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Roma, la protesta per le riaperture

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Scontri a Roma davanti a Montecitorio, tensioni a Milano, autostrada occupata a Caserta. Giornata di proteste e rabbia in Italia, da Nord a Sud ristoratori, mercatali, commercianti, fieristi hanno dato vita a manifestazioni in piazza e bloccando le principali arterie stradali. Ma è nella Capitale che la situazione è degenerata quando un gruppo ha cercato di sfondare il cordone della polizia davanti a Montecitorio e sono scoppiati dei tafferugli. Due poliziotti sono stati feriti, una donna è stata colta da malore ed è stata soccorsa dal 118. Dopo il lancio di lacrimogeni, la situazione è tornata alla calma.

Per oltre quattro ore i manifestanti hanno tenuto in scacco la piazza, mentre la polizia di Stato, in tenuta antisommossa, l’ha tenuta blindata, separando piazza Montecitorio da Palazzo Chigi, dove attorno alle 17 è rientrato il premier Mario Draghi dopo la trasferta in Libia. È stata una giornata di tensione in tutta Italia, le categorie più colpite dalle restrizioni anti Covid e dalle chiusure sono allo stremo. “Ormai lavoro per un euro all’ora. Gli investimenti di una vita erano nel mio bar”, l’immagine della disperazione è rappresentata da una barista di Bologna: Lorena, 62 anni, si è inginocchiata in lacrime davanti al cordone della polizia in piazza Montecitorio e un agente, togliendosi il casco, si è accovacciata vicino a lei per consolarla ed aiutarla a rialzarsi. E’ la fotografia di una Italia che non ce la fa più.

“Sono qui per me e per i miei figli. Noi siamo come voi – ha detto la donna agli agenti – non siamo negazionisti vogliamo solo lavorare e poter riaprire”. “Libertà, libertà”, è stato lo slogan urlato davanti alla Camera. Tra i manifestanti, molti senza mascherina, anche le bandiere blu di Italexit, il movimento del senatore ex M5S Gianluigi Paragone, e un uomo, Ermese, ristoratore modenese, vestito come Jake Angeli, l’appartenente al movimento Q-Anon che fece irruzione al Congresso Usa a Washington. In piazza pure i militanti di CasaPound. “Lavoro, lavoro”, è stato il coro del folto gruppo di commercianti ambulanti che si è riunito in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione centrale di Milano, per chiedere di poter riaprire “prima possibile” e “immediati ristori” per il comparto “allo stremo”.

Da piazza Duca d’Aosta i duecento manifestanti, con un centinaio di automezzi, hanno improvvisato un corteo che si è fermato a poca distanza, in via Vittor Pisani, bloccando la strada, con il traffico che è stato deviato nelle vie limitrofe. Anche una cinquantina di bus turistici si sono radunati davanti al palazzo della Regione Lombardia in via Melchiorre Gioia. Oltre 200 mercatali, invece, hanno bloccato l’autostrada A1 Roma-Napoli all’altezza di Caserta: notevoli i disagi tra gli automobilisti, con code di chilometri e rallentamenti su tutta la rete. Gli operatori hanno occupato la sede autostradale con i furgoni. “La nostra intenzione – ha spiegato Peppe Magliocca presidente dell’Ana-Ugl di Caserta – è arrivare a Roma per protestare contro una situazione assurda, con tanti operatori sul lastrico, che si sentono abbandonati”.

Sul posto è arrivata la polizia in assetto antisommossa; sull’asfalto sono stati srotolati alcuni striscioni: “Se non guadagno come ti pago”, “Commercio aree pubbliche commercio sicuro” e “Dpcm non funziona, cambiatelo”, alcune delle frasi. “Mercati chiusi e senza aiuti”; “Gli ambulanti se non muoiono di Covid moriranno di fame” e, ancora, “gli ambulanti vogliono lavorare”: sono gli slogan con i quali ieri mattina hanno protestato a Bari i venditori ambulanti dei mercati pugliesi, chiedendo la riapertura e ristori per il periodo di chiusura imposto dalla zona rossa. Anche a Bari circa 200 i manifestanti che si sono riuniti con i loro furgoni nell’area mercatale di piazzale Lorusso e si sono poi spostati in un’altra area mercatale della città, in viale della Maratona.

“È assurdo, se vendi mutande puoi stare aperto, perché? Coi vestiti prendi il Covid e con le mutande no? In un anno siamo stati chiusi cinque mesi, non possiamo più reggere”: Roberta Bacarelli, presidente di Federmoda di Confcommercio Napoli lo chiede dall’uscio del suo negozio in via Carlo Poerio, dove ha esposto degli slip da donna, come ieri hanno fatto altre centinaia di negozi a Napoli e in tutta la provincia da Pompei a Pozzuoli. “Al signor De Luca, al signor Speranza, al signor Draghi – dice Salvatore Amente, commerciante di moda maschile a Chiaia – diciamo che siamo ai limiti della sopportazione. Siamo tutti sotto sfratto, appena finisce questa pandemia, ne avremo un’altra, perché ci cacciano tutti. Dovranno trovare un vaccino anche per gli affitti”. Tanti i negozi aperti, senza ricevere i clienti, con mutande esposte come provocazione. A Napoli da Chiaia al Vomero, da Corso Umberto a via Toledo e in alcuni esercizi è arrivata la polizia per assicurarsi che non ci fosse vendita in atto, verificando che i negozi fossero aperti solo per protesta. “Lo Stato ci ha abbandonato”: è uno dei tanti cartelli esposti dagli oltre duecento venditori ambulanti provenienti da tutta la provincia di Foggia che hanno protestato, non a caso, nel piazzale di fronte al cimitero cittadino. La mobilitazione continuerà anche oggi per gli ambulanti toscani aderenti ad Assidea: “Il tempo della pazienza è finito – dice il presidente Assidea, Alessio Pestelli – adesso è il tempo di dire basta alle chiusure che, di fatto, penalizzano quasi esclusivamente gli ambulanti e i mercati ed è arrivato il momento di chiedere interventi di sostegno strutturali e non più misure tampone che non servono a niente”.


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