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Stephan ha 12 anni, a partire dal 7 settembre frequenterà la seconda media in una scuola statale della Provincia autonoma di Bolzano. In classe troverà ad attenderlo il suo banco monoposto, disimballato, igienizzato: è stato acquistato attingendo dai bilanci degli istituti scolastici o grazie alle scorte fornite in autonomia dall’Intendenza scolastica italiana.

Stefano ha la stessa età, ma risiede in un piccolo Comune della Basilicata, la regione meno colpita dal malefico virus. Non sa ancora quando e come potrà tornare nella sua aula. Non sa neanche se davanti alla sedia ci sarà un banco a rotelle e se in cattedra troverà la stessa insegnante dell’anno prima o nessuno. Un’Italia e una scuola a due velocità. Una corre per ripartire in sicurezza, l’altra inciampa e cade ancora prima di rimettersi in piedi. Una ricca e autonoma. L’altra povera e disastrata.

I TRASPORTI

Stephan salirà su uno scuolabus già predisposto al distanziamento, una navetta autorizzata a trasportare un numero limitato di studenti. Pagando un abbonamento di solo 20 euro, l’anno potrà spostarsi in lungo in largo, treni compresi. La Provincia autonoma si accollerà il resto della spesa. I bus di linea saranno potenziati, passeranno uno dietro l’altro, in fila indiana, negli orari di entrata e uscita dalla scuola, orari che saranno scaglionati per evitare assembramenti. Un progetto per incentivare l’utilizzo della bicicletta per gli studenti più grandi li prevede, inoltre, e sempre a totale carico dell’Ente autonomo, l’installazione di apposite rastrelliere.

SOCCORSO PSICOLOGICO E MEDICO GRATIS

Non ci saranno ritardi a Bolzano, il modello evocato da Salvini. Lo scorso 31 agosto l’Intendenza scolastica, che dispone di proprie risorse, ha assegnato le ultime nomine. Non ci saranno posti vacanti, ore di buco da coprire: al massimo, e solo per i primi giorni, qualche supplente. Da più parti è stata posta l’esigenza di avere a disposizione un medico scolastico. Ed ecco che, proprio ieri, Intendenza scolastica, esperti della sanità e dirigenti amministrativi, hanno formalizzato in un tavolo l’istituzione di un numero verde e di una équipe della Asl dedicata esclusivamente al personale della scuola e agli studenti. Previsto anche un sostegno psicologico. Ricordate, insomma, quella canzone di Giorgio Gaber, «Io mi chiamo G.», il dialogo tra due bambini con lo stesso nome ma molto diversi tra loro?

La storia è più o meno la stessa. Stephan e Stefano sono nati nello stesso Paese ma non avranno le stesse opportunità: i seimila piccoli altoatesini della scuola primaria, più i quattromila della Media e i seimila delle Superiori avranno in dotazione le mascherine chirurgiche comprate con i fondi delle scuole. All’ingresso di ogni aula ci sarà il gel disinfettante. E così anche nelle toilette e nelle palestre. Per il tragitto casa-scuola sono state “responsabilizzate” le famiglie ma questo non vuol dire che dovranno necessariamente fornire le mascherine ai propri figli. Anche perché le scorte sono arrivate pure dal Ministero di viale Trastevere e ce ne sono a sufficienza per tutti. «Per una questione di buon senso – dice Vincenzo Gullotta, dirigente dell’Intendenza scolastica, siciliano, trapiantato come tanti professori meridionali a Bolzano – abbiamo deciso di non sprecare ulteriori risorse e lasciare nei laboratori gli stessi banconi dell’anno scorso. In ognuno abbiamo collocato un distanziometro per garantire igiene e sicurezza e predisposto più ingressi per l’accesso. È tutto pronto».

TRASPORTI QUASI GRATIS E MENU VEGETARIANO

Sin dal primo giorno di scuola, nel magnifico mondo della Provincia autonoma altoatesina, a parte rare eccezioni, sarà in uso anche la mensa scolastica. Con un menu a parte per i vegetariani. Il costo per alunno varierà in base all’Isee. Ogni scuola è pronta ad attuare il protocollo obbligatorio. In caso di sospetto contagio è stato isolato e creato un “ambiente-Codiv 19” dove i professori potranno accompagnare gli alunni indossando mascherine Ffp2. Che, inutile dire, sono state già state acquistate in gran numero e pronte all’uso in caso di emergenza. Per non scontentare nessuno, sono arrivati anche i nuovi banchi e gli altri sussidi per i 150 alunni delle scuole serali. L’eccezionalità del Coronavirus si aggiungerà alla quieta normalità quotidiana di queste lande. Al contributo di 150 euro per l’acquisto di libri o per i volumi in comodato d’uso previsti dalla legge provinciale sull’assistenza scolastica per tutti gli alunni della scuola dell’obbligo. Al sostegno alle scuole per l’infanzia, alle erogazioni per le agenzie educative, alle borse di studio e gli assegni familiari che qui piovono da più parti, leggasi Regione e Provincia.

IL NODO RISORSE

E più risorse vuol dire soprattutto una cosa: meno dispersione scolastica. Non è un caso se in Alto Adige il tasso di abbandono per la scuola dell’obbligo è inferiore all’1% e nella provincia di Bolzano è pari allo 0,05%, ovvero 8 alunni su 17 mila. Mentre in Basilicata, dati relativi al 2019, è dell’11,8% a fronte di una media nazionale del 13,5%. Laboratori, mense, scuolabus, infermieri, medici. Magari averne… in Basilicata mancano i mezzi e le risorse. Stefano, il nostro bimbo lucano, continuerà a sognarli e nel frattempo dovrà accontentarsi, nel migliore dei casi, dell’autobus di linea per andare a scuola. Trasporti e edilizia scolastica già prima del Covid erano le due grandi criticità. Il risultato di finanziamenti statali legati al calcolo della spesa storica, un automatismo che continua a penalizzare i territori più svantaggiati. Chi meno ha, meno avrà.

OSTACOLI BUROCRATICI

Se a questo si aggiunge lo scempio della burocrazia, le graduatorie dei supplenti ancora in alto mare, la difficoltà a reperire locali per sdoppiare le aule, capiremo perché attuare le linee guida nazionali sarà un’impresa. Per far partire l’anno scolastico serviranno 22.183 banchi monoposto; 19.371 sedie; 4464 sedute innovative. E con i bilanci delle scuole lucane è già tanto se non ti staccano la luce.

Risultato: la Regione Basilicata è costretta a chiedere di posticipare l’apertura al 24 settembre e a modificare di conseguenza il calendario. Le lezioni per la scuola primaria e secondaria termineranno l’11 giugno, le superiori e le scuole per l’infanzia il 30 giugno. Sempre che per qualche studente non finiscano prima. Un danno per lui e per tutti noi. Perché, come diceva Don Milani «ogni parola che non impari oggi è un calcio nel culo domani».

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