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Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri

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Il virus ha mandato in rianimazione anche la manovra da 40 miliardi preparata dal governo per il 2021. Il disco verde era stato dato “salvo intese”. Ora quel testo è diventato un fantasma perché dovrà essere completamente riscritto. Il Consiglio dei ministri per l’ultima messa a punto che doveva svolgersi la scorsa settimana è saltato. La legge di Bilancio andrà in aula nella sua versione attuale. I cambiamenti verranno fatti nel corso del dibattito.

LAVORI AL BUIO

Non è una prima assoluta. Già nel 2018 la Finanziaria era stata congelata aspettando che si concludesse la trattativa a Bruxelles sui possibili sforamenti. Alla fine, come forse si ricorderà, il famoso 2,4% di maggior deficit era stato trasformato in un 2,04%. Un trucchetto da quattro soldi . Ora la situazione è di gran lunga peggiore perché si tratta di un mercanteggiamento interno alla maggioranza senza nessun disegno di politica economica. Un progetto di pura fantasia che nel corso del prossimo anno dovrà essere aggiustato. I tecnici del Mef, infatti, in queste ore sono ancora al lavoro su un testo definito che tenga conto dei due decreti Ristoro varati in un paio di settimane. L’esame parlamentare dei due provvedimenti è ancora in corso. Difficile pensare al 2021 se prima non sarà chiaro il costo del nuovo round di indennizzi. Ed ecco perché la legge di Bilancio all’esame delle Camere è solo un esercizio contabile. Numeri buttati più o meno a caso. Coperture fragili come la carta velina.

LE INCOGNITE

È scontato che bisognerà andare verso un nuovo scostamento di bilancio dopo i 100 miliardi aggiuntivi del 2020. Si parla di altri settanta miliardi. Ma è tutto incerto. Il nuovo allargamento comincerà subito o il prossimo anno? I nuovi stimoli saranno finanziati totalmente a debito oppure se si comincerà con qualche taglio per evitare che il debito salga a livelli difficili da tenere a bada? Non si sa nulla. Si naviga a vista sperando di non finire sugli scogli mentre si avvicina la possibilità di un nuovo lockdown totale per la metà di novembre. Per stringere i tempi e rispettare la scadenza del 31 dicembre ci saranno solo due passaggi parlamentari con il maxi-emendamento su cui il governo metterà la fiducia. Una procedura straordinaria che tiene conto dello stato confusionale del governo. Si era già visto con il decreto Ristori 1 in cui le coperture sono state trovate rimettendo in circolo i fondi stanziati fra la primavera e l’estate e non spesi.

DOVE TROVARE I SOLDI

L’impianto della manovra deve essere riscritto considerando che, contrariamente alle speranze, anche il quarto trimestre dovrebbe chiudere con un calo del Pil che potrebbe arrivare al 4%. Vuol dire che 40 miliardi dell’attuale manovra saranno insufficienti. Il perimetro degli interventi dovrà essere il doppio o quasi. A cominciare dagli stanziamenti per il Covid. Nel testo attuale ci sono 4 miliardi di euro. Briciole. Si arriva a 5 miliardi mettendo insieme solo gli ultimi due decreti Ristori che proprio sabato hanno prodotto gli effetti iniziali, con il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, che ha disposto i primi mandati di pagamento. Il fondo per gli indennizzi andrà almeno triplicato, sapendo che serviranno altri interventi nel corso dell’anno. Ecco perché il punto è dove trovare i soldi: nel governo il dibattito è acceso. C’è chi vorrebbe sacrificare alcune misure contenute nella prima versione della manovra in modo da recuperare risorse. Nel mirino ci sono la revisione del taglio dei contributi del 30% per le imprese del Sud e quello per le assunzioni stabili dei giovani al di sotto dei 35 anni che vale per tutta l’Italia. O, ancora, il piano di incentivi per i pagamenti digitali che rischia di essere un colpo a vuoto in un momento di crollo dei consumi.

LE IPOTESI

Le proposte sono tante ma al momento l’idea prevalente  è quella di riscrivere la manovra smontando il meno possibile. Non solo perché la marcia indietro potrebbe produrre un contraccolpo negativo. Ma anche come messaggio di resa politica. Tenuto soprattutto presente che, dopo le prime avvisaglie della seconda ondata, era stato già rinviato il taglio dell’Irpef per i ceti medi che doveva essere elemento centrale non solo della manovra ma dell’intera agenda politica. Se non si vuole sacrificare nulla, però, l’unica strada è fare ricorso a un maggior deficit nel 2021. Ma non sarà semplice.

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