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Un asilo nido

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Lep, Livelli essenziali di prestazione: la Costituzione italiana, all’articolo 117, vuole che vengano garantiti a tutti, dalle Alpi a Pantelleria. Sono alla base dei diritti di cittadinanza declinati in termini di asili nido, scuole, servizi sociali, assistenza sanitaria e che nel nostro Paese misurano il gap tra Nord e Sud e il conseguente livello di discriminazione tra le popolazioni delle due Italie.

Diritti negati e discriminazioni, con cui i cittadini meridionali cominciano a fare i conti presto, fin dalla prima infanzia. Basti pensare alla disponibilità di posti negli asili nido comunali: la media italiana del 24,7% è ancora distante dall’obiettivo del 33% che l’Unione europea fissava per il 2010. Ma ancora una volta i numeri delle singole regioni raccontano una distanza abissale tra le diverse “latitudini”: in alcune del Centro Nord, stima l’Istat, l’obiettivo è stato superato da tempo, con la Valle d’Aosta prima della classe e una copertura del 47,1%, le altre ci si avvicinano mentre quelle del Mezzogiorno mediamente non raggiungono il 15%, con la Calabria, Basilicata e Campania dove meno del 10% dei bambini sotto i 3 anni ha un posto disponibile nei servizi socio-educativi per la prima infanzia.

La differenza territoriale emerge poi in maniera eclatante se si considera la spesa media dei Comuni per asili nido e servizi integrativi: va dai 116 euro l’anno per un bambino residente in Calabria e i 2.235 euro l’anno nella Provincia Autonoma di Trento, con tutte le regioni meridionali al di sotto dei 500 euro. La mancata attuazione dei Lep e il mancato superamento del criterio della spesa storica nell’assegnazione delle risorse agli enti locali alimentano il divario che ora il ministro per il Sud, Mara Carfagna, ha deciso di mettere nel mirino intestandosi la battaglia per «l’equa cittadinanza». 

«Basta al principio della spesa storica che dà zero a chi ha zero e da 20 a chi ha 20 penalizzando quei territori che più di altri hanno bisogno di colmare i divari», ha affermato chiudendo la due giorni sul Sud nell’ambito del dibattito sul Recovery Plan. In assenza dell’identificazione dei Livelli essenziali delle prestazioni, infatti, i fabbisogni sono stati stabiliti esclusivamente sulla base della spesa storica, che “storicamente” penalizza le regioni del Mezzogiorno. 

Intanto il ministro ha chiesto di partecipare alla Commissione tecnica istituita presso il Mef che periodicamente aggiorna i criteri per l’assegnazione dei fondi, per garantire che il calcolo del fabbisogno e delle risorse sia equo per tutti. Ma soprattutto è in cantiere un intervento normativo, composto da pochi articoli, per introdurre i Lep sugli asili nido, l’assistenza sociale e il tempo pieno. Si parte da queste prestazioni, che sono poi quelle che maggiormente influiscono sulla crescita economica dei territori, sull’occupazione delle donne, particolarmente penalizzate al Sud strette tra un lavoro prima difficile da trovare, poi da mantenere data l’assenza di servizi che consentano di conciliare il lavoro e la cura familiare che ricade principalmente sulle loro spalle, e il tasso di partecipazione femminile con percentuali quasi dimezzate rispetto a quelle del Nord lo racconta bene.

In particolare, la legge individuerà quanti posti negli asili nido e nelle scuole d’infanzia o quanti assistenti sociali per numero di abitanti ogni Comune dovrà garantire, e a cui dovranno essere commisurati i trasferimenti statali.

Verrà definito un percorso graduale che sull’offerta di asili nido, in particolare, porti al raggiungimento entro un determinato orizzonte temporale del target del 33% fissato dalla Ue anche al Sud. Dei target intermedi intanto, quindi, in vista del raggiungimento del parametro comunitario, ma soprattutto dell’obiettivo di una parità nei diritti di cittadinanza, indipendentemente dalla residenza che finora ha sacrificato quelli del Sud.  

Quando la Commissione tecnica per i fabbisogni standard del Mef dovrà definire i criteri, quindi gli algoritmi, con i quali assegna i trasferimenti statali ai comuni, dovrà tener conto dei principi della legge, e quindi assegnare risorse sufficienti affinché gli enti locali possano garante i livelli di servizi minimi previsti. Sui Comuni peserà un vincolo di destinazione delle risorse.

Il ministero del Sud sta lavorando alla messa a punto delle norme che dovrebbero essere pronte a breve.


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