisdizione sulla posizione dei magistrati romani coinvolti a vario titolo in inchieste. Di Matteo ha anche aggiunto che nei verbali di Amara ci sono “riferimenti calunniosi” ad un membro del Consiglio Superiore della Magistratura.

Il riferimento è al componente del Csm Sebastiano Ardita che secondo Amara farebbe parte di una loggia massonica “Ungheria”. Ardita ha già parlato con i colleghi di Perugia e con dati di fatto ha smentito le affermazioni di Piero Amara.

Tra gli obiettivi della “Ungheria”, sulla quale ora sta indagando la procura di Perugia, anche quella di condizionare le nomine in magistratura. Una loggia che coinvolgerebbe secondo Amara personaggi più importanti di molti settori della vita pubblica. Si va dai vertici di alcune forze dell’ordine di oggi e ieri ad altissimi prelati in carica e usciti di scena, dai livelli apicali della magistratura amministrativa e ordinaria a quelli della politica recente. Ma chi e perché ha fatto uscire e circolare quei verbali secretati? Due procure indagano, una è quella di Roma l’altra è quella di Perugia.

E qua viene il bello che fa diventare questa vicenda ancora più ingarbugliata, quasi una spy store. A spedirli, secondo la procura di Roma, è stata Marcella Contrafatto impiegata del Csm nella segreteria dell’allora consigliere Davigo, ora indagata per calunnia.

Nei giorni scorsi la casa e l’ufficio della “Postina” Marcella Contrafatto è stata perquisita dalla Guardia di Finanza. Nel suo computer sono state trovate copie degli atti spediti. Palazzo dei Marescialli ha sospeso l’impiegata, che dopo il pensionamento di Davigo lavorava nella segreteria del consigliere laico Fulvio Gigliotti. Ma perché l’ex segretaria di Piercamillo Davigo recapitava ai giornali i verbali di Amara? Per conto di chi faceva da postina? Interrogata dai pm, Contraffatto si è avvalsa della facoltà di non rispondere.  

Amara, come Palamara, ha fatto i nomi di alcuni magistrati che si sarebbero rivolti a lui per ottenere promozioni. Vero falso? Quel che è certo è che i verbali con le esplosive dichiarazioni di Piero Amara, ancora tutte da verificare, sono usciti dagli uffici del Consiglio Superiore della Magistratura dove erano stati portati dal pm di Milano Paolo Storari che li aveva consegnati a Pier Camillo Davigo, una consegna che era anche un atto d’accusa nei confronti dei vertici della Procura di Milano che, secondo Storari, non sarebbero stati molto interessati alla sua inchiesta. Insomma dentro questa ingarbugliata storia che coinvolge Amara ci sono anche intrighi interni alle procure.

E, sia pure tardivamente, sulla vicenda interviene anche il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi (citato nel libro di Palamara con il quale si era incontrato chiedendo anche lui un favore) e che nei mesi scorsi ha fatto una circolare sostenendo che “autopromorsi”, cioè chiedendo un intervento di Palamara in suo favore, non è illecito né reato. Non solo non ha mai risposto agli oltre cento magistrati che gli hanno chiesto conto e ragione del suo comportamento chiedendone anche le sue dimissioni se non avesse “chiarito”.

Adesso l’autorevole magistrato Giovanni Salvi interviene sulla vicenda di Piero Amara affermando: “Nella tarda primavera dell’anno passato, il consigliere Piercamillo Davigo mi disse che vi erano contrasti nella Procura di Milano circa un fascicolo molto delicato (i verbali di Amara appunto, ndr), che riguardava anche altre procure e che – a dire di un sostituto – rimaneva fermo; nessun riferimento fu fatto a copie di atti. Informai immediatamente il Procuratore della Repubblica di Milano. In un colloquio avvenuto nei giorni successivi nel mio ufficio, il 16 giugno, il dr. Greco (capo della Procura di Milano, ndr) mi informò per grandi linee della situazione e delle iniziative assunte. Si convenne sulla opportunità di coordinamento con le Procure di Roma e Perugia. Il coordinamento fu avviato immediatamente e risultò proficuo. Né io né il mio ufficio abbiamo mai avuto conoscenza della disponibilità da parte del Consigliere Davigo o di altri di copie di verbali di interrogatorio resi da Piero Amara alla Procura di Milano. Di ciò ho appreso solo a seguito delle indagini delle Procure interessate e della conseguente perquisizione nell’ufficio di una funzionaria amministrativa. Si tratta di per sé di una grave violazione dei doveri del magistrato, ancor più grave se la diffusione anonima dei verbali fosse da ascriversi alla medesima provenienza. Non appena pervenuti gli atti necessari da parte delle Procure competenti, la Procura generale valuterà le iniziative disciplinari conseguenti alla violazione del segreto, per la parte di sua spettanza”. 

Il finale del comunicato di Giovanni Salvi è un vero e proprio atto d’accusa nei confronti di suoi colleghi che gettano benzina sul fuoco e che alimenteranno se ce n’era bisogno, altre polemiche. Insomma il caso è tutt’altro che concluso. Le dichiarazioni di Amara hanno scatenato e scateneranno un ennesimo putiferio giudiziario. Chissà come finirà.


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