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Oggi il nostro presidente Giuseppe Conte è ancora a Bruxelles per parlare del Recovery plan o meglio Next Generation Ue. Ovviamente l’argomento principe è quello relativo alle modalità di utilizzo delle notevoli risorse messe a disposizione: sul quando le risorse potranno essere trasferite e quali condizionalità dovranno rispettare gli Stati membri. Non sarà facile la trattativa: i frugali e, in parte, il gruppo di Visegrad tenteranno di sterilizzare i provvedimenti imposti da Merkel e da Macron. Per risparmiare sulle risorse attribuite dalla Ue, per evitare di indebitare l’Europa, per fare la cresta su quello che avranno loro, per affamare quelli che alcuni ritengono sprechino risorse e lavorino poco. Niente di diverso dalla favola del rapporto tra il Nord operoso e il Sud spendaccione: per legge di contrappasso subiamo lo stesso trattamento come Paese.

I RITARDI

Ma ci sono alcuni provvedimenti, ritenuti minori, che sarebbe opportuno che la nostra diplomazia avesse la capacità e la volontà di portare all’attenzione della Commissione. Proprio ieri, nella relazione delle commissioni riunite del Senato si faceva riferimento alle risorse, ancora nemmeno impegnate, relative all’ultimo ciclo di fondi strutturali.  Bene: le ragioni di tali ritardi sono duplici, esiziali perché il tempo non è una variabile indipendente, e una spesa tempestiva è  doverosa perché probabilmente potrebbe evitare che almeno qualche ragazzo sia costretto a emigrare e consentire che si creino nuovi posti di lavoro.  Ma anche perché, a volte, il ritardo nell’impegno e conseguentemente nella spesa deriva da una volontà precisa, da parte delle classi dominanti estrattive, di indirizzare le risorse per le esigenze dei propri protetti, o meglio di coloro con i quali si è stipulato un accordo scellerato di scambio, che prevede che tu mi fai i favori (assunzioni dei protetti, appalti pilotati, indirizzi favorevoli nei piani di sviluppo delle aree), e io, al momento delle elezioni, ti raccolgo i voti necessari a mantenere il potere. In uno scambio che determina la fine della democrazia e l’avvento di sistemi di blocco del ricambio democratico.

Bene, un sistema per evitare tale processo è sostituire il disimpegno automatico, che in realtà difficilmente avviene, perché alla fine del periodo di programmazione delle risorse comunitarie si trova l’intesa tra le fazioni politiche in competizione, nella fretta di non perdere i fondi. Avendo bruciato però tempo prezioso, ininfluente per le parti ma esiziale per lo sviluppo delle aree. Cambiare il disimpegno automatico con la sostituzione dei poteri, in maniera da penalizzare le amministrazioni che non sono state capaci di utilizzare le risorse a disposizione, potrebbe essere un deterrente contro la dilatazione dei tempi d’impiego (e questo ci viene rimproverato dai nostri frugali nordici), fenomeno non comprensibile, visto che sosteniamo in tanti che un problema importante che riguarda il Sud è quello della mancanza di risorse.

LA DUALITÀ DEL PAESE

Un secondo tema che va in qualche modo affrontato è quello che i Paesi in Italia sono due, per reddito pro capite, per tasso di occupazione, per export per addetto, per chilometri di alta velocità pro capite e si potrebbe continuare all’infinito, richiamando tutte le variabili che individuano una realtà economica. Non è irrilevante rendere la Commissione consapevole di tale realtà, perché potrebbe avere conseguenze operative riguardo alle condizioni di spesa delle risorse comunitarie, rendendo più facili i procedimenti, come è logico che avvenga per chi è meno strutturato e ha uffici tecnici assolutamente impreparati rispetto a procedure complesse, o anche nel prevedere delle assistenze particolari in modo da evitare proprio le problematiche esposte.

La semplificazione amministrativa non è una riforma necessaria solo al nostro Paese, forse anche l’Unione dovrebbe porsi un tale obiettivo. Tale approccio dovrebbe riguardare anche i tempi della presentazione di progetti esecutivi e le scadenze relative per il Recovery plan che rischia di indirizzare le risorse verso le realtà più sviluppate del Paese, più pronte nell’archivio progetti e nel farne di nuovi, contraddicendo nei fatti la motivazione per la quale l’Italia ha avuto fondi così abbondanti. Che ha la sua origine nel tasso di disoccupazione e nel reddito pro capite delle aree meridionali . Sarebbe anche opportuno suggerire all’Unione di utilizzare al posto di esso il tasso di occupazione, considerato che su quello di disoccupazione incidono notevolmente i lavoratori scoraggiati, così numerosi nel Sud. Infatti essi non fanno parte della forza lavoro e incidono pesantemente nella diminuzione del tasso di disoccupazione, con un effetto statistico che non ha poi riscontro nella realtà. Quindi non si può dimenticare che queste risorse arrivano per “merito” del Sud.

TEMPI DA DILATARE

Ma c’è un altra richiesta urgente da presentare a Bruxelles ed è quella di dilatare i tempi per la presentazione di progetti esecutivi per il Recovery plan, o meglio di consentire la presentazione di soli progetti di massima nei limiti previsti. Un esempio per tutti: l’alta velocità ferroviaria Salerno-Palermo-Augusta ci fa capire meglio. È evidente che tale progettazione esecutiva non è pronta, tranne per il salto di tre chilometri del ponte sullo stretto di Messina, che bisognerebbe chiamare meglio ponte del Mediterraneo. Eppure, in una visione prospettica dello sviluppo del Paese, l’alta velocita è proprio l’opera più importante per riunificarlo, oltre che per recuperare alla legalità la regione che è il buco nero del Paese per la criminalità organizzata, la Calabria, contribuendo a eliminare il suo isolamento, che già con l’autostrada è diminuito enormemente.

E non parlatemi dell’alta velocità farlocca a 160 chilometri che la giovane e confusa ministra Paola de Micheli contrabbanda per alta velocità/capacità ferroviaria. Bene, prevedere di bloccare per tale opera una somma adeguata potrebbe essere importante. L’alta velocità ferroviaria ha costi elevati e quindi pensare di affrontarla senza le risorse del Recovery plan è impossibile. Mettere a regime una realtà così importante come il Mezzogiorno non è solo un problema interno all’Italia e la Ue se ne è resa conto. Ed è forse questo è il passaggio importante sul quale bisognerà insistere. Ed è questa la sponda che Conte dovrà utilizzare per superare quelle Forche caudine che sono costituite dalla conferenza Stato- Regioni e dall’accordo tra la sinistra padronale tosco-emiliana e la destra leghista lombardo-veneta.

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