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Non solo un bonus sui pasti che vengono consumati in ristoranti, pub e pizzerie, ma anche un’agevolazione per chi acquista cibo rigorosamente Made in Italy. È quello che sta chiedendo da diversi giorni la Coldiretti, che ha avviato anche la campagna promozionale Mangiaitaliano. Dopo una serie di bozze circolate, al Consiglio dei ministri sarebbe entrata solo la .misura a favore dei piatti tricolore. Un intervento sostenuto con forza dal ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, che per difenderlo ha addirittura lasciato la clinica dove doveva rimanere fino a lunedì.

I SETTORI COLPITI

La ristorazione è stata e resta tra i settori più colpiti dall’emergenza Covid 19. Il lungo blocco, ma anche la lentissima ripresa stanno mettendo in ginocchio il canale Horeca. Mancano i turisti stranieri e anche i vacanzieri italiani sono pochi. Ci sono stati alcuni timidi segnali di recupero soprattutto in alcune regioni del Sud che offrono condizioni di maggiore sicurezza (il Molise, per esempio, sembra andare decisamente in controtendenza rispetto al trend degli anni scorsi) ma la paura dei contagi per i focolai, che ormai vengono segnalati a macchia di leopardo nella penisola (anche se sempre concentrati nelle aree del Nord), e la crisi economica che rischia di appesantirsi nell’ormai prossimo autunno non aiutano.

D’altra parte sostenere la filiera agroalimentare allungata alla ristorazione significa aiutare una robusta fetta dell’economia nazionale che vale oltre 530 miliardi. In gioco c’è un settore che offre lavoro a 3,6 milioni di addetti, che coinvolge oltre 740.000 aziende agricole, 70.000 industrie alimentari, 230.000 punti vendita e 330.000 imprese impegnate nella ristorazione. E, secondo le elaborazioni di Coldiretti sui dati Ismea, la filiera allargata ha bruciato quest’anno circa 8 miliardi di euro con perdite pesanti per tutte le eccellenze nazionali dal vino all’olio, dai formaggi all’ortofrutta fino alle verdure, ai salumi e alle carni.

LE DIFFICOLTÀ

Per molti prodotti come il vino e l’olio la ristorazione è il principale canale di commercializzazione. La chiusura delle frontiere rende difficile anche il recupero con l’export che rappresenta un motore fortissimo del made in Italy alimentare. E per il vino le prospettive positive della prossima vendemmia (i dati saranno presentati il prossimo 3 settembre) rischiano di trasformarsi in un vero e proprio boomerang : Assoenologi, Ismea e Uiv hanno infatti espresso diverse preoccupazioni per quanto riguarda la tenuta dei mercati. Restano poi le strutturali criticità. L’ultimo allarme lanciato dalla Coldiretti è per l’ortofrutta, I prezzi sono sempre più bassi . «Meno di un terzo dei prezzi di vendita – sostiene l’organizzazione agricola – finisce agli agricoltori che così non coprono neppure i costi».

L’AIUTO AI POVERI

Da qui è nata la provocazione dei coltivatori abruzzesi che hanno scelto di regalare 5.000 kg di carote, patate radicchio e altri prodotti della terra. I problemi sono quelli di sempre, dal maltempo alle difficoltà di raggiungere i mercati per il gap logistico, ma anche per le speculazioni. Le pratiche sleali, nonostante una legge nazionale del 2012 e una direttiva comunitaria, resistono. E in situazioni di gravi difficoltà economiche si aprono larghi spazi agli speculatori e alla criminalità che ha messo da tempo gli occhi sulle campagne e così l’agricoltura finisce per ritrovarsi a fare la parte del vaso di coccio tra i vasi di ferro in balia della nuova criminalità con i colletti bianchi.

Il momento è dunque delicato è le nuove povertà potrebbero davvero mettere a rischio la tenuta del Paese. Per questo un altro sostegno che è stato chiesto dalla Coldiretti è a favore proprio degli indigenti, con un piano da un miliardo di euro finalizzato a premiare gli acquisti e la distribuzione di prodotti che siano rigorosamente italiani. Il tutto con un duplice obiettivo: riuscire ad aiutare i nuovi poveri, che rischiano di sfiorare la soglia dei quattro milioni, e, nello stesso tempo, riuscire a offrire un contributo valido ai produttori.

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