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Carla Ruocco, presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche

Tempo di lettura 4 Minuti

IL DECRETO illiquidità è un vero e proprio disastro. A certificarlo, dati alla mano, è stato direttamente l’amministratore delegato di Sace, Pierfrancesco Latini, nell’audizione svoltasi ieri mattina alla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche presieduta da Carla Ruocco. «Sace, con Garanzia Italia, ha realizzato tre primi interventi presentati da due banche diverse ed è pronta a ricevere ulteriori richieste di garanzie per finanziamenti, che ci risultano al momento pari a circa 170 potenziali operazioni per circa 12,5 miliardi», ha detto nella sua relazione priva di dati precisi. Avete capito bene, è proprio il caso di dire: ricomincio da tre. Appena tre aziende.

Collegato in remoto mentre i parlamentari erano presenti fisicamente, Latini è stato messo sotto accusa. «Nelle risposte fornite ho riscontrato troppa vaghezza: faccia mente locale e sia più puntuale. Non è esattamente quello che ci aspettavamo come Commissione: la farò contattare dai miei uffici per chiedere informazioni più dettagliate per iscritto», è stata la replica lapidaria della Ruocco, autodichiaratasi «insoddisfatta» della relazione al termine della seduta, durata appena un’ora. Latini è venuto meno, dinanzi a una Commissione d’inchiesta, rispetto al dovere di spiegare con la massima trasparenza e precisione tutti i passaggi che una partecipata di Stato sta compiendo in una fase così delicata per il Paese.

I NUMERI

A un mese dall’annuncio del premier Conte di 200 miliardi di liquidità garantiti dallo Stato a sostegno delle imprese, è stato coperto lo 0,1% del plafond totale. Briciole, quindi, per le imprese colpite dalla crisi del Covid-19. Se doveva essere un bazooka, quello della società Servizi Assicurativi del Commercio Estero – che a regime ordinario offre servizi assicurativo-finanziari per operare sui mercati internazionali – è decisamente scarico. Quindi inutile, al momento. A dimostrazione che affidare ad una piccola struttura dedita alle garanzie per le esportazioni, come Sace, non è stata la scelta più efficace per rispondere alle esigenze degli imprenditori che invece necessitano di denaro fresco e immediato per non chiudere i battenti per sempre. Eppure, secondo Latini, il suo team di 100 persone operativo dal 7 aprile «sta lavorando bene e lo testimoniano i primi numeri». In sintesi, un mese di task force in collaborazione con l’Abi per aiutare appena tre aziende.

LA RELAZIONE

L’ad della società facente capo a Cdp ha premesso che siamo dinanzi «alla più grande crisi economica dal secondo dopoguerra». In questo quadro si sono inserite, appunto, le disposizioni del Cura Italia, e nello specifico il decreto liquidità, con cui finanziare le attività economiche in difficoltà. «Siamo abilitati a rilasciare garanzie per finanziamenti alle imprese entro l’importo massimo di 200 miliardi di euro, per aziende sia grandi che piccole, purché con attività produttive basate in Italia – ha spiegato – La garanzia dura al massimo per 6 anni. Si tratta di nuovi finanziamenti che non si possono utilizzare per rifinanziare prestiti già in essere, che resteranno invariati per i 12 mesi successivi: il prestito sarà erogato infatti su conto corrente ad hoc per poterne verificare la destinazione ed evitare intromissioni della criminalità organizzata».

Quanto agli oneri finanziari, il costo della garanzia, è fissato dal decreto in base all’entità dell’azienda e alla durata del prestito, tra 0,25 e 2%. Il meccanismo è stato presentato come liscio e semplice, con una narrazione totalmente contrapposta all’evidenza degli scarni numeri. «Si va dalla richiesta alla banca al processo istruttorio, poi viene girata la richiesta a Sace, una volta verificato l’esito positivo rilasciamo la garanzia ed infine la banca eroga il prestito garantito dallo Stato. I controlli saranno ex post, in casi di gravi inadempimenti ci può essere la revoca del prestito». Sono 170 le banche che stanno lavorando per la strutturazione e la successiva presentazione delle richieste. Ad esito di queste attività, ha proseguito Latini, le banche potranno presentare, già dai prossimi giorni, le richieste a Sace «che procederà, nel caso di processo semplificato, al rilascio delle garanzie in 48/72 ore».

LE INCONGRUENZE

Secondo alcuni componenti della Commissione d’inchiesta, le notizie provenienti dalle imprese sui tassi d’interesse praticati dalle banche non corrispondono alle rassicurazioni fornite dai vertici di Sace. Ha messo le mani avanti poi Rodolfo Errore, presidente di Sace, intervenuto in apertura dei lavori: «Siamo consapevoli di dover ascoltare i rappresentanti istituzionali, ma noi siamo mero strumento di attuazione: abbiamo preso in carica iniziativa del governo. In pochissimo tempo abbiamo attivato la struttura per il sostegno alle imprese, siamo un agente dello Stato. L’obiettivo è la coesione nazionale». Un modo per non assumersi la responsabilità di ritardi e complicazioni dovuti ai tanti passaggi burocratici.

I REQUISITI

Da ricordare che Garanzia Italia prevede il rilascio della garanzia in diverse percentuali, in base alla dimensione e al fatturato dell’impresa beneficiaria: le imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e un fatturato inferiore o pari a 1,5 miliardi di euro ottengono una copertura pari al 90% dell’importo del finanziamento richiesto e per queste è prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia; la copertura scende all’80% per imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato fra 1,5 e 5 miliardi di euro; scende al 70% per le imprese con fatturato sopra i 5 miliardi. Misure necessarie, ma utili solo nella misura in cui diventano efficaci in breve tempo. Altrimenti il disastro si tramuterà in catastrofe.

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