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Una protesta dei lavoratori Whirlpool

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IN UN giorno il governo incassa due bocciature che, meglio di tutte le giravolte di Renzi o delle dichiarazioni di Salvini e della Meloni, confermano che ormai la crisi è stata aperta. A Palazzo Chigi è rimasto un simulacro che il sistema delle imprese non tiene più in nessuna considerazione.

E non si tratta della solita coreografia di finti balletti e di scaramucce a favore di telecamere e microfoni mandate in scena dai vertici di Confindustria. In questo caso sono due grandi gruppi come Benetton e la multinazionale americana Whirlpool a dimostrare, con i fatti, che il governo, di fatto, è già caduto.

Le liturgie della politica poi daranno sostanza alle parole ma ormai è evidente che il palazzo è vuoto. La prima bocciatura è arrivata in mattinata con la Borsa che ha messo il titolo Atlantia nella prima fila dei rialzi (+2,45% a 14,7 euro) dopo il nuovo rifiuto opposto all’offerta su Aspi presentata dalla cordata guidata da Cdp.

Poco più tardi è stata la volta di Whirlpool che ha accolto con un’alzata di spalle l’avviso di convocazione al ministero dello Sviluppo Economico per discutere insieme ai sindacati del futuro dello stabilimento di Napoli. Inizialmente la dirigenza del gruppo aveva comunicato che non si sarebbe presentata a quello che ormai considera un rito stanco.

Poi, per ragioni di opportunità ha ceduto alle pressioni. Ma ha mandato alla riunione una delegazione che si è limitata a ripetere quanto già noto: ad aprile, con la scadenza della cassa integrazione covid l’impianto chiuderà. All’eventuale rilancio penseranno altri.

Non a caso al tavolo ieri era presente la solita rappresentanza di Invitalia. Un nuovo lavoro per Domenico Arcuri la cui giornata, evidentemente deve essere molto più lunga delle normali ventiquattr’ore vista la quantità di impegni. La bocciatura più significativa è quella che arriva dalla famiglia Benetton.

A due mesi dal rifiuto della prima offerta e a 868 giorni dal crollo del Ponte Morandi, il consiglio d’amministrazione di Atlantia dice ancora no a Cassa depositi e prestiti nella trattativa per la cessione dell’88% di Autostrade.

La nuova offerta, rivista al ribasso alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari, è stata giudicata insufficiente: «Oltre ad essere non vincolante – scrive il consiglio di Atlantia – la presentazione risulta inferiore al valore indicato nelle precedenti comunicazioni del 19 e del 27 ottobre».

Tuttavia nemmeno stavolta Atlantia chiude la porta al negoziato confermando la disponibilità a valutare un’eventuale proposta vincolante, purché, «rispondente all’interesse sociale». A quanto risulta la nuova lettera contiene un prezzo rivisto al ribasso e garanzie a rialzo, visto il rischio legato ai possibili risarcimenti per il crollo del Ponte Morandi. Secondo le ultime indiscrezioni la cifra messa sul tavolo non supera gli otto miliardi.

Un livello distante da quello individuato dal fondo azionista Tci, che si colloca tra 11 e 12 miliardi. Il rialzo di Borsa del titolo Atlantia dimostra che il mercato apprezza l’irrigidimento del consiglio su questa partita. Tiene, invece, in scarsa considerazione la nuova offensiva di Alessandro Di Battista al quale non sembra più bastare la revoca della concessione. Chiede addirittura la nazionalizzazione della rete autostradale.

«Dopo gli arresti dei massimi dirigenti di Aspi tra i quali l’ex amministratore delegato Castellucci, e soprattutto dopo la pubblicazione dei risultati delle perizie dei tecnici sul crollo del Ponte Morandi, neppure la revoca della concessione è sufficiente» scrive l’esponente dell’ala più radicale del movimento grillino. Parole che ormai parlano al deserto del suo stesso partito.

Nel frattempo la nuova dirigenza del gruppo Benetton ha annunciato un accordo con il Politecnico di Milano per l’autostrada digitale del futuro. La società – recita il comunicato finale – nell’ambito del piano di assunzioni di oltre 2.400 nuove risorse entro il prossimo triennio, rivolgerà la selezione anche a laureandi del Politecnico di Milano. Ancora più inconcludente il vertice al ministero dello Sviluppo Economico alla presenza del sottosegretario grillino Alessandra Todde.

La delegazione Whirpool ha confermato quanto già noto. L’azienda anticiperà la cassa integrazione covid fino a marzo. Poi andrà via lasciando al governo il compito di risolvere il problema. E dire che Luigi Di Maio, un anno e mezzo fa aveva annunciato che il problema era stato risolto. In realtà quello che si è visto è stato un bel fallimento a Cinquestelle.


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