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Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli

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LA RIPRESA e le prospettive di crescita dell’Italia passano dal Mezzogiorno, un territorio che la pandemia ha “allontanato” ancora di più dal resto del Paese, rendendo il suo tessuto produttivo ancora più fragile. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che il governo presenterà a Bruxelles entro fine mese, è l’occasione per riagganciare il Sud al resto dell’Italia e l’Italia agli altri Paesi europei, rispetto ai quali aveva perso competitività già prima del Covid. Il Sud ha le sue carte da giocare e mettere a servizio della scommessa del sistema Paese, dalla sua posizione strategica nel Mediterraneo ai suoi distretti di eccellenza.

«Dobbiamo sottolineare un principio non scontato e, soprattutto, contestato in passato, e cioè che investire al Sud è conveniente e fondamentale per far crescere l’intero Paese. È inimmaginabile pensare di poter compensare i guasti colossali che la pandemia ha provocato anche sul tessuto economico e produttivo del nostro Paese accendendo un unico motore, quello del Centro-Nord, e lasciando in panne il motore del Sud», ha detto il ministro per il Sud, Mara Carfagna, intervenendo al webinar “Il Mezzogiorno alla prova del Next Generation Eu”, organizzato dalla Fondazione Mezzogiorno Europa e dal Corriere del Mezzogiorno, ribadendo l’impegno del governo a destinare il 40% delle risorse del Recovery Plan al Sud, con la prospettiva di guadagnare ancora qualche punto superando gli impedimenti – burocrazia e inefficienze delle Pa meridionali – che impediscono al territorio di assorbire ulteriori risorse nazionali. Per il presidente del Parlamento europeo, «il Next Generation Eu sarà una sfida per il Mezzogiorno italiano che possiamo vincere».

Mentre l’Italia deve affrontare in fretta i limiti del suo regionalismo. «Nel sistema italiano – ha osservato – non è retorica dire che abbiamo bisogno di importante riforme sull’ordinamento. La pandemia ha messo a nudo le dinamiche di un regionalismo che in questo momento andrebbe corretto. Servono riforme importanti su come l’Italia è organizzata e non sono rinviabili».

Nella sfida per la ripartenza, il Mezzogiorno, secondo il presidente del Parlamento Ue, non parte da zero e lo hanno dimostrato le sue regioni distinguendosi «per un’opera gigantesca di riprogrammazione delle risorse europee verso i settori più importanti per la gestione della pandemia». E «con il Next Generation Eu – ha sostenuto – possiamo abbandonare la retorica sbagliata del Sud come gigantesco villaggio vacanze permanente. Dobbiamo avere un Mezzogiorno non solo basato sulle capacità dell’imprenditoria turistica». «Non c’è crescita senza industria e già oggi imprese meridionali esprimono eccellenze. Penso ad alcuni distretti che sono vere eccellenze che possono essere alcuni dei motori non solo del Mezzogiorno ma anche dell’Italia e dell’Europa», ha aggiunto Sassoli citando il distretto aeronautico pugliese, il centro ricerca sull’intelligenza artificiale di Cosenza ed il distretto dell’innovazione di San Giovanni a Teduccio.

«L’immagine di un Sud che è troppo indietro per potersi riprendere è sbagliata», ha affermato il presidente del Parlamento Ue sostenendo poi che «il Pnrr deve guardare al Sud per l’Italia e l’Europa, e deve guardare anche alla sua collocazione geografica perché, come diceva un vecchio presidente del Consiglio italiano, l’Italia è in Europa perché è nel Mediterraneo e Aldo Moro non sbagliava».

Intanto, in collaborazione con il ministero per gli Affari esteri, quello del Sud sta lavorando per abbattere un altro gap del Mezzogiorno, quello sull’attrazione degli investimenti diretti esteri (Ide). Secondo stime del Centro Studi di Confindustria, nel Sud c’è solo l’8% del valore delle imprese a controllo estero che operano in Italia e il 10% circa degli occupati. «L’obiettivo – ha detto Carfagna – è diffondere il più possibile tra gli investitori esteri, attraverso il lavoro degli uffici all’estero e dell’Ice, le opportunità per gli investimenti al Sud e nelle Zes. Il Sud non è un deserto, ma un giacimento di imprese di alto valore. I progetti che saranno messi in opera, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture, vanno pubblicizzati, fatti conoscere».

Proprio sulla necessità di far ripartire le Zes ha messo l’accento Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria e presidente del Consiglio Rappresentanze regionali e delle Politiche di Coesione territoriale. «L’Italia – ha detto – ha presentato una strategia 2030-2050 all’interno della quale c’è il Mezzogiorno. Un progetto contenuto in questa strategia riguarda l’economia del mare». Da qui la necessità «di mettere in rete le 8 Zes previste nelle regioni meridionali perché – ha sottolineato – sarebbe l’unico modo di valorizzare l’economia del mare, insieme alla portualità, la retroportualità, il collegamento con gli interporti fino alle reti nazionali che ci collegano all’Europa, in un sistema di logistica integrato che va a valorizzare le aree interne». Per le Zes, ha sottolineato il ministro per il Sud, il Pnrr stanzia 600 milioni destinati a interventi sulle infrastrutture e li “accompagna” con una riforma della governance. «L’obiettivo – ha spiegato – è rafforzare i poteri del commissario Zes e semplificare gli iter autorizzativi». Per le infrastrutture nel Meridione il Recovery il 53,2 % delle risorse, ma ci sono molte aree interne che non possono essere raggiunte da una ferrovia moderna e veloce e necessitano quindi di strade ampie e sicure. Per questo, ha affermato il ministro, il Pnrr manterrà l’investimento di 300 milioni per la manutenzione delle strade provinciali «perché per molte zone isolate del Mezzogiorno una strada significa avere la possibilità di raggiungere una scuola, un ospedale, un asilo nido, quei servizi alla base del diritto di cittadinanza». Se non si riuscirà a smantellare le resistenze della Commissione Ue che «su questo storce un po’ il naso», preferendo in nome della transizione ecologica il ferro alla gomma, gli interventi verranno finanziati attraverso il fondo pluriennale di investimento, che costituisce la «gamba nazionale» del Pnrr.

«Le scelte che siamo chiamati a prendere in questi mesi hanno davvero il potere di influenzare e determinare il destino delle regioni del Sud nei prossimi anni e cambiare l’Italia», ha poi sottolineato Carfagna, sollecitando un sforzo corale e soprattutto invitando i partiti a non cedere, in vista delle prossime sfide elettorali, «alla tentazione di polemiche artificiose per colpire a livello territoriale il competitor con cui, a livello nazionale, governano tempi eccezionali e straordinari». Una «tattica che non fa bene a nessuno, ai partiti, all’autorevolezza del governo, al Paese e ai territori».


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