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Come acquistare le azioni di una società pubblica dal valore stimato di 450 milioni di euro senza colpo ferire e infischiandosene dei passaggi previsti dalla legge. Per info chiedere alla Superutility lombarda A2A Spa, company fornitrice di energia elettrica e gas, quotata in Borsa, per metà privata e per metà di proprietà dei Comuni di Milano e Brescia.

 Crescere divorandosi poco alla volta le piccole aziende pubbliche che operano nel medesimo territorio è una specialità della casa. Peccato che senza una pubblica gara non si potrebbe. A stabilirlo è stato una prima volta il Tar lombardo, ma il Consiglio di Stato aveva in un primo tempo annullato l’ordinanza.

DAVIDE CONTRO GOLIA

A questo punto è partito un secondo ricorso presentato da un consigliere di una piccola lista civica di Seregno. Davide contro Golia. E il Consiglio di Stato, a sorpresa, ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dal colosso A2A invalidando di fatto la “integrazione” con AeB.

Si sa come vanno le cose da noi in tribunale. Dopo un insuccesso può essersi un altro insuccesso ma si riparte comunque alla carica con immutato entusiasmo per la gioia degli avvocati che incassano le parcelle. Una battaglia legale tipicamente italiana con largo consumo di carte bollate per fermare quello che a tutti gli effetti sembrerebbe un matrimonio combinato e in parte già celebrato. Così sembrerebbe, infatti, aprendo il sito di AeB dove gli utenti vengono invitati a rivolgersi alla nuova casa madre, sebbene restino ancora molte questioni aperte.

Gli unici a mettersi di traverso sono stati sin dall’inizio Marco Fumagalli, consigliere regionale del M5S, una piccola lista locale guidata da Tiziano Mariani e un gruppo di imprenditori, l’indotto che l’accordo taglierebbe fuori.

«“Il Consiglio di Stato, respingendo l’operazione di concentrazione tra A2A e AeB ha ritenuto che ci siano elementi di illegittimità – commenta Fumagalli – e, pertanto, di dover far chiarezza nella prossima udienza di merito fissata per il prossimo 1° luglio con tutto ciò che ne consegue per due grosse aziende, di cui una quotata in Borsa, e i relativi interessi economici. Se dobbiamo rispettare la legge rispettiamola tutti, da Nord a Sud – esorta il consigliere grillino – Qui in Lombardia, purtroppo, ho l’impressione che ognuno faccia come gli pare, anche quando in ballo c’è la cessione di azienda pubbliche. Spero che su questa vicenda intervenga presto anche l’Agcm».

LA VISITA DELLA FINANZA

Sul sodalizio tra le aziende lombarde vuole vederci chiaro anche la Guardia di finanza che, su incarico della Procura di Monza, ha bussato alla sede di AeB per acquisire la documentazione di tutta l’operazione. Vediamole, allora, queste carte: A e B entra nel capitale sociale di una controllata di A2A Spa con una quota del 34%; i Comuni soci mantengono la maggioranza delle azioni con il ruolo di capofila del Comune di Seregno, che avrebbe così il 37% (del 34%) delle quote. C’è agli atti il via libera della Autorità garante per la concorrenza e il mercato. L’efficacia prevista già a partire dal 1° ottobre dello scorso anno, dopo aver definito gli ultimi adempimenti per completare il processo d’integrazione. Alla base dell’intesa una filosofia ben nota: per reggere la concorrenza in un mondo globalizzato non c’è che la fusione. Tradotto vuol dire cannibalizzazione delle società locali, il pesce grande che mangia il più piccolo.

Fin qui tutto chiaro. Passi pure l’idea che l’unica condizione per rimanere competitivi sia questo assioma. Ma perché fondersi senza una pubblica gara, visto che l’accordo riguarda anche un gruppo di investitori privati? La Procura non si limita a chiedere documenti. Chiede anche il verbale della seduta consiliare in cui è stato deliberato il passaggio ad A2A Spa, la certificazione del vassallaggio.

LO STRANO INCIUCIO LEGA-PD

Ma tant’è. Votato dal Consiglio comunale di Seregno il 20 aprile 2020, siglato dai sindaci e benedetto dai partiti, l’accordo viene salutato con una “ola” dall’esponente del Carroccio Luca Centemero – che pure da buon leghista avrebbe potuto intravedere nella cessione una perdita di sovranità dei piccoli Comuni – e dai sindaci dem della Brianza. Nessun dubbio li sfiora.

La A2A Spa è una multiutility in rampa di lancio. Opera nei settori strategici di energia, calore, acqua, reti intelligenti, rifiuti. Ogni triennio cambia vertice. Una volta la nomina spetta a Milano, l’altra al Comune di Brescia dove ha sede il quartier generale. Il turn over è obbligato, a prescindere dai buoni risultati ottenuti. Saltano gli ex Giovanni Valotti e Valerio Camerano che alla scadenza naturale furono invitati a fare gli scatoloni e lasciare i loro uffici. Arrivano Marco Patuano, una vita in Telecom con una parentesi alla edizioni Holding della famiglia Benetton e il Ceo Renato Mazzoncini, già al vertice di Ferrovie dello Stato con Matteo Renzi regnante a Palazzo Chigi. È lui, Mazzoncini, in quota Pd, vicino al sindaco di Milano Beppe Sala, insieme a Loredana Bracchitta, presidente di A e B, il regista dell’operazione. «Un percorso – sostiene quest’ultima – che tiene conto di valutazioni strategiche e industriali con l’obiettivo di assicurare al gruppo una precisa identità e il forte radicamento sul territorio».

Più la società è grande più facile è l’accesso al credito, più alta la capacità d’investimento. Sul piatto l’azienda milanese-bresciana mette un piano industriale molto articolato, con investimenti per 500 milioni di euro in 5 anni, di cui 190 nei territori dei Comuni associati.

Pazienza se, completata l’operazione, i Comuni perderanno qualsiasi tipo di controllo e se con una procedura di gara avrebbe potuto incassare di più. I piccoli Comuni, una volta cedute le loro aziende, tutt’al più avranno un ruolo di minoranza, non potranno avere voce in capitolo sulle grandi scelte strategiche e forse neanche sulle tariffe che verranno applicate. In compenso il progetto, si spiega in un comunicato congiunto, «assicurerà il mantenimento da parte dei soci pubblici delle maggioranza delle azioni di AeB» e il diritto «di designare presidente e vice presidente della società». Un contentino non si nega a nessuno.


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