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CI RISIAMO. Malgrado siamo stati i primi a essere colpiti dopo la Cina, malgrado il prezzo elevatissimo pagato in termini di morti, e siamo stati un esempio per tutto il mondo nel prendere la decisione coraggiosa della chiusura totale, malgrado tutto questo ci ritroviamo a non avere scelta rispetto a un coprifuoco quasi generalizzato e al blocco di moltissime attività produttive o alla loro limitazione. Compreso il disastro per il mondo dello spettacolo che già aveva proceduto, come molte altre attività, all’acquisto dei materiali di sanificazione e a riorganizzarsi seguendo le norme indicate dal governo. In realtà anche gli altri Paesi europei, compresa l’efficiente Germania, stanno avendo un andamento dei contagi preoccupanti e con numeri anche più consistenti dei nostri.

Ma mi chiedo se tutto questo era evitabile e se potevamo utilizzare meglio il vantaggio acquisito o se invece qualcuno non ha fatto quello che doveva. A cominciare dalle Regioni, pronte a ribaltare le proprie responsabilità sullo Stato centrale, tranne poi a chiudere velocemente come Lombardia, Liguria, Campania ma anche Sicilia, che poi è la cosa più facile che ci sia ripetendo un comportamento simile a quello adottato nell’anno 1.600 per la peste.

LE RESPONSABILITÀ

Eppure abbiamo avuto un commissario nazionale all’Emergenza, una serie di comitati scientifici regionali e nazionali, e per la prima volta non ci sono state limitazioni nelle risorse. Bene, malgrado tutto questo, ci siamo ridotti a chiudere come altri Paesi che non hanno dovuto pagare il costo del primo lockdown, che a noi è già costato una diminuzione di Pil non inferiore al 5-10% del totale complessivo, che in soldoni vuol dire 90-180 miliardi. Di chi la responsabilità non è facile capire, ma certo un governo che ci dice che le mascherine non servono, perché in realtà non c’erano, fino alla decisione, un po’ ardita, di riaprire le discoteche, non può esserne esente. A parte la chiusura di tutto il Paese quando in alcune realtà non vi erano casi, per seguire le imposizioni delle Regioni più forti e più contagiate. In altri Paesi il commissario all’Emergenza, che avesse avuto simili risultati sarebbe già dimissionato. Sentiamo parlare degli errori commessi, che adesso paga tutto il Paese, a suon di miliardi da ristorare ma meno di responsabilità.

Guido Bertolaso lancia l’accusa di incompetenza in tutte le trasmissioni televisive e non lo manda a dire che potrebbe essere vicino alla destra; ma anche Andrea Crisanti, professore di epidemiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova, ha rilasciato una serie di dichiarazioni forti. In sintesi, secondo lo scienziato, il monitoraggio dei casi positivi è stato a oggi insufficiente e ha portato a sottostimare di molto il numero dei contagiati Quindi le responsabilità che ci hanno fatto perdere un grosso vantaggio accumulato sono della gestione della pandemia. E gli errori non saranno indolori perché ci hanno fatto ripiombare nelle chiusure, che ci porteranno a perdere altri punti di Pil: altro che le previsioni ottimistiche del ministro Gualtieri. Ora si scopre che le terapie intensive non sono state aumentate come avrebbero dovuto.

Ma un commissario non doveva accertare che le Regioni stessero seguendo le indicazioni del governo centrale? Perché l’applicazione Immuni non viene resa appetibile con servizi annessi, rendendo più veloce l’effettuazione del tampone per chi l’ha scaricata, che convincano gli scettici, come avvenuto in altri Paesi europei?

PROCEDURA FORTE

E così il sistema di tracciamento, quello che ha consentito a Wuhan di uscire dall’emergenza, è trattato come materiale di risulta. Non sapendo in realtà se dovesse essere responsabilità delle Regioni o dello Stato, con il risultato che ormai si è persa ogni possibilità di tracciamento. In questo approccio non si capisce che senso abbia continuare a chiedere ulteriori autonomie, dopo i risultati che tale organizzazione ha dato proprio in questa epidemia, dove la catena di comando ha manifestato tutte le sue carenze, portando a una confusione totale e ad una perdita di tempo non consentita! Peraltro non mi pare nemmeno sia stata utilizzata la “procedura forte”. Quella proposta da Enrico La Loggia nel 2003, approvata quasi all’unanimità e che prevede che nei casi in cui non sia stato chiarito se la competenza sia dello Stato o delle Regioni, in una materia di particolare rilevanza si riunisce la Conferenza Stato-Regioni e si utilizza una procedura particolare per raggiungere una intesa definita “forte”, e, sino a quando non si stabilisca all’unanimità chi, cosa, quando, come e dove si debba intervenire e con quali modalità e costi e sotto la responsabilità di quale autorità, non si può sospendere la riunione.

Ma tornando alle autonomie bisognerà che alcune Regioni capiscano che in alcuni settori come la sanità, la scuola e l’università, la difesa, l’infrastrutturazione, in un Paese di soli 60 milioni di abitanti, con un gap di sviluppo economico come il nostro tra le aree, parlare di ulteriori autonomie è impensabile. Anzi, bisognerà, visti i risultati, rimettere mani a quelle già concesse, cominciando dalle Regioni a statuto speciali e alle province autonome di Trento e Bolzano, che spesso tali autonomie hanno giocato in negativo per se stessi o per il Paese.

DISTRIBUZIONE PRO CAPITE

Per convincere le Regioni recalcitranti basta dire loro che la distribuzione delle risorse avverrà facendo riferimento a una distribuzione pro capite. Cioè le risorse non saranno assegnate in base al Pil prodotto, come alcuni vorrebbero facendo riferimento al cosiddetto “residuo fiscale”, ma in base alla popolazione. Visto che tutti dovremmo essere d’accordo che non ci dovrebbe essere differenza tra chi nasce a Reggio Calabria o a Reggio Emilia. E tenendo conto dei calcoli effettuati dall’Agenzia per la coesione territoriale, comprendendo anche il settore pubblico allargato e, viste le polemiche che hanno coinvolto anche Svimez, trovando un metodo di calcolo che metta d’accordo tutti.

Vedrete che molte esigenze di autonomia verranno meno, perché bisogna chiamare le cose come stanno e autonomia vuol dire solo tenersi più soldi, lasciando affondare chi non è capace di correre. Ma è chiaro che avere cittadini di serie A e B è anticostituzionale e mette in discussione l’unità del Paese. E forse ad alcuni non è sufficientemente chiaro che potersi giocare in Europa una dimensione demografica ed economica di 60 milioni di abitanti conviene a tutti.

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