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LA VERA crisi economica, che rischia di portare al fallimento tanti imprenditori del Sud, esploderà tra settembre e ottobre. La dilazione dei pagamenti relativi ai tributi prima dell’estate consentirà ai piccoli imprenditori di ripartire, ma la mole di debiti pregressi si farà sentire tra qualche mese. E lì arriverà la seconda ondata, quella di natura economica e non sanitaria. Ne sono convinti i professionisti che stanno seguendo gli operatori commerciali e le famiglie fragili in questa fase post-Covid.

IL MONITORAGGIO

«Noi entriamo nel portafoglio delle persone, apriamo i cordoni della loro borsa: sappiamo che molti rischiano di non farcela se non saranno accompagnati a dovere dallo Stato o se non utilizzeranno la legge sul sovraindebitamento», dice a Il Quotidiano del Sud il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Napoli Nord, Antonio Tuccillo. Il riferimento è alla cosiddetta “legge anti-suicidi” datata 2012, quindi approvata ben otto anni fa, ma ancora poco conosciuta ai più. Invece, andrebbe sfruttata. Tra un mancato fido bancario e il ricorso alla rateizzazione dei debiti, lì dove si annida la criminalità organizzata, c’è il rischio di finire nelle mani degli usurai. I commercialisti meridionali stanno seguendo migliaia di pratiche in queste settimane per verificare quali consigli dare a chi è coperto da un mare di debiti aggravati dalla pandemia. In pochi conoscono la legge del 2012, e poi i requisiti sono comunque stringenti, al punto che una grossa fetta di imprenditori resta tagliata fuori. «C’è un’emergenza sociale che nessuno può ignorare e tutti devono svolgere la propria parte con estrema professionalità», dice Tuccillo.

LA NORMA

La legge del 27 gennaio 2012 ha infatti, per la prima volta, introdotto nel nostro ordinamento una procedura di esdebitazione destinata a coloro che non possono accedere alle procedure concorsuali previste dalla Legge fallimentare. Ne possono beneficare i privati e le piccole imprese al fine di ottenere la cancellazione dei debiti pregressi (discharge) del debitore (persona fisica o ente collettivo ovvero consumatore) compresi quelli verso il fisco (Equitalia). Insomma, sula carta, si possono gestire situazioni debitorie prima impossibili da governare, arrivando alla fine alla cancellazione dei debiti. Dopo la crisi finanziaria del 2008 si arrivò a scrivere tale norma per porre rimedio, la crisi di adesso può rivelarsi ben peggiore per alcune categorie. Sono gli artigiani i più colpiti. «Il tabaccaio sotto casa nostra – aggiunge Tuccillo -– raggiunge tranquillamente i 200mila euro di fatturato all’anno, il problema della sopravvivenza ce l’ha chi una piccola bottega. Se loro adesso hanno miracolosamente riaperto, tra qualche mese rischiano di chiudere per sempre». Il punto è che ora c’è un mancato incasso, ma in autunno il conto economico piangerà. «Difficile, quasi impossibile per ora, riuscire a calcolare quanti si trovano sull’orlo del burrone, ma a naso direi il 20% delle piccole imprese. Se prima zoppicavano, dopo l’estate potranno cadere se non si interviene prima, indicando loro il percorso che devono seguire».

Sarà il mercato, come sempre, a riequilibrare il settore di riferimento. Ma a che costo sociale? Con quanti suicidi? Senza prima aver fatto tutto il possibile per salvarli dalle insidie dell’illegalità? In merito, lo scrittore Roberto Saviano ha acceso una polemica. «L’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord – ha annunciato il numero uno dei commercialisti di Napoli Nord – prende le distanze dalle gravi affermazioni rilasciate dallo scrittore Roberto Saviano nel corso della trasmissione “Che tempo che farà” trasmessa su Rai2. Procederemo ad adire le vie legali a tutela dell’immagine di una categoria che lavora e produce per garantire trasparenza e legalità».

IL PIANO DI RIENTRO

Ma che cosa si può fare nei casi di sovraindebitamento? Il privato deve innanzitutto consegnare al tribunale e al commercialista – che è chiamato a dover quantificare il debito e i beni a disposizione – tutta la documentazione che è necessaria per stabilire i tempi e le modalità di pagamento del debito. Poi il debitore deve riuscire a elaborare un piano di rientro trovando un accordo con i creditori. È previsto il piano del consumatore: è il debitore, ovvero il privato cittadino, a proporre un piano di pagamento rateizzato dell’importo dovuto ai creditori; la proposta dovrà essere approvata dal giudice.

Oppure si stringe l’accordo del debitore: enti e imprese non fallibili presentano il proprio piano di pagamento che dovrà essere accettato dal 60 per cento dei creditori e approvato dal giudice. Si provvede alla liquidazione del patrimonio: il debitore cede il proprio patrimonio per il pagamento del debito, nella misura delle proprie reali disponibilità. I beni esclusi dalla cessione al creditore sono quelli non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento, e quelli derivati dallo stipendio nella misura di quanto risulta necessario per il mantenimento della famiglia.

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