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Se di riapertura si tratta, non è certo degli insegnanti che si può fare a meno. Eppure il nodo – oltre a mascherine e banchi – è proprio su quanti docenti si presenteranno a scuola il 14 settembre per riprendere le lezioni dopo sei mesi di lockdown.

A fare la differenza, con conseguenze preoccupanti per la didattica in presenza, è l’età media dei docenti: quasi metà del personale scolastico – secondo i dati Anief – è over 55 e rientra quindi in quella fascia che fino al 31 luglio era considerata “fragile”, cioè più esposta al rischio Covid.

SOGGETTI A RISCHIO

Oltre 400mila insegnanti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici che dal 1° agosto possono invece chiedere l’esonero solo in presenza di alcune malattie cronico-degenerative (come patologie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche) o – indipendentemente dall’età – di patologie oncologiche o immunitarie. Patologie che, in caso di comorbilità con l’infezione da Sars-Cov-2, possono influenzare negativamente la gravità e l’esito della patologia.

Se però la questione riguarda l’intero territorio nazionale, è al Sud che i numeri su cronicità e comorbilità – sensibilmente più alti, ma con una ripartizione più esigua dei relativi fondi in base ai numeri discriminatori dei costi standard – finiranno per aggravare la condizione di molti lavoratori del comparto scuola, così come degli studenti.

Senza contare che la mancanza di personale docente e Ata farà sentire il suo peso soprattutto al Sud, che sconta da anni le peggiori percentuali per servizi all’istruzione. Avere meno insegnanti significa aumentare il numero di classi troppo affollate – il contrario di un’organizzazione dell’offerta didattica basata sui piccoli gruppi – proprio in quei territori del meridione alla prese con le cosiddette “classi pollaio”. Dove ogni insegnante segue 10 studenti in più di un insegnante del Nord e un operatore Ata 57 studenti, contro i 41 del Nord.

LE DISPARITÀ

Il ricorso all’esonero che molti insegnanti “fragili” potrebbero chiedere, dovrà fare i conti con una spesa pubblica diseguale, che ha assegnato a ciascuna scuola pubblica del Sud una media di 91 insegnanti, contro i 109 docenti presenti in un istituto del Nord.

Non solo. Le soluzioni da adottare in caso di assenza dalle lezioni legata al rischio Covid di parte del corpo insegnanti non ha trovato finora soluzioni. Una delle ipotesi – la più probabile, ma ancora in forse rispetto alla possibilità che un insegnante “fragile” possa lavorare, seppure da casa – è quella di un ritorno alla didattica a distanza.

Una soluzione irrinunciabile nei primi mesi dell’emergenza, ma che ha finito per aggravare le disparità di apprendimento tra Nord e Sud: il digital divide e i numeri di una dispersione scolastica doppia della Campania rispetto alla Lombardia.

OK AL DOCUMENTO ISS SUI CONTAGI

A tranquillizzare i docenti non è servito nemmeno il sì unanime di ieri della Conferenza unificata Stato/Regioni/Enti locali, convocata dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, e che ha approvato il documento elaborato dall’Iss sulla gestione di eventuali casi di contagio. Il protocollo – di Iss, ministero della Salute, dell’Istruzione, Inail, Fondazione Bruno Kessler, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna – pur tracciando regole nazionali uniche, non potrà non fare i conti con i diversi territori e le diverse risorse finanziarie destinate in nome della spesa storica a scuola e sanità da un decennio a questa parte.

Programmare misure efficaci ed efficienti di prevenzione e gestione di futuri contagi non può non tener conto – come invece sta accadendo – del personale disponibile per ciascuna sede scolastica, dall’agibilità igienico-sanitaria degli edifici, dal diverso tempo di percorrenza di uno scuolabus o di un’ambulanza nelle aree interne, periferiche o ultraperiferiche, e dell’accorpamento di presidi didattici e sanitari che proprio questi territori subiscono da anni, con il pretesto di un servizio migliore, ma che nulla ha ancora a che vedere con i livelli essenziali delle prestazioni.

GLI INTERVENTI

Condizioni di arretratezza che condannano il Mezzogiorno a sforzi miracolosi, considerata l’inadeguatezza di mezzi e infrastrutture. È’ in questo contesto che bisogna collocare la richiesta dall’Iss circa l’identificazione di un referente scolastico Covid-19.

È soprattutto agli spazi insalubri e insicuri delle scuole del Sud che bisogna pensare quando si prevede che non basterà un singolo caso confermato di Covid per determinare la chiusura della scuola, «soprattutto se la trasmissione nella comunità non è elevata».

Non solo di piccoli centri o città come Milano, ma anche dei territori più abbandonati di Campania, Calabria e Sicilia, così come di molti hinterland del Centro-Nord che il Dipartimento distrettuale della Salute dovrà intervenire se un alunno, un insegnante o un bidello risulterà positivo e valutare se prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti.

In caso di positività, si potrà prevedere l’invio di unità mobili per l’esecuzione di test diagnostici nella scuola, ma anche qui facendo i conti con una geografia nazionale – ambientale ed economica – diversissima.

IL BANCO DI PROVA

E’ anche alle percentuali di povertà di minori e famiglie del Mezzogiorno e di abbandono scolastico precoce che si dovrà avere riguardo nel monitoraggio delle assenze e per individuare classi con molti alunni mancanti, forse indice di una diffusione del virus, o forse no.

Sarà un banco di prova per molte scuole senza personale sufficiente e locali idonei attuare, nel momento in cui un alunno manifesti i sintomi, l’isolamento del soggetto in un’area dedicata. Così come si dovranno attuare gli altri adempimenti: i genitori andranno immediatamente avvisati, così come il medico di famiglia, che deciderà se contattare il Dipartimento di prevenzione per il tampone.

Se il test è positivo bisognerà individuare i contatti e valutare le misure più appropriate da adottare, tra le quali, la quarantena per i compagni di classe, gli insegnanti e gli altri soggetti che rientrano nella definizione di “contatto stretto”. La scuola – risorse permettendo, oppure no – dovrà fare una sanificazione straordinaria.

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