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BANCA Popolare di Bari sarà «un importante operatore bancario» che «supporterà il tessuto economico sociale ed imprenditoriale del Mezzogiorno. Una grande occasione per tutti».

Antonio Blandini, commissario della Bpb, incrocia le dita in vista dell’Assemblea di martedì prossimo, ultimo passaggio fondamentale per il salvataggio dell’istituto di credito, e rilancia il progetto di una banca per il Sud. «Crediamo nel progetto di una banca del Mezzogiorno e per il Mezzogiorno, radicata sul territorio e al servizio delle piccole e medie imprese, oltre che dei cittadini» assicura.

Qual era la situazione al vostro arrivo, non solo dal punto di vista dei bilanci che conosciamo ma dal punto di vista organizzativo e ambientale.

«Abbiamo trovato una situazione complessa, da ogni punto di vista. Esistono però in banca anche professionalità efficaci, valide e motivate, che ci hanno aiutato molto in questo percorso. Al contempo, in appena due settimane si è riusciti a definire con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e con il Medio Credito Centrale il percorso per il rafforzamento patrimoniale e per l’avvio del rilancio della Banca Popolare di Bari. Il progetto prevede che il Fondo fornirà le risorse finanziarie necessarie per la copertura delle perdite e per la ricostituzione del capitale minimo, per 1.170 milioni; il Medio Credito Centrale parteciperà all’aumento del capitale sociale della Banca, per 430 milioni».

Quali sono stati i passaggi più complicati per garantire l’operatività e arrivare ad organizzare il piano industriale?

«Tutti – dal sistema bancario, politico, sociale, di vigilanza, sindacale, così come i soci e la clientela della banca – hanno compreso come questa sia una imprescindibile operazione di sistema. Nella fase di avvio dell’amministrazione straordinaria, dicembre scorso, parlammo in diverse occasioni pubbliche di redditività, di npl e di coefficienti patrimoniali. Ecco il Piano industriale 2020-24 fornisce dei chiari target al riguardo. Al 2024, il piano stima un Total Capital Ratio superiore al 12%, un Npl Ratio superiore all’8% ed un rapporto cost/income intorno al 66%. Indicatori, come dire, di assoluto interesse. Ma al di là dei numeri, l’obiettivo è quello di realizzare un grande operatore bancario del Meridione, che coniughi innovazione e conoscenza del territorio, offrendo un’ampia gamma di prodotti e servizi a favore per lo più di famiglie e piccole medie imprese».

Antonio Blandini

Con i sindacati trattativa estenuante, ha mai temuto il peggio? Il taglio di sedi e personale era inevitabile per quali motivi?

«Arrivare a un accordo è stata una grande soddisfazione per tutti. Il confronto con le organizzazioni sindacali è stato corretto, impegnativo ma corretto. Sono questioni importanti, con impatti sociali, che vanno trattati con rispetto e attenzione. Detto questo, anche sul tema del personale, l’attenzione è stata posta sulla riduzione dei costi nel rigoroso rispetto del Piano industriale per una redditività sostenibile nel tempo ed un rapporto equilibrato di cost/income. In questo ambito si è trovata la quadratura. Riduzione del costo del lavoro, con sacrifici dei lavoratori ma con un possibile ingresso ampio alle forme previste, quali fondo pensione, quota 100, opzione donna e fondo emergenziale. Altre uscite si realizzeranno su base volontaria o inerziale. Altre ancora potranno essere interessate dalle possibili cessioni di alcune filiali».

Il 29 giugno data cruciale, sensazioni?

«Proprio in questi giorni i soci possono esprimere il loro voto tramite il rappresentante designato secondo le modalità previste nell’avviso di convocazione. Sul sito internet della banca ci sono tutte le informazioni necessarie. Anche l’indicazione del numero verde dedicato per informazioni sui contenuti e sulle modalità per esercitare il voto. Finora, i dati restituiscono grande interesse e partecipazione. Siamo pronti al momento della decisione più importante».

I soci, però, si sentono maltrattati da una gestione decennale che li ha visti sempre meno garantiti. Non teme effetto sfiducia? La vostra proposta li convincerà in Assemblea?

«Confido che l’assemblea dei soci con larga maggioranza approvi il progetto. Ricordo che sono previsti per i soci, incentivi, risarcimenti, tavolo di conciliazione, il mantenimento dello status di socio. Pensiamo anche alle nuove risorse finanziarie che arriveranno per sostenere i debiti, in particolare le obbligazioni subordinate. Ma molto importante è il mantenimento di una banca del Mezzogiorno, per il sostegno delle persone del Mezzogiorno, un importante operatore bancario che supporti il tessuto economico sociale ed imprenditoriale. Come detto una grande occasione per tutti».

La proposta transattiva riguarda solo gli aumenti di capitale della Banca, deliberati ed eseguiti nel corso degli esercizi 2014 e 2015. Per quelli precedenti?

«A tutti gli azionisti è destinata la copertura integrale delle perdite e la ricostituzione del capitale pari a 10 milioni, di modo che tutti i Soci della Banca restino tali anche dopo l’abbattimento del capitale per perdite e la sua ricostituzione. Inoltre, per tutti coloro che parteciperanno in Assemblea si prevede l’assegnazione di Azioni gratuite. Infine, e per rispondere puntualmente alla sua domanda, coloro che non hanno partecipato agli aumenti di capitale del 2014-15 avranno diritto a un incentivo sotto forma di warrant per ciascuna azione detenuta, oltre all’apertura del Tavolo di conciliazione e di solidarietà e ad un rapporto di maggior favore nell’accedere ai servizi bancari».

In cosa si concretizza il progetto Banca per il Sud? Non è un ossimoro rispetto ad un piano che prevede tagli consistenti in Abruzzo, Calabria, Basilicata e Puglia? Non temete che una minore presenza lasci spazio alla concorrenza?

«Crediamo fermamente nel progetto di una Banca del Mezzogiorno e per il Mezzogiorno, radicata sul territorio e al servizio delle piccole e medie imprese, oltre che dei cittadini. La chiusura delle filiali rappresenta un sacrificio necessario per rendere la Banca più efficace ed efficiente, e gestire un piano industriale eseguibile, anche in linea con le tendenze di mercato».

Per quanto riguarda il Derisking di 2 miliardi conferma offerta di Amco?

«Amco ha garantito rapidità ed efficienza nell’analisi e nelle proposte. Evidentemente, atteso che i costi del Derisking cedono, nella sostanza, sulle parti con le quali a dicembre 2019 abbiamo avviato questo importante percorso, ed in particolare su FITD, abbiamo condiviso con loro passo dopo passo l’analisi e le scelte, in una prospettiva necessariamente di mercato, come tutti gli advisor che hanno approfondito il tema hanno potuto accertare. Si rammenta che, comunque, per migliore tutela e serenità di tutti, accetteremo quell’offerta solo nel momento in cui l’assemblea assumerà le delibere di trasformazione e di ricapitalizzazione, non prima».

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