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Storie di anni a spartirsi stanze e spazi comuni, di convivenze forzate dalla necessità, di liti per il lavandino pieno o per i turni in bagno. Di festini improvvisati fra quattro mura, di sogni e di nostalgie, di moke che sbuffano fumo di caffè bruciato mentre gli occhi corrono sui libri. Di lavori occasionali per pagarsi l’affitto, una serata in compagnia e per riempire frigo e dispensa di junk food; giusto per andare avanti sino al prossimo ritorno a casa, per Natale e per Pasqua, quando le valigie torneranno cariche di parmigiane, lasagne e vasetti di pesto e ragù, stipati nei freezer.

È una vera e propria generazione quella degli studenti fuori sede Il dato che emerge da un’analisi dell’Ufficio studi di Immobiliare.it secondo cui l’epidemia sta letteralmente svuotando le città universitarie più quotate, in particolare quelle del Nord. La conseguenza è un boom dell’offerta di stanze singole e posti letto in affitto nel 2020, con picchi che sfiorano il più 300% rispetto al 2019. È il caso di Milano, la metropoli maggiormente colpita dal fenomeno, dove l’incremento raggiunge il 290%. Segue la Bologna dell’Alma Mater, con un più 270% di vani sfitti. A Padova in un anno l’offerta è quasi triplicata (+ 180%) e lo stesso vale per Firenze + 175%). Raddoppiata, invece, a Roma + 130%), Torino (+ 108%) e Napoli (+ 100%), appena fuori dalla Top 5. Le altre città del Mezzogiorno che figurano nella classifica sono Bari (+60%), Palermo (+ 43%) e Catania (+ 30%). I locatori meno interessati sono quelli di Pisa (+ 12%), mentre la media nazionale segna un + 143%.

«Didattica a distanza, smart working e South working hanno fatto registrare quest’anno un boom dell’offerta di stanze e posti letto che in alcuni casi, come a Milano, risulta quasi quadruplicata rispetto al 2019 – ha spiegato l’Ad di Immobiliare.it Carlo  Giordano –  Studenti e lavoratori che sceglievano soluzioni abitative transitorie, come quelle di una stanza singola o di un posto letto in una doppia, hanno preferito in molti casi abbandonare momentaneamente le città».

La crescita dell’offerta ha frenato quella del caro prezzi, rimasti sostanzialmente invariati. Anche perché nel 2020 non si è rilevata alcuna impennata sui costi di questa tipologia di locazioni. La città più salata resta Milano, dove la media del canone mensile richiesto è di 565 euro per una singola e di 345 euro per un posto letto in doppia. Al secondo posto – a debita distanza – c’è Roma; nella Capitale la media del prezzo richiesto è di 438 euro per una stanza e di 287 euro per un letto.

Seguono  Bologna  e  Firenze  dove per affittare una singola sono necessari circa 400 euro. Sotto la soglia dei 400 euro si trovano poi  Venezia  – dove per una singola si chiedono  in media 358 euro  –  Napoli (338 euro la singola) e Torino (330 euro).  

La maggior convenienza delle città del Sud può offrire interessanti prospettive di investimento e, quindi, di rilancio del Meridione. Se ne parla in un’altra analisi di Immobiliare.it nella quale si sottolinea che con la progressiva messa a sistema del lavoro agile potrebbe venir meno la necessità di trasferirsi stabilmente nelle altre macroregioni. Piuttosto che mettere in conto 3/4mila euro al metro quadro, richiesti ad esempio a Milano per comprare casa – sostiene il portale – si potrebbe optare per le località del Mezzogiorno, dove il prezzo spesso non supera i mille euro al metro quadro e addirittura, nelle realtà più economiche, non raggiunge i 750 euro. Senza dimenticare, conclude l’articolo, le politiche di quei comuni meridionali che promuovono il ripopolamento vendendo immobili “a cifre simboliche o che addirittura  pagano chi si trasferisce in un piccolo centro con pochi abitanti”.

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