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Carenze strutturali, assenza di accorgimenti per la riduzione dei consumi energetici, diffusa presenza delle barriere architettoniche e assenza di interventi antisismici. Quasi tutte le scuole italiane presentano almeno una di queste criticità, ma è al Sud che si concentra il maggior numero di problemi.

È per questo che i 5,4 miliardi previsti dal Pnrr devono essere investiti soprattutto per gli istituti scolastici del Mezzogiorno, è la conclusione a cui arriva lo studio di Cassa depositi e prestiti (Cdp) “Edilizia scolastica e territorio: dove sono i maggiori bisogni?”.

IL MONITORAGGIO

«Le criticità maggiori – evidenzia il report – si concentrano nel Mezzogiorno e riguardano l’assenza di accorgimenti per la riduzione dei consumi energetici. La situazione è particolarmente critica in Calabria e Sicilia in cui si concentrano i 32 edifici scolastici con carenze strutturali in tutte e quattro le dimensioni. In media, risultano maggiormente caratterizzati da carenze gli edifici delle aree più periferiche e dei comuni con una situazione finanziaria più critica».

Il documento studia la dotazione strutturale delle scuole italiane soffermandosi, in particolare, su quattro aspetti e attribuisce un punteggio ad ogni “tema”: presenza di impianti di riscaldamento; di accorgimenti per superare le barriere architettoniche; di accorgimenti per la riduzione dei consumi energetici; e la presenza di progettazione antisismica. Il Pnrr destina 5,4 miliardi di euro all’edilizia scolastica di cui: 3,9 miliardi per la riqualificazione del patrimonio edilizio, 800 milioni per la costruzione di scuole nuove e 700 milioni per il potenziamento di mense e palestre.

«Queste somme si aggiungeranno ai massicci interventi realizzati negli anni recenti: nel periodo 2013-2018, infatti, erano già stati stanziati oltre 10 miliardi, più del totale cumulato nei 20 anni precedenti», si legge nella relazione Cdp. Indagata attraverso le quattro dimensioni (barriere architettoniche, consumi energetici, riscaldamento e progettazione antisismica), l’attuale dotazione infrastrutturale scolastica, secondo il monitoraggio, mostra che in media, i singoli edifici scolastici italiani hanno una sola delle quattro criticità analizzate, tuttavia, il 15% degli edifici risulta carente in almeno due dimensioni su quattro.

CARENZE STRUTTURALI

L’analisi di Cdp mostra che a livello nazionale “l’indice di carenza strutturale” è pari in media a 0,8. Quindi, gli edifici scolastici italiani presentano mediamente una sola delle quattro carenze strutturali. Un 15% degli edifici presenta invece maggiori criticità, con un Ics pari o superiore a 2 (e, quindi, criticità in almeno due delle quattro dimensioni considerate).

Gli edifici più carenti sono concentrati nel Mezzogiorno, e in particolare in Calabria, regione in cui si l’Indice di carena strutturale medio è pari a 1,5, è quasi doppio rispetto alla media nazionale. Di tutti gli edifici analizzati, i 32 che mostrano carenze strutturali in tutte e quattro le dimensioni sono localizzati tutti in Calabria e Sicilia.

«Tuttavia – si legge nello studio – occorre evidenziare che le criticità non riguardano il Mezzogiorno in maniera omogenea. Infatti, aree della Sardegna, della Puglia e della Basilicata mostrano una situazione media positiva quando non virtuosa. Dall’analisi delle singole componenti dell’indice emerge come la carenza strutturale più diffusa riguardi l’efficientamento energetico degli edifici. Infatti, il 33,5% delle strutture non presenta accorgimenti per la riduzione dei consumi energetici».

Anche in questa specifica dimensione alcune aree del Mezzogiorno mostrano criticità maggiori. In Calabria quasi due edifici su tre non presentano accorgimenti di questo tipo. Le regioni più virtuose sono il Veneto e la Valle d’Aosta, in cui meno di due edifici su dieci presentano carenze. Meno diffusa, ma rilevante, è l’inadeguatezza di progettazione antisismica, soprattutto lungo la dorsale appenninica.

Oltre il 70% degli edifici sul territorio nazionale, infatti, risulta ubicato in zone a rischio sismico. Tra questi, solo il 16,8% è stato progettato o successivamente adeguato alla normativa. Da una diffusione simile è caratterizzata anche la carenza di accorgimenti per il superamento delle barriere architettoniche, che riguarda il 15% degli edifici. La distribuzione è piuttosto omogenea sul territorio nazionale, con un’incidenza complessiva leggermente maggiore in Umbria, Sicilia, Liguria ed Emilia-Romagna, regioni in cui riguarda, rispettivamente tra il 20% e il 25% degli edifici.

La carenza di impianti di riscaldamento, invece, riguarda solo l’1,1% degli edifici analizzati: le criticità maggiori si registrano ancora una volta in Calabria e in Sicilia (circa 5%).

AREE INTERNE E PERIFERIE PIÙ IN DIFFICOLTÀ

L’analisi di Cdp mostra anche che l’indice di carenza strutturale medio aumenta, a parità di altre caratteristiche rilevanti, nei comuni periferici, cioè quelli più distanti dai centri urbani in cui si concentrano maggiormente i servizi. Il secondo risultato è che l’indice di carenza strutturale medio tende a crescere all’aumentare dell’altitudine e della superficie del comune.

«Sebbene non sia possibile stabilire nessi causali precisi – scrive Cdp – una spiegazione verosimile, tra le altre, è che questi comuni siano caratterizzati da una maggiore complessità della pianificazione degli interventi. Si tratta di risultati che vanno oltre la funzione descrittiva, per essere funzionali a una più efficace programmazione dei progetti sul territorio in relazione al contesto in cui gli edifici scolastici sono inseriti. Si pensi, a titolo esplicativo, al fatto che nei contesti urbani sono spesso presenti più vincoli normativi e/o ambientali che possono avere un impatto significativo sulla tempistica e sulle specifiche progettuali degli interventi di ammodernamento».

Un terzo risultato è costituito dal fatto che l’indice di carenza strutturale in media diminuisce se il comune presenta una situazione finanziaria positiva, misurata dalla capacità di coprire spese correnti e prestiti con le proprie entrate correnti.

«Questo risultato rileva anche in chiave prospettica: in sede di pianificazione, infatti, si dovrebbe tener debitamente conto della capacità delle amministrazioni di assicurare adeguata manutenzione agli edifici negli anni successivi agli interventi di ammodernamento», sottolinea Cdp.

I CONSIGLI DI CASSA DEPOSITI E PRESTITI

In conclusione, secondo Cassa depositi e prestiti, i futuri interventi dovranno tenere in considerazione quattro fattori: «La riduzione della popolazione scolastica; l’evoluzione delle esigenze didattiche; la sostenibilità ambientale; la ricerca di un riequilibrio dei divari sociali e territoriali».

La progettazione degli interventi, in sostanza, dovrà inserirsi in «più ampi processi di rigenerazione urbana e di riqualificazione delle aree interne e periferiche, maggiormente esposte a povertà educativa e materiale».


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