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Investimenti pubblici pro capite nella sanità

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Dalla lotta contro il Coronavirus alla lotta contro le disuguaglianze. È il senso che lega l’uno all’altro i componenti della Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea, i livelli essenziali di assistenza sanitaria. Medici e scienziati in prima linea contro il Covid-19 proveranno a contrastare l’altro male di cui soffre l’Italia, l’arretratezza cronica del Sud.

Un decreto del ministro della Salute Roberto Speranza rende subito operativi i membri della Commissione. Sarà composta da nomi che prima si conoscevano solo all’interno della comunità scientifica.

Il virus li ha resi popolari, alcuni sono ormai volti noti, come ad esempio Silvio Brusaferro, designato dall’Istituto superiore di Sanità e Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore della sanità. Entrambi, nei giorni più drammatici, aggiornavano la contabilità di contagiati, morti e guariti.

SPERANZA PRESIDENTE

La Commissione sarà presieduta dal ministro in persona. Ne faranno parte anche Antonio Gaudioso, segretario di Cittadinanzattiva; Adriano Marcolongo; direttore generale del Sant’Andrea di Roma; Lucia Borsellino, figlia del giudice assassinato dalla mafia ed ex assessore alla Salute della Regione Sicilia, designata dall’Agenzia per i servizi regionali, Domenico Mantoan, espressione dell’Agenzia italiana del farmaco e Angela Adduce, in rappresentanza del Mef.

Resterà in carica tre anni: ogni membro avrà diritto al solo rimborso spesa. L’impresa è ardua; riuscire dove tutti gli altri hanno fallito. Definire le prestazioni che il sistema sanitario nazionale è tenuto a fornire ai cittadini. Da Nord al Sud, senza favoritismi, retaggi culturali, pregiudizi.

Vale la pena ricordarlo: sono servizi finanziati dalla fiscalità generale. Ce li paghiamo noi. Finora il criterio di distribuzione è stato alquanto arbitrario. Lo conferma il sistema dei Conti pubblici territoriali: in media sono stati spesi pro-capite 44,4 euro.

Al Nord 76,7, al Sud 24,7. Un gap geografico che ha reso quasi incolmabile il divario tra le regioni. Da qui l’allarme generato dalle simulazioni circolate in questi giorni dove con l’eventuale accettazione del Mes, circa 36 miliardi di euro, si riprodurrebbe lo scippo denunciato ripetutamente da questo giornale.

DA ZAIA FRASI FUORI CONTESTO

Di Lea si è parlato a profusione. Li prevede la Costituzione ma nessuno li ha visti. La crisi del Coronavirus ha esasperato le differenze e portato in superficie tutti i limiti del sistema organizzativo territoriale lombardo che ha messo fuorigioco i medici di base.

«Un modello fallimentare da cui trarre una lezione per tutti – non ricorre a giri di parole Vincenzo Presutto, vice presidente della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale – La dimostrazione che il criterio della spesa è importante ma le risorse, una volta ottenute, bisogna anche saperle utilizzare».

Il diritto alla salute non rientra tra le questioni negoziabili. Con il passare degli anni la disparità è andata crescendo. Un taglio tira l’altro, si è passati dai 3,4 miliardi di investimenti in sanità del 2010 a 1,4 miliardi del 2017, ultimo dato certo disponibile.

LA BORDATA

«Basta differenze, sono anticostituzionali! – quasi insorge il senatore Presutto, esponente di punta dei 5 Stelle – Scopriamo che i Lea fin qui non sono mai stati applicati. Ora finalmente ci sarà una commissione e anche quei presidenti che continuano a chiedere più soldi verranno valutati. E c’è chi, come il governatore del Veneto Luca Zaia, continua a parla di autonomia. In questo momento di emergenza nazionale, in un clima di incertezza mondiale, è perlomeno anacronistico. Porta avanti una cantilena stancante, fuori contesto. L’esperienza del Coronavirus ci ha insegnato l’importanza del radicamento territoriale della sanità. Ha messo in mostra tutte le nostre debolezze, a cominciare da quei sistemi che fino ieri consideravamo eccellenze. I Lea rappresentano la pietra miliare, definiscono cosa serve agli italiani a prescindere dalla loro collocazione geografica».

Presutto, è uno dei “facilitatori nazionali in ambito economico”, che nell’accezione militante del Movimento grillino vuol dire responsabile. E vuol togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Mi auguro che il Sud non venga più discriminato ma anche che impari a spendere meglio i soldi. Mi riferisco ad esempio all’Ospedale sul Mare di Ponticelli, una zona che conosco bene perché ci vivo. È stato allestito un cantiere creato all’esterno della struttura mentre i reparti interni erano vuoti. Mi chiedo se è vero che i lavori siano iniziati prima che venisse dato l’appalto con affido diretto».

Una frecciata al governatore campano Vincenzo de Luca. A dimostrazione che lo stato dei rapporti Pd-M5S a livello locale era pessimo. Ed è rimasto pessimo anche ora che le due forze governano insieme a Palazzo Chigi.

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