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Si sapeva ormai da mesi. La riapertura delle scuole al Sud sarebbe stata molto problematica. Ed infatti se lunedì nel centro-Nord si riprende, nonostante aule che mancano e cattedre vuote oltre ai banchi nuovi non arrivati ovunque, nelle regioni meridionali il ritorno tra i banchi è rimandato al 24 settembre.

Ovvero dopo le elezioni regionali e il referendum costituzionale. Attenzione, per appena due giorni, perché si andrà a scuola solo giovedì e venerdì per consentire prima la disinfestazione degli istituti adibiti a seggio elettorale. Insomma, dire che si va lentamente è dire poco. sarebbe stato più saggio partire direttamente a ottobre, considerando che la gestione del commissario Arcuri non ha garantito quella velocità che sarebbe stata invece necessaria. Morale della brutta favola: si riparte dopo tutti gli altri, con i problemi storici del divario con le altre regioni settentrionali. Unica nota “positiva”: in pochi docenti hanno accettato di trasferirsi da Firenze in su per andare a lavorare e coprire i buchi.

L’OBBLIGO

Tra chi ha fatto marcia indietro, prima il 14 poi il 24 “perché altrimenti non ci mandavano i banchi”, è il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Tanti vuoti di organico a scuola, migliaia le aule da reperire, e soprattutto pochi insegnanti che si sono sottoposti volontariamente al test sierologico. De Luca ha ben pensato di andare oltre ogni gerarchia delle norme che disciplinano il settore scolastico prevedendo l’obbligo di test e affidando il controllo ai presidi che giustamente a loro volta hanno scaricato sulle Asl, organi di competenza regionale a differenza dei dirigenti scolastici che dipendono amministrativamente dal Miur cioè dallo Stato centrale.

“In questo momento ancora una volta da sola abbiamo fatto una scelta difficile che non ha fatto nessuna altra Regione rendendo dal 12 agosto obbligatorio il test sierologico e il tampone a tutti i cittadini campani provenienti dall’estero e dalla Sardegna. Questo ha significato avere un aumento del numero dei positivi ma è bene rintracciare oggi quelli che portano il contagio dall’estero perché così salviamo la Campania tra un mese evitando che 3.000 asintomatici vadano in giro. Tra un mese avremmo chiuso la Campania, oggi invece dobbiamo individuarli altrimenti domani ci lecchiamo le ferite. Non so come fanno in altre parti d’Italia, sono tutti tranquilli”, il suo annuncio annesso di polemica con il Governo. Il 24 settembre quindi riprenderanno le lezioni in Puglia, Calabria, Basilicata, Abruzzo e Campania.

La Puglia, per esempio, si è organizzata con più tamponi. La circolare diramata dalla Regione a tutti i Dipartimenti di prevenzione delle Asl ha fissato regole per facilitare il lavoro: vanno consegnati ai laboratori in blocchi di 100 e nelle strutture più vicine. Il collegamento informatico tra i laboratori e il sistema ‘Giava-covid’ (l’applicativo che gestisce i test e permette di tenere traccia di tutti i casi positivi) consente di conoscere in tempo reale la situazione sul territorio, così da sapere se ci sono strutture al limite della capacità e altre che invece possono effettuare test. Le Asl stanno continuando ad acquistare macchinari per l’effettuazione di tamponi oltre che reagenti: al momento ci sono difficoltà (a livello internazionale) per reperire i kit necessari all’utilizzo delle macchine Poct (quelle che danno il risultato entro 40 minuti).

I NUMERI

Restano enormi le discrepanze tra Nord e Sud. Che ci siano meno docenti e meno risorse al Mezzogiorno è un dato di fatto: nelle scuole del Nord ogni professore, mediamente, insegna a 10 studenti; al Sud, invece per ogni docente ci sono 13,5 alunni. Nel Mezzogiorno le scuole pubbliche – di ogni grado e livello – sono 2.528, il personale docente è pari a 231.051: in sostanza, in ogni istituto scolastico, in media, sono impiegati 91 insegnanti.

Al Nord, invece, le scuole sono 3.266 e i professori 356.100: in ogni istituto lavorano circa 109 docenti. Le classi sono più sovraffollate in Puglia, Campania e Calabria rispetto a Piemonte, Lombardia o Liguria. Infatti, mentre al Nord per 3.646.003 alunni iscritti ci sono 200.828 classi (poco più di 18 studenti per classe), al Sud per i 3.121.930 ragazzi ci sono 112.214 classi (il rapporto è di 27,8 alunni per classe). Quindi, nel Mezzogiorno ogni docente deve seguire in contemporanea circa 10 studenti in più rispetto a una classe media del Nord. Non si è messo davvero mano a questo problema, anche se il premier Conte si è impegnato due giorni fa ad annunciare “mai più classi pollaio”.

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