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Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti

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Giancarlo Giorgetti annuncia il cambio di direzione sulla politica industriale del governo. In audizione alla commissione Attività produttive della Camera il ministro dello Sviluppo economico indica le direttrici lungo cui si muoverà il governo. L’obiettivo è quello di creare le condizioni favorevoli agli investimenti e alla ricerca.

In particolare mette l’accento sul disimpegno delle multinazionali testimoniato soprattutto dal ritiro delle multinazionali come Whirpool che ha chiuso gli impianti di Napoli e l’Embraco di Torino. Ma anche Arcelor Mittal minaccia il ritiro e per questo il governo è impegnato a favorire la transizione tecnologica verso l’acciaio pulito. In generale però «ognuno cerca di portare alla casa madre quello che è rimasto della produzione -osserva-  un fenomeno che rischia di diventare sistemico. Noi dobbiamo cercare di mantenere questi presidi oltre ovviamente creare ambienti favorevoli per gli investimenti e per la ricerca».

Per la ripresa Giorgetti assegna un ruolo centrale all’intervento statale ma serve un maggiore coordinamento. Non mancano gli accenti polemici «È difficile – ha dichiarato – essere aggiornati e seguire ogni intervento di Invitalia e Cdp. Nel tempo entrambi gli organismi hanno creato numerosi strumenti di sostegno a imprese e settori che a volte rischiano di sovrapporsi».

L’accento sull’intervento statale ha coinvolto naturalmente, i due dossier più scottanti oggi sul tavolo: vale a dire Alitalia e rete unica. Per quanto riguarda la compagnia aerea ha fatto il punto sulla trattativa con la Ue con un annuncio che ha creato molti mal di pancia. Giorgetti ha spiegato che la nuova Alitalia non partirà prima di giugno-luglio e sarà molto leggera.

«Se troppo pesante non può volare» ha sintetizzato. L’Antitrust di Bruxelles vuole discontinuità con la compagnia in amministrazione straordinaria. Vuol dire che la nuova Alitalia (oggi Ita) potrà ricevere dalla vecchia le attività relative al volo. Dovrà però rinegoziare tutti i contratti: da quelli con i piloti a quelli con il personale di cabina. Dovrà anche riscrivere la mappa dei collegamenti che, inevitabilmente saranno ridotti di numero. I servizi a terra e la manutenzione andranno all’asta. Alitalia potrà partecipare al bando ma dovrà essere affiancata da un partner.

Nei giorni scorsi erano girati i nomi di Leonardo e di Poste che tuttavia mostra qualche resistenza essendo già stata coinvolta in passato nel salvataggio di Alitalia perdendo tutto l’investimento. Non è nemmeno escluso il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato. Non più a livello di capitale, come ipotizzato dal Conte 1, ma come semplice alleanza commerciale integrando treni ed aerei. Un progetto cui aveva lavorato Mauro Moretti quando era amministratore delegato di Fs. Per le manutenzioni potrebbe intervenire Airtech che già aveva manifestato interesse per entrare in partita.

La cura dimagrante avrà riflessi sull’occupazione che, probabilmente, scenderà ancora rispetto ai 5.500 dipendenti ipotizzati dal piano industriale.  Giorgetti ha assicurato che insieme al ministro del Lavoro Andrea Orlando sta lavorando alla soluzione. Lo Stato investirà 3 miliardi e nel frattempo la Ue ha dato il via libera al versamento di 55 milioni per i ristori. Altro, però, non verrà speso. Tanto più che come osserva Assoutenti, l’associazione dei consumatori specializzata nel trasporto aereo Alitalia  è costata finora 384 euro a famiglia, 166 euro a cittadino residente, neonati compresi.

 Meno netta la posizione sulla rete unica. Giorgetti ha annunciato una soluzione in tempi brevi avendo come riferimento non tanto gli assetti azionari ma l’obbligo di cablare l’Italia con la fibra ottica nel più breve tempo possibile. Soprattutto per quanto riguarda le aree meno profittevoli. Annuncia che il governo è contrario al progetto cui stanno lavorando Cdp e Tim visto che darebbe vita ad un monopolio privato a controllo straniero tenuto conto che maggior azionista di Tim è la francese Vivendi.

«Non so se il progetto di rete unica sia e giusto o sbagliato, questo governo sta facendo una riflessione», in linea generale  «se la rete unica offre parità di condizioni per tutti è una cosa buona», ha aggiunto il ministro. «Ma è buona se si fa in fretta. Se  soltanto la costituzione della società implica 18 mesi e nel frattempo tutti fanno, legittimamente, investimenti per  massimizzare la propria posizione, noi creiamo situazioni di sovrapposizione e di dispersione di risorse».

Sui tempi Giorgetti ha ricordato che si è creata al momento una situazione di stallo alla quale in qualche modo sta contribuendo anche lo Stato, visto che è azionista di Cdp ed Enel. Per questo il ministro ha detto di essersi attivato avviando un confronto con il responsabile della Transizione digitale, Vittorio Colao, al fine di arrivare presto a una determinazione.


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