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Boris Johnson

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Per il Governo Conte  è il momento di passare dalle promesse ai fatti.  L’agricoltura e l’agroalimentare nel lockdown e nelle successive fasi del post Covid 19 hanno incassato elogi, ringraziamenti e impegni. I produttori agricoli e tutti coloro che sono stati impegnati a garantire cibo nei lunghi mesi della chiusura del  Paese messo in ginocchio dalla pandemia, sono stati equiparati al personale sanitario per  lo spirito di servizio dimostrato. Ma ora è il momento di provare con azioni concrete che non si trattava solo della (solita)  retorica.  Sull’Italia sta per arrivare una pioggia di miliardi, ma il Recovery Fund sembra che debba escludere l’agroalimentare,  la “filiera della vita” come più volte l’ha definita il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova.

In effetti al settore è stata riservata una fetta di fondi comunitari specifici dell’agricoltura, ma si tratta in pratica di una partita di giro, soldi tolti agli aiuti diretti della Politica agricola comune e dirottati al Generation next.

L’agroalimentare con il suo fatturato di 538 miliardi ha tutte le carte in regola  invece per accedere agli interventi strategici che saranno  finanziati con gli  oltre 200 miliardi assegnati  da Bruxelles all’Italia. Il cantiere è aperto, ma per ora di agricoltura non sembra esserci traccia.

Il settore più di altri ha invece bisogno di una robusta modernizzazione, perché l’agricoltura non è solo produzione. Oggi  la filiera del cibo è interconnessa con tutte le attività produttive ed è basilare per il conseguimento degli obiettivi  posti dal Green deal.

Non si potrà mai pensare a uno sviluppo  veramente sostenibile se  si continuerà a  chiudere gli occhi  sull’abbandono delle aree interne e sul  drammatico  consumo del suolo. Secondo l’ultimo rapporto Ispra  2020 le nuove coperture artificiali hanno distrutto altri 57,5 km quadrati, una media di oltre 16 ettari al giorno.

Ora ci sono le condizioni per ribaltare questa situazione.  “Una occasione per superare lo storico squilibrio nei fondi europei assegnati al settore primario – ha dichiarato Ettore Prandini, presidente della Coldiretti- con l’Italia che è superata da Francia, Germania e Spagna, nonostante sia il primo Paese europeo per valore aggiunto, numero di imprese agricole e qualità delle produzioni . Per superare il gap competitivo nei confronti degli altri Paesi l’agroalimentare va incluso nei progetti strategici da realizzare con le risorse del Recovery Fund” . La lista degli interventi possibili  è lunghissima, con un Mezzogiorno  ancora lasciato nell’angolo.  Vanno recuperati i ritardi accumulati, come ricorda Coldiretti, nelle infrastrutture, dai trasporti alla logistica fino alle energie rinnovabili. Ma c’è spazio per investimenti in tutti i settori, dalla zootecnia al florovivaismo.

Resta aperta poi la grande questione  delle strutture idriche  indispensabili per garantire lo sviluppo di colture di qualità e competitive che  il caldo torrido, figlio del cambiamento climatico, spesso incenerisce  soprattutto nelle campagne meridionali. Qualche giorno fa l’Anbi  (associazione dei Consorzi di bonifica)  ha illustrato il suo piano da 4 miliardi per rendere efficiente la rete idraulica e  creare oltre 20mila posti di lavoro. Anbi ha segnalato tra l’altro  90 bacini che richiedono solo opere di manutenzione a cui si aggiungono  molte opere incompiute. Spesso già approvate e cantierabili, ma che attendono l’ultimo  ( decisivo) miglio dei finanziamenti. Il presidente dell’Anbi, Francesco Vincenzi, ha anche spiegato che il piano prevede l’immediata realizzazione di 23 nuovi  bacini di accumulo idrico  in grado di dare lavoro a oltre 6mila addetti. E sempre in tema di infrastrutture idriche Coldiretti con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti  ha già ingegnerizzato la messa in cantiere di mille laghetti nelle zone di media montagna, rigorosamente senza cemento.  E poi,   interventi per l’alta velocità nel trasporto merci e per le autostrade  del mare  che contano su snodi come Taranto e Gioia Tauro che, avvicinando il Sud  all’Europa, potrebbero sostenere lo sviluppo e la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari meridionali.

Qualcosa si muove. Con gli ultimi provvedimenti varati dal Governo, a partire dal “Rilancio” sono arrivati soldi anche al settore. Con il decreto Semplificazioni, convertito ieri in legge, è  spuntato un provvedimento storico   che garantisce la trasparenza sui flussi di import dai paesi Ue e terzi. In pratica  basterà con un click collegarsi sul sito del ministero della Salute e ogni cittadino potrà verificare da dove arrivano l’olio,il grano, la frutta ecc, ma soprattutto a quali aziende sono indirizzate. Non ci sarà più “segreto di Stato”, come ha commentato Coldiretti che su questo fronte si sta battendo da anni. Un altro passo avanti, come l’etichettatura con l’indicazione dell’origine della materia prima, per garantire al consumatore  scelte consapevoli su quello che porta a tavola. Una misura  che può avere anche un impatto economico significativo indirizzando gli acquisti su prodotti made in Italy garantiti. Nel decreto Semplificazioni in prima linea anche i giovani.

Agli under 41 che conducono aziende agricole sono concessi mutui agevolati per gli investimenti  a tasso zero e contributi a fondo perduto che di fatto richiedono al giovane imprenditore  un finanziamento personale pari solo al 5% del totale delle spese. Interventi importanti, che però non bastano soprattutto alla luce delle grandi sfide che  attendono il settore. Serve  dunque una cura forte che si potrà realizzare  solo con il pesante contributo Ue.  Se l’agricoltura ha dribblato la nuova stretta sui dazi dell’amministrazione Trump, all’orizzonte rispunta l’emergenza Brexit dopo gli ultimi annunci del premier Johnson. A rischio, con la mancata tutela giuridica dei marchi di qualità, c’è il 30% dell’export alimentare italiano nel Regno Unito, quarto partner commerciale. E grande consumatore di ortofrutta, formaggi, vino, pasta e olio d’oliva made in Italy.

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