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di PATRIZIO BIANCHI *

La scuola, per ripartire, deve ritrovare la sua anima e l’anima della scuola è la responsabilità di tutta una comunità verso i propri figli. Al tempo della rivoluzione digitale, oltre il coronavirus, questa responsabilità non si traduce più nel trasferire ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti informazioni e dati, di cui noi tutti siamo alluvionati quotidianamente, ma nel dare ai nostri ragazzi la coscienza di comprendere un mondo in continua trasformazione.

QUALE AUTONOMIA

Una responsabilità che deve essere radicata nella singola scuola e nel territorio di cui questa scuola sia riferimento e motore. Questa responsabilità si chiama “autonomia scolastica” e questo radicamento nel territorio si chiama “Patti educativi di comunità”. L’autonomia scolastica venne definita nel 1997 all’interno delle leggi Bassanini che, in previsione del passaggio del secolo – il passaggio verso la globalizzazione e l’euro – ridavano una prospettiva di maggiore responsabilità alle comunità locali, superando la tradizione di uno Stato centralista, che strideva con le stesse volontà espresse nella Costituzione. L’autonomia scolastica prevista dai nostri ordinamenti e finora non attuata, è un’autonomia solidale che richiede necessariamente una cornice nazionale in cui definire standard da raggiungere in tutto il Paese e un intervento di sostegno, aiuto e accompagnamento alle aree più fragili, e in particolare alle molte aree del nostro Mezzogiorno, che presenta ancora tassi di dispersione non accettabili in un Paese avanzato.

LO SPIRITO SOLIDALE

Una autonomia solidale richiede una valutazione responsabile che aiuti le singole scuole a portare i propri ragazzi a risultati tali da permettere a ognuno di crescere come persona e come cittadino. Un’autonomia solidale richiede risorse non solo per avere spazi educativi adeguati, tecnologie utilizzabili da ognuno, ma soprattutto persone: dirigenti, insegnanti, personale con competenze diverse ma egualmente preparate e motivate. Risorse, quindi, che il Paese deve impegnare con continuità per potersi allineare in pochi anni alla media di investimento in educazione dei Paesi più avanzati. L’autonomia quindi non è l’abbandono dei singoli istituti da parte dello Stato, ma è il suo contrario: uno Stato che ha fiducia nelle proprie persone, nelle proprie istituzioni, a cui dà risorse e quindi valuta, chiede di raggiungere obiettivi eguali per tutti, ma partendo dalla propria realtà, perché le differenze fra territori sono parte stessa della nostra realtà nazionale. L’autonomia richiede la partecipazione attiva delle famiglie e dei ragazzi, quindi un ripensamento di quegli organi collegiali già previsti, ma troppo spesso limitati a procedura.

LE BASI DELLA DEMOCRAZIA

Un’autonomia solidale ha bisogno di sentire attorno a sé tutta la comunità locale, e quindi i Patti educativi dì comunità vogliono essere il riconoscimento delle tantissime esperienze sviluppate in tutta Italia, in cui la scuola scopre il territorio, con la partecipazione attiva delle componenti più vive della propria comunità. Non si tratta di furbesche vie traverse per compensare la mancanza di docenti, ma il modo per far crescere la comunità stessa. Il Comitato degli esperti del ministero dell’Istruzione sta lavorando su questi pilastri della nostra democrazia, in una fase in cui la ripartenza del Paese richiede che noi, tutti noi, riportiamo in piena luce i valori fondamentali della Repubblica, e a questi valori educhiamo i nostri figli.

* Coordinatore del Comitato esperti del ministero dell’Istruzione

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