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Il ministro per l'Economia Roberto Gualtieri

Tempo di lettura 4 Minuti

SERVE stabilità. L’Europa lo sta facendo capire in tutti i modi a un’Italia chiamata a dare prova di capacità e responsabilità e invece alle prese con manifestazioni di opposta natura. In un momento chiave per il rilancio del Paese e di tutta l’eurozona di cui l’Italia fa parte, serve un governo saldo, che faccia quello che serve. Paolo Gentiloni, commissario italiano per l’Economia, è colui che si assume la responsabilità di dirlo a nome di tutti. «Ci fa piacere avere interlocutori stabili». Un messaggio recapitato a fine seduta.

L’AVVERTIMENTO

Ma già prima della riunione dell’Eurogruppo, la prima del 2021, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri è accolto con un documento di lavoro in cui si ribadisce che nel contesto del sostegno alla ripresa, «il coordinamento degli investimenti nazionali e degli sforzi di riforma saranno cruciali per migliorare la convergenza e la capacità di resistenza» alla crisi prodotta dalla pandemia. Tradotto: bisogna risolvere la crisi senza andare a nuove elezioni. E’ da qui che dipende l’immediato futuro dell’Italia e del suo Mezzogiorno. “Convergenza” vuol dire questo, del resto. Vuol dire colmare il divario nord-sud, che rischia invece di essere ampliato ulteriormente.

«La pandemia potrebbe anche esacerbare le divergenze economiche». Vale aree economiche, che si tratti di Paesi o di regioni. E alle regioni serve un governo centrale pienamente funzionante con cui lavorare per il rilancio dei territori, cosa che rischia di non essere possibile. La crisi politica ne dà un primo assaggio: la riunione della Conferneza Stato-Regioni, prevista inizialmente per la giornata di ieri, è stata spostata al 21 gennaio, causa sopravvenuti impegni del governo alle Camere. Un piccolo esempio di come tutto rischia di slittare. I partner europei sono consapevoli che esiste «il potenziale di forti ricadute finanziarie nell’area dell’euro», e si teme che questo contagio possa derivare dall’Italia, un Paese troppo grande per poter fallire ma allo stesso tempo troppo grande per essere salvato.

LE RICHIESTE

Nell’impossibilità di salvare lo Stivale, gli altri chiedono a Roma «la massima attenzione» alle azioni nazionali in relazione alla stabilità macro-finanziaria. Vuol dire politiche credibili di riduzione del debito. I documenti preparatori messi sul tavolo ricordano che i piani nazionali per la ripresa «dovrebbero essere coerenti con le pertinenti sfide e priorità specifiche per Paese individuate nel contesto del semestre europeo», il processo di coordinamento delle politiche economiche.

E’ nell’ambito di questo esercizio che all’Italia sono state chieste, una volta di più, politiche di bilancio strutturali per conti in ordine, riforma del mercato del lavoro, creazione di un ambiente più favorevole per le imprese, e rilancio della produttività. Servono queste riforme, perché altrimenti non si potrà accedere ai soldi messi a disposizione dalla Ue. Ci sono 65,5 miliardi di euro in sovvenzione, che non necessitano restituzione, ma che vanno spesi subito. Il 70% di queste risorse va impegnato per spese da effettuare quest’anno e il prossimo, e le rimanenti risorse nel 2023. Una simile programmazione non può permettersi uno scioglimento delle Camere.

LE MANOVRE

Per il momento si tira dritto. Gualtieri sta tenendo contatti con i suoi omologhi, primo fra tutti l’irlandese Pascal Donohoe, attuale presidente dell’Eurogruppo. I due hanno avuto modo di discutere nel fine settimana, già prima della riunione ministeriale, dunque. È in quel frangente che Donohoe ha tessuto le lodi di Gualtieri per il suo impegno e per il suo sforzo rassicuratore. Il titolare del Tesoro resta un interlocutore di riferimento, un personaggio che gode di credito. È ritenuto persona capace, competente e affidabile.

È tutto il contorno, però, a essere tutt’altro che rassicurante. Si vorrebbe continuare a lavorare con Gualtieri, perché sinonimo di affidabilità. Si vogliono certezze, in un momento in cui è fondamentale fare le cose. Il gruppo di lavoro dell’Eurogruppo, composto dai tecnici di tutte le delegazioni nazionali, ricorda quanto sia «cruciale» definire e attuare le strategie nazionali di rilancio per tempo. Per permettere ciò serve «un’organizzazione efficace, sia nella preparazione dei piani che nella loro attuazione», e dunque continuità politica nelle intenzioni e nelle azioni.

NIENTE RITARDI

C’è da evitare ritardi. Gentiloni ricorda non a caso come a livello europeo tutti i governi si siano «impegnati a far sì che non vi sia una ripresa a più velocità». Esattamente quello che invece comporterebbe un tentennamento italiano. Le aspettative sono tante perché non sono semplici i compiti per il governo tricolore. «Serve il giusto mix di misure di riduzione degli squilibri di finanza pubblica e misure di stimolo», ricorda il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe. Non certo un compito semplice.

All’Italia serve la giusta ricetta anti-crisi, non una crisi. L’Europa non sa più come dirlo.


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