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Il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho

Tempo di lettura 4 Minuti

LA RILEVAZIONE delle movimentazioni economiche sospette è iniziata. Un’attività sperimentale in tal senso era stata annunciata dal procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho. Ma i 500 imprenditori campani finiti sotto la lente e i 58 fascicoli per eventuali interdittive antimafia al vaglio della Prefettura di Napoli legati alle infiltrazioni della camorra sui finanziamenti europei riaccendono l’attenzione su una delle possibili opportunità di espansione dell’economia criminale durante la pandemia.

OLTRE I FONDI EUROPEI

Non c’è soltanto il Recovery Fund. Mentre infuria la protesta di alcuni settori economici contro l’annunciato coprifuoco in Campania e il pugno duro del governatore Vincenzo De Luca sulla chiusura degli esercizi, le mafie, non solo la camorra, quelle che nella loro versione affaristico-imprenditoriale immettono rilevanti risorse finanziarie, frutto di molteplici attività illecite, nei circuiti legali, infiltrandoli in maniera pesante, si fregano le mani. Il monito lo aveva lanciato la Dia nel suo rapporto di luglio, disegnando uno scenario in cui si evidenziava la spiccata propensione dei boss a trarre il massimo beneficio anche dalle crisi economiche.

Tutto ciò, non solo a causa del periodo di lockdown che ha interessato la gran parte delle attività produttive, ma anche perché lo shock del Coronavirus è andato ad impattare su un sistema economico nazionale già in difficoltà; un sistema che nel 2019 aveva segnato un marcato rallentamento, con un Pil cresciuto di soli 0,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente e ben distante dal picco raggiunto nel 2008. La Dia ipotizza un doppio scenario. Uno di breve periodo, in cui “le organizzazioni mafiose tenderanno a consolidare sul territorio, specie al Sud, il proprio consenso sociale, attraverso forme di assistenzialismo da capitalizzare nelle future competizioni elettorali”. Ma ci sarebbe anche un secondo scenario, di medio e lungo periodo, in cui “le mafie – specie la ‘ndrangheta – vorranno ancor più stressare il loro ruolo di player, affidabili ed efficaci anche su scala globale”.

L’allarme va oltre il Nord Italia, dove si registra un’operazione contro la ‘ndrangheta al giorno. Perché le cosche sono pronte a invadere anche l’Europa, anzi, hanno iniziato da tempo.

I SOLDI A FONDO PERDUTO

Del resto, c’era anche il contributo a fondo perduto previsto dai decreti di maggio e aprile scorsi tra gli obiettivi di una presunta maxi frode fiscale scoperta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano che, su disposizione della Dda del capoluogo lombardo, ha arrestato a luglio otto persone con le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta. Le società inserite nello schema di frode avevano attestato un volume d’affari non veritiero e fondato sulle false fatture dell’anno precedente anche per intascare quel denaro. Le mani della ‘ndrangheta si erano allungate anche sui fondi per le imprese stanziati dal Governo per sostenere il sistema imprenditoriale durante l’emergenza Covid. I metodi sono sempre più sofisticati.

L’escamotage era una complessa frode all’Iva nel settore del commercio di acciaio con fatture false e attraverso società cartiere e filtro, anche in Bulgaria, intestate a prestanome. L’autoriciclaggio sarebbe stato per mezzo milione di euro attraverso conti anche in Inghilterra e Bulgaria. Ma c’era anche il riciclaggio di soldi poi inviati a istituti di credito cinesi. Gli inquirenti si sono avvalsi della collaborazione di Sang Yu Zhang, residente a Prato, interessato a riciclare mezzo milione cash dai conti correnti di alcune società inserite nel meccanismo di frode fiscale e gestite da persone di di fiducia tramite fittizia intestazione.

I MEANDRI DELLA FASE 3

Si muovono nei meandri della fase 3, ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra. Per questo bisogna correre ai ripari. Anche la Procura nazionale antimafia ha un piano. «La deliberata previsione da parte dello Stato e delle istituzioni europee di forme di finanziamento straordinario con la conseguente immissione di liquidità senza precedenti, accompagnata dalla dichiarata volontà di ridurre, per ragioni di celerità ampiamente comprensibile, i controlli preventivi della Pubblica amministrazione potrebbe essere fonte di rischio e su questo è espressa la massima attenzione da parte della magistratura e delle forze di polizia», è l’allerta di Cafiero de Raho.

L’individuazione dei settori a rischio e di intervento è già iniziata. Uno di questi è la sanità.

SPIEZIA: PENE GRAVI

Intanto, la previsione della fattispecie penale che punisce l’indebita percezione di aiuti ai danni dello Stato o della Comunità europea – 316 ter per gli addetti ai lavori – è “assolutamente fuori parametro con la pena della reclusione al massimo di 3 anni che neppure consente il ricorso a tecniche investigative speciali e nemmeno a misure cautelari”, come denunciava durante il forum del Quotidiano il numero due di Eurojust, Filippo Spiezia. “Andrebbe verificata l’adeguatezza di questa fattispecie normativa. Non sarebbe forse il caso di sollecitare il Parlamento a questa riflessione e prevedere un’aggravante specifica per la locupletazione di denaro legato a finanziamenti Covid? In una situazione eccezionale come quella che stiamo fronteggiando potrebbe essere proporzionata un’aggravante specifica che colpisca ogni forma di arricchimento illecito”, diceva Spiezia. Lo staranno a sentire?

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