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Il tempo che manca all’inizio annunciato dell’anno scolastico al Sud passa inesorabile di giorno in giorno, come la sabbia di una clessidra. Il 24 settembre si avvicina e restano irrisolte le incognite: mancanza di personale, di banchi, di dispositivi sanitari, di spazi per garantire il distanziamento interpersonale, nonché la questione poco considerata dell’incuria nei confronti dell’ambiente dovuta al mancato smaltimento dei banchi tradizionali a due posti.

La plastica rappresentazione dello stato di degrado della scuola nel Mezzogiorno l’ha fornita l’Istituto comprensivo “Amerigo Vespucci” di Vibo Valentia, come documentato dal Quotidiano del Sud: ammassi di rifiuti assediano l’edificio che, stando a quanto deciso dalla presidente Jole Santelli per tutta la Regione Calabria, dovrebbe riaprire i battenti il 24 settembre.

IL NODO RIAPERTURA

La data in cui suonerà la prima campanella dell’anno in Calabria è però motivo di dibattito politico. Ieri il consigliere regionale Graziano Di Natale (Io Resto in Calabria), ha proposto di posticipare l’apertura al 28 settembre, in quanto il 24 non ci potrà essere «una ripartenza in totale sicurezza». Di Natale ha ricordato che «il 20 e il 21, difatti, nei plessi scolastici, si terranno i seggi elettorali per le elezioni, dunque sarà difficile per gli operatori scolastici garantire la sanificazione dei locali nelle successive 24 ore».

L’ordinanza pervenuta ai dirigenti scolastici prevede la chiusura degli istituti sede di seggio elettorale dal 18 al 22 settembre. «Ciò significa – dice Di Natale – che per rendere i locali accessibili allo svolgimento delle lezioni e ad accogliere gli studenti nella totale sicurezza igienico-sanitaria, stante l’emergenza da coronavirus, sono previste solo 24 ore, ovvero solo la giornata del 23».

CARENZA DI DOCENTI

Rovente è anche il dibattito sull’assunzione dei precari. Ad evocare la questione, in Campania, è Gabriella Peluso, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia per le Politiche del Sud e candidata alle elezioni regionali campane. «A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico anche in Campania, i docenti precari iscritti nelle Gae (Graduatorie ad esaurimento) non sono stati ancora chiamati in servizio e versano in una situazione di totale incertezza sul loro futuro lavorativo». Peluso rileva come questa situazione penalizzi migliaia di docenti Gae e tutto il mondo scolastico, che – dice – «nella delicata fase di ripartenza, avrebbe bisogno del pieno organico del personale docente».

L’esponente di FdI chiederà ai colleghi di partito di farsi promotori alla Camera di una norma «che ponga fine al sistema delle Gae e che consenta l’assunzione a tempo indeterminato dei docenti iscritti nelle Gae».

BANCHI E AMBIENTE

Ma più che la carenza di organico, «al Sud il problema è il reperimento degli spazi». Ad affermarlo è Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi. In Campania la Protezione civile segnala 22mila alunni ancora senza aula. Si tratta – come riporta Il Mattino – di circa 1.100 classi che non si possono formare se non con pesanti turnazioni e il ricorso, ove possibile, alla didattica a distanza.

Ma difficoltà si riscontrano anche in Sicilia, Calabria e nel Lazio. «Al momento i banchi consegnati sono solo 200mila, sui due milioni e 400mila previsti (circa il 10%)», spiega Giannelli.

E intanto girano sul web le foto di vere e proprie discariche di banchi tradizionali, gettati via da alcune scuole prima ancora che arrivino quelli monoposto. Uno schiaffo all’ambiente stigmatizzato da Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di FdI. «Vedere banchi di legno buttati dalle finestre nei cortili delle scuole è un’immagine dolorosissima e anti-educativa – sostiene – Vedere poi i banchi di plastica sostituirli ancora peggio. Ma non eravamo entrati nell’era “liberi dalla plastica” attorno al quale il governo Conte ha varato leggi su leggi?».

Rampelli ha ricordato che «lo stesso Recovery Fund prevede il potenziamento dell’economia verde quale presupposto per poter utilizzare le risorse economiche post-pandemia, e la buona pratica del riuso per favorire l’economia circolare».

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