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TRA COVID e Dad cresce il divario scolastico fra gli studenti del Centro-Nord e quelli del Sud. Il dato emerge, nella sua drammaticità, dal rapporto nazionale Invalsi 2021, presentato ieri e confrontato con quello relativo alle prove svolte nel 2019. E’ allarmante, in particolare, il paragrafo dedicato alla dispersione scolastica implicita, riferita agli studenti che (pur non abbandonando gli studi) concludono le superiori con un livello di competenze talmente basso da incontrare le stesse difficoltà di inserimento nella società di quanti hanno interrotto il percorso formativo anzitempo.

A livello nazionale la dispersione implicita si attesta al 9,5%, in crescita del 2,5% rispetto al 2019, quando era pari al 7%. Preoccupa la situazione nel Mezzogiorno e nelle Isole. In Calabria (la peggiore in assoluto) il tasso è più che doppio rispetto alla media nazionale (22,4%). Seguono Campania 20,1%, Sicilia 16,5%, Puglia 16,2%, Sardegna 15,2% e Basilicata 10,8%. Sempre negli alunni delle secondarie di secondo grado si è assistito un generale impoverimento delle conoscenze in italiano e matematica.

Relativamente alla prima materia i risultati dei test Invalsi evidenziano un 44% di studenti in difficoltà, dato che sale al 51% nel caso della matematica, con una crescita di 9 punti in confronto al 2019 per entrambi gli ambiti formativi. Anche in questo caso a essere più penalizzati sono i giovani del Sud, oltre la metà dei quali non raggiunge nemmeno la soglia minima di competenze in italiano (Campania e Calabria 64%, Puglia 59%, Sicilia 57%, Sardegna 53%, Abruzzo 50%). Sul fronte delle competenze matematiche (se possibile) la situazione è ancora peggiore. In questa materia, infatti, si trovano al di sotto della soglia minima di competenza il 73% degli studenti delle superiori campani, il 70% di quelli calabresi e siciliani, il 69% di quelli pugliesi e il 59% di quelli lucani.

Deficitaria, sempre nell’ultimo ciclo scolastico, anche la conoscenza dell’inglese: in Italia non raggiunge livelli adeguati in lettura il 51% degli alunni (più 3% sul 2019) e in ascolto il 63% (più 2%). Gli indicatori peggiorano anche alle medie, dove il 39% non ha competenze sufficienti in italiano (più 5% sul 2019), il 45% in matematica (più 5% sul 2018 e più 6% sul 2019), il 24% in inglese-reading (più 2% sul 2019) e 41% in inglese-listening (più 1%).

In tutte le materie, spiega il rapporto, “le perdite maggiori di apprendimento si registrano tra gli allievi che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli. Inoltre, tra questi ultimi diminuisce di più la quota di studenti con risultati più elevati. Si riduce quindi l’effetto perequativo della scuola sugli studenti che ottengono risultati buoni o molto buoni, nonostante provengano da un ambiente non favorevole (i cosiddetti resilienti)”. Anche alle medie, poi, i divari territoriali tendono ad ampliarsi. In alcune regioni del Mezzogiorno (in particolare Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si riscontra un maggior numero di allievi con livelli di risultato molto bassi, che raggiunge il 50% e oltre della popolazione scolastica in Italiano, il 60% in Matematica, il 30-40% in Inglese-reading e il 55-60% in Inglese-listening Il deterioramento del quadro generale, sia alle medie che alle superiori, è perlopiù attribuibile alla Dad. Che, tuttavia, non sembra aver avuto lo stesso impatto negativo alle elementari.

La scuola primaria è, infatti, riuscita a garantire risultati analoghi a quelli riscontrati nel 2019. Per quanto riguarda l’italiano, al termine della seconda e quinta elementare vengono riscontrati livelli di apprendimento molto simili all’interno in tutto il Paese con un leggero incremento degli allievi che si trovano nei livelli più alti di risultato. Per matematica, invece, si osserva un leggero calo del risultato medio complessivo rispetto al 2019 e una piccola riduzione del numero degli allievi che raggiungono risultati buoni o molto buoni. Restano buoni i risultati d’inglese, sia nella prova di lettura che di ascolto. E, tuttavia – rileva lo studio – già a partire “dal ciclo primario, in italiano, in inglese e ancora di più in matematica si riscontra una differenza dei risultati tra scuole e tra classi nelle regioni meridionali. Ciò significa che la scuola primaria nel Mezzogiorno fatica maggiormente a garantire uguali opportunità a tutti, con evidenti effetti negativi sui gradi scolastici successivi”. 

«I dati Invalsi ci dicono che la pandemia ha esasperato le differenze. Ha colpito là dove c’erano più difficoltà» ha commentato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che ha partecipato alla presentazione del rapporto. «I dati – ha osservato il ministro – devono servire anche alle singole scuole per avere un grande quadro di collocamento nel contesto nazionale. Ci consegnano un quadro che avevamo già chiaro. Prima della pandemia avevamo una scuola che purtroppo era lo specchio del Paese. Ci siamo negati la verità per tanto tempo, il nostro è un Paese diviso. Il primo mandato che abbiamo per il rilancio è proprio quello della ricucitura. Quando si parla di scuola nazionale, si fa riferimento a una scuola che dia a tutti le stesse possibilità».

Secondo Bianchi per ricostruire una unità nazionale «non si può che ripartire dalla scuola, perché il dato più duro di tutti è che il punto di partenza prima della pandemia era già esasperante». Fa riflettere, ha spiegato ancora il ministro che gli studenti più colpiti non siano «quelli che erano in difficoltà già prima della pandemia, ma quelli che all’interno delle categorie più difficili avevano fatto lo sforzo maggiore per muoversi in avanti». 

L’obiettivo a più riprese dichiarato da Bianchi è il ritorno delle lezioni in presenza a settembre.  «Stiamo tutti lavorando per la scuola in presenza ma bisogna che si completi l’opera di vaccinazione – ha detto L’85% degli insegnanti sono vaccinati, ma siamo un po’ indietro con i ragazzi.  Bisogna fare un atto di responsabilità collettiva. Faccio un appello, naturalmente lasciando la libertà alle persone».


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