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L'aggressione alla sede nazionale della Cgil

Tempo di lettura 5 Minuti

L’AGGRESSIONE alla sede nazionale della Cgil è un episodio gravissimo, eversivo, che merita quella solenne risposta democratica che verrà data sabato prossimo a Roma. Peraltro, l’assalto alla palazzina rosa salmone di Corso d’Italia ha rappresentato un episodio di quel “sabato da cani”, compiuto da una scheggia dei cortei che hanno messo a soqquadro il centro della Capitale con l’obiettivo di “sfondare’’ Palazzo Chigi o la Camera dei deputati.

La manovra è stata per fortuna sventata dalle Forze dell’ordine con maggiore determinazione di quella riscontrata davanti allo stabile di Corso d’Italia.

CHI FA DAVVERO PAURA

Di fronte a fatti così preoccupanti occorre evitare, prima di tutto, di sbagliare analisi. Nessuno piangerà se il governo vorrà sciogliere Forza nuova e gli altri gruppuscoli parafascisti, i cui caporioni – lo abbiamo visto sui video girati sui social – hanno compiuto “l’impresa” di sabato scorso.

Ma il ruolo dei neofascisti se messo a confronto col movimento dei “No vax” ricorda la storiella di quel topo di campagna che viene sorpreso da un altro ratto suo amico mentre partecipa a una scorribanda di elefanti imbizzarriti e gli domanda: «Che stai a fa’ lì in mezzo?». Il topo interpellato gli risponde gagliardamente: «Stamo a fa’ ‘n casino!».

A incutere paura non sono i fascisti rei confessi, ma i “No vax” nel loro insieme. Si sono fatti paragoni, in queste ore, che non reggono al giudizio della storia. L’assalto alla Cgil ha ben poco da spartire con le devastazioni delle squadracce fasciste (nei primi anni ’20 del secolo scorso) delle Camere del lavoro, delle leghe di braccianti, delle cooperative di consumo e delle redazioni dell’Avanti!.

Non serve andare così indietro: basta riportare la moviola della cronaca alle violenze dei gilet gialli o addirittura all’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio scorso. La principale differenza tra i due eventi è rappresentata dal fatto che a Roma nessun aggressore indossava una pelle di bufalo sormontata da corna. Anziché colori di battaglia sul volto si potevano osservare dei veri e propri ricami tatuati sulle braccia e i dorsi. Ma la dottrina è la stessa. Il QAnon crede nell’azione del Deep State: una congiura mondiale contro Donald Trump di cui è protagonista una congrega di pedofili.

Tutto inventato, naturalmente, ma è sufficiente che la trama oscura venga propagandata all’infinito sui social per diventare – come si dice adesso – virale. I nostri “No vax” rimangono confinati nella logica della congiura dei poteri forti in connessione con Big Pharma, al solo scopo sia di fare profitti sia di determinare il “Grande Reset” che per avere il controllo degli esseri umani attraverso l’uso delle tecnologie.

LA STRATEGIA DELLE FAVOLE VIRALI

In queste ore tutto l’impegno della “Anonima No vax” è profuso a dimostrare che, in verità, a provocare il caos sono stati degli agenti provocatori e dei poliziotti travestiti. C’è un video che circola sui social che mostra persino il volto dei questurini che si sarebbero infiltrati nel gruppo dei facinorosi che provano di rovesciare un furgone della polizia: il video ha ricevuto 183.791 visualizzazioni e 2.500 “mi piace’’ il 10 ottobre.

Tutti abbiamo visto che una squadra di agenti in tutta antisommossa è arrivata sul posto quando ormai la porta era stata sfondata e si è fatta largo per entrare. La versione che circola è un’altra: i manifestanti avrebbero trovato dentro la sede la polizia ad aspettarli, come se fosse stata preparata un’imboscata. In sostanza, gli agenti provocatori li avrebbero condotti alla sede della Cgil al solo scopo di tendere loro una trappola, una volta entrati nell’edificio.

In fondo questo è un gioco da ragazzi per chi è stato capace di impostare una congiura che ha coinvolto miliardi di vaccinati, i quali non si sono accorti che milioni di infermieri, tutti arruolati nella trama oscura, iniettavano loro sottopelle, col pretesto della vaccinazione, un microchip con il quale la “Spectre” si sarebbe impadronita della loro volontà.

Che sia in corso, a livello di massa, un autolavaggio del cervello non serve chiederlo alla casalinga di Voghera quando un massmediologo come Carlo Freccero evoca in pubblico il “Grande Reset’’ che passerebbe attraverso la certificazione verde. Quando il saggio in testa alle vendite è “Eresia’’ di Massimo Citro Della Riva che è divenuto una nuova edizione dei “Protocolli dei Savi di Sion’’.

Come si spiega che l’utilizzo di un medicinale per cavalli – autorizzato, pare, per curare la rogna degli esseri umani – sia assunto con minori dubbi di un vaccino sperimentato e raccomandato dalla comunità scientifica, se non in forza di una regressione culturale verso i pregiudizi, la stregoneria, il malocchio e i filtri d’amore?

È evidente che il movimento ha una sua “intelligenza strategica’’ che passa tramite la rete. Esiste un enorme problema di comunicazione. È totalmente assente un’informazione di carattere istituzionale che spieghi i motivi delle scelte compiute. Adesso questa funzione la svolgono i social; e i talk show, convocando, come se dovesse essere garantita l’imparzialità, i Pro e i No vax. Lo spettacolo deve proseguire.

DIFFICOLTÀ SOTTOVALUTATE

Ma consegnare il modo di formarsi di un’opinione alle “corride’’ televisive è una cosa priva di senso. Tanto più che i No vax possono giocare anche nel campo avverso, sottolineando i limiti, le difficoltà e le contraddizioni (praticamente inevitabili) della campagna di vaccinazione.

Poi, in vista del 15 ottobre, emergono difficoltà sottovalutate. Le aziende temono di dover gestire un numero di lavoratori ostili alla vaccinazione superiore a ogni previsione e quindi di essere costrette a fare fronte a situazioni conflittuali nel controllo delle certificazioni; oltre, naturalmente, ai “buchi’’ negli organici, soprattutto per quanto riguarda i dipendenti stranieri. Analoghe difficoltà si ipotizzano nel mondo variegato delle colf e della badanti.

Infine, le Regioni hanno avvertito che le strutture sanitarie non sono in grado di trasformarsi in una ‘’fabbrica di tamponi’’. Vi sono imprese che si dichiarano disposte a prendersi in carico il “servizio tamponi”; ma sono evidenti i problemi che verrebbero a crearsi in un’operazione che risponde prima di tutto a un interesse pubblico e che finora è stata gestita come tale.

IL FRONTE DELLA FERMEZZA

Non vorremmo che il fronte della fermezza iniziasse a scricchiolare. Nei confronti della Cgil questo è il momento della solidarietà, non delle polemiche. Ma quel gruppo dirigente farebbe bene a interrogarsi sulla linea di condotta seguita nei mesi scorsi.

È stato Maurizio Landini a dare inizio alle ostilità nei confronti del Green pass, come se fosse uno scarico di responsabilità del Parlamento sulle parti sociali; a contrapporre la certificazione verde alla vaccinazione obbligatoria, come se una norma siffatta avesse indotto i No vax a vaccinarsi; fino a rifugiarsi, quando la posizione della Cgil, spalleggiata dalle altre confederazioni, era divenuta insostenibile, ambigua e isolata, nella linea Maginot dei tamponi (gratis per i lavoratori) come se questa fosse l’alternativa al Green pass da incoraggiare.


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