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Il ministro Roberto Gualtieri

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Anche il governo ha smesso di parlarne. I riflettori si sono abbassati e le cifre rimbalzano dall’Abi con un tono sommesso. Il decreto Liquidità con i prestiti alle imprese in difficoltà post Covid garantiti al 100% dallo Stato, non riesce a decollare. Facendo un esame sulla serie storica emerge che le richieste arrivano alle banche a un ritmo di 50mila a settimana. Considerando che in Italia, secondo l’ultimo censimento Istat, ci sono 4,4 milioni di imprese, il trend non esprime grande entusiasmo per l’operazione. Attualmente, da come emerge sul resoconto del sito del fondo di garanzia, siamo a quota 59 miliardi su complessivi 400 miliardi definiti dal decreto Liquidità.

TRENO AL RALLENTATORE

Dal 17 marzo al 26 luglio sono pervenute 901.195 domande per 59,696 miliardi di cui 772.863 per crediti inferiori a 30mila euro che sono quelli con garanzia statale al 100%. Il treno al rallentatore riguarda soprattutto questa tipologia di richiesta e quindi interessa soprattutto le piccole e medie imprese. Come mai si va al rallentatore? Due sono le ipotesi: le aziende non hanno una così importante necessità come il governo aveva valutato e tutti gli istituti di ricerca stimato o le pratiche burocratiche sono talmente estenuanti che ci rinunciano. La seconda opzione ci sembra la più plausibile. Il dato inoltre riguarda le domande presentate al Fondo di garanzia tramite le banche, non quelle effettivamente accolte.

TROPPI STECCATI

Le garanzie governative sono in base all’ammontare richiesto, alle dimensioni societarie e di conseguenza al fatturato. Le pmi fino a 499 dipendenti possono rivolgersi al loro Fondo di Garanzia: fino a 25 mila euro possono ottenere la totale garanzia dello Stato; fino a 800 mila euro la stessa si ferma al 90%, mentre per il restante 10% può essere coinvolto Confidi. Per prestiti fino a 5 milioni, invece, sarà unicamente lo Stato a garantire fino al 90% dell’importo. Le imprese che non rientrano nel Fondo di Garanzia sono di competenza di Sace. Per poter accedere alle garanzie, un’azienda deve superare una serie di steccati che riguardano la situazione patrimoniale e creditizia, con il rischio di essere esposta alla discrezionalità delle banche.

Lo strumento del decreto Liquidità si sta rivelando poco efficace. Basta leggere i dati che certificano le difficoltà degli italiani a seguito della pandemia. Secondo le rilevazioni settimanali effettuate dalla task force del ministero dell’Economia, le domande di moratoria sui prestiti hanno superato il tetto dei 292 miliardi di euro. Le rilevazioni dell’Abi dicono che meno della metà delle domande di credito complessive, cioè il 45%, arriva da società non finanziarie per un totale di 194miliardi di euro erogati.

Ci sono poi le domande che arrivano dalle famiglie che ammontano a circa 92miliardi. Il segno della crisi profonda è dato anche dalla richiesta di sospensione del mutuo sulla prima casa: circa 192mila per un importo medio di 94mila euro. Le moratorie Abi e Assofin hanno registrato 440mila richieste per 18miliardi di prestiti. La moratoria sui mutui per le famiglie, secondo una circolare dell’Abi che recepisce le linee guida EBA (European Banking Authority) sulle agevolazioni creditizie anti-Coronavirus, si concluderà il 30 settembre. La moratoria di applica anche alle imprese con esposizioni deteriorate alla data di presentazione della domanda, purché in bonis al 31 gennaio 2020. Restano comunque escluse le esposizioni in sofferenza.

IMPORTANTE NOVITÀ

Secondo la Banca d’Italia le richieste di finanziamento pervenute agli intermediari, quindi non solo alle banche, per l’accesso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, sono circa 76 miliardi di euro. Un altro strumento di finanziamento è stato aggiunto con il decreto Rilancio da poco convertito in legge. Il provvedimento trasforma di fatto i 32 confidi 106, vigilati da Banca d’Italia, in soggetti “bancari” capaci di erogare ingenti finanziamenti diretti alle imprese. ConfeserFidi è già pronto a mettere a disposizione delle Pmi siciliane e italiane 120 milioni di euro sotto forma di finanziamenti diretti o di fidejussioni o di acquisto crediti.

Dunque, c’è un’importante novità per le Pmi che abbiano bisogno di maggiore attenzione, velocità ed efficienza di risposta al bisogno di liquidità rispetto a ciò che ricevono dal sistema bancario tradizionale. Infatti, il decreto “Rilancio” ha elevato per i confidi 106, la possibilità di erogare finanziamenti diretti alle imprese dal 20 fino al 49 per cento del totale delle attività dell’attivo ponderato, riducendo l’originaria attività di prestazione di garanzie consortili su finanziamenti bancari che oggi è molto meno richiesta dal mercato. I confidi 106 per questa attività puramente “bancaria” possono impiegare il proprio patrimonio oppure recuperare provvista finanziaria presso il sistema bancario o la Cassa depositi e prestiti. ConfeserFidi si orienta, per la propria natura statutaria, verso i finanziamenti alle microimprese, settore spesso poco attenzionato dalle banche. La legge di Stabilità della regione Sicilia ha previsto venti milioni di euro per la concentrazione e patrimonializzazione dei consorzi fidi, per le agevolazioni e il supporto alle imprese. All’erogazione si procederà tramite il Fondo Sicilia gestito dall’Irfis-Finsicilia.

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