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Il commissario straordinario Domenico Arcuri

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C’E’ VOLUTO un attacco a tre punte per perdere la partita della competitività. Avevamo introdotto Ministero dello sviluppo economico, regioni italiane e Invitalia, l’Agenzia nata per affiancare la Pa e migliorare le performance di spesa. Erano disponibili 8 miliardi e 328 milioni di fondi europei. Ebbene, il nostro” tridente” è riuscito a salvarne poco meno di 3.  Erano in ballo risorse su questioni strategiche: semplificazione dei modelli amministrativi; digitalizzazione delle procedure di attuazione; rafforzamento del sistema imprenditoriale delle regioni meno sviluppate. In compenso siano riusciti in una impresa straordinaria: rimandare indietro i 102 milioni disponibili per il cratere sismico aquilano.  Sostegno alle attività produttive, ossigeno puro per le aree terremotate. Ne potremo gestire solo 1,8 mln.   

BANDI CHIUSI

Analizzare in dettaglio la nostra incapacità di spesa fa male al cuore.  Dio solo sa, ad esempio, quanto in questo momento farebbe comodo alle nostre grandi e piccole imprese avere risorse a disposizione per sostenere gli investimenti strategici e innovativi. Per avere un prestito si fa la fila. La lista d’attesa è lunghissima, la concorrenza spietata; c’è chi durante il lockdown non si è mai fermato e chi è già ripartito.  Noi siamo in surplace, in precario equilibrio sulla stessa mattonella ondeggiante. Ma dei 2 miliardi e 976 milioni di fondi europei stanziati per tutte queste bellissime cose che a noi servirebbero come il pane per il ciclo 2014-2020 non ne abbiamo voluto sapere. Ne abbiamo utilizzati solo 336,3. E ora? Si può fare qualcosa? No, troppo tardi: il bando è chiuso.  

Cinque miliardi, la differenza tra il plafond a disposizione e quanti ne potremo realmente gestire, li lasceremo di mancia. Se riusciremo a rimodularli entro due anni e a utilizzarne una piccola parte sarà grasso che cola.  Per gli interventi di reindustrializzazione delle aree in crisi c’erano 390 milioni, grandi e piccole imprese potranno gestirne 110. Dei circa 50 milioni di voucher per l’acquisizione di servizi consulenziali per i processi di internazionalizzazione di impresa le nostre Pmi se ne faranno bastare 18. 

ASPETTANDO IL RECOVERY FUND

L’Agrifood può diventare un settore strategico per il nostro Sud, ma servono progetti di ricerca: dei 947,5 mln ne potremo usare 523,9.  Peggio è andata con i voucher destinati alla digitalizzazione dei processi aziendali. Voleva dire acquisto di hardware e software, ammodernamento tecnologico. Quei 342,5 milioni ci avrebbero fatto comodo ma il bando si è chiuso a quota 32,5, meno del 10% delle risorse introdotte dall’Europa. Insomma, aspettiamo che la pioggia del recovery fund ci caschi addosso come una manna dal cielo ma non siamo capaci a spendere. Il complesso meccanismo che mette in moto i programmi si traduce per noi in una partenza ad handicap. Ed era proprio per questo che si è deciso di affiancare Invitalia agli enti locali e ai ministeri. Il risulto però è questo, la tabella che abbia sotto gli occhi (vedi pagina). Qualcosa siamo riusciti comunque a portare a casa, 147,7 milioni di euro a Terna Spa per le attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica in Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia.

L’UFFICIO BREVETTI SCONOSCIUTO AL SUD  

Se i rallentamenti della burocrazia restano un tratto comune, la linea continua che unisce in lungo in largo il Paese, le differenze restano e si accentuano sempre più. Prendiamo ad esempio le domande presentate a Invitalia per ottenere i contributi Voucher3I, un incentivo del Mes a sostegno delle startup innovative impegnate a realizzare processi di brevettizzazione.  Stiamo parlando di un campo strategico, un settore ad alto potenziale, che può la fortuna di un territorio. Ebbene, a 24 ore dall’apertura dello sportello, sono arrivare 849 domande così distribuite: Lombardia 197; Emilia-Romagna 108; Veneto 105, Campania 91 e Puglia 85.  E le altre regioni? Non pervenute o quasi. Le risorse disponibili ammontano a 19,5 milioni di euro. Ma per poter concorrere servono consulenti in proprietà industriali, consulenti iscritti al registro dell’apposito ordine. C’è chi è tagliato fuori, chi ha già perso prima ancora di partecipare.

IMMUNI, TRACCE PERSE

Tutto finisce nel grande contenitore di Invitalia. L’emergenza da Coronavirus,  la protezione civile, l’assistenza alla Pa, innovazione, digitalizzazione. E quasi mai, purtroppo, il commissario straordinario Domenico Arcuri non ne azzecca una. Prendiamo Immuni, la App scelta per il tracciamento del virus. Chi l’ha vista? Era stata annunciata (e con molta enfasi) proprio da Arcuri, anche se la paternità va alla ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano. L’obiettivo è  tracciare in caso di positività il contagio dal virus. Perché sia efficace dovrebbero utilizzarla il 60% dei 40 mln di italiani che hanno un telefonino sufficientemente aggiornato e sono maggiorenni in grado di intendere e di volere.

La privacy è assicurata, non ci sono controindicazioni. Ma al momento siamo fermi a 3 milioni e 700 mila download, una cifra ancora troppo bassa benché in linea con il modo in cui altri Paesi europei hanno accolto esperienze simili. Perché da noi la campagna di promozione stenta a partire? Arcuri e la Pisano non ci credono più?    

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