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Il porto di Gioia Tauro

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In questa intervista Marcello Minenna, direttore generale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, da sei mesi direttore ad interim della Direzione regionale delle dogane della Calabria, fa il punto su come è stata rilanciata l’azione di uno dei presidi strategici dello Stato e quali sono i progetti di futuro per l’area di Gioia Tauro e la Calabria.

«La scelta della sede regionale a Gioia Tauro testimonia ulteriormente l’importanza e l’attenzione che Adm – dice Minenna al Quotidiano del Sud – l’Altra Voce dell’Italia – pone alla Calabria e in particolare allo scalo portuale di Gioia Tauro perché diventi sempre più volano di sviluppo economico dell’intera regione e luogo di presidio e tutela delle attività lecite.   In tale ottica, anche l’Ufficio Antifrode della direzione regionale per la Calabria è ora operativo proprio presso il Porto di Gioia Tauro, affiancandosi quindi all’Ufficio delle Dogane di Gioia Tauro, aperto fin dal 1995.  Le dinamiche criminali che aleggiano sul porto di Gioia Tauro sono ben note; non a caso a Gioia Tauro il reparto Antifrode doganale, unitamente alla locale Guardia di finanza, effettua i più grandi sequestri di cocaina a livello nazionale e tra i più rilevanti in ambito internazionale. Risultati ottenuti solo grazie alla collaborazione tra Istituzioni che operano sotto il coordinamento della Dda».

Cosa si può fare e cosa può fare l’Agenzia per favorire lo sviluppo economico della regione e la diffusione della legalità?

«Partendo sempre dal Porto di Gioia Tauro, è necessaria una sua continua evoluzione per renderlo sempre più economicamente attrattivo nella movimentazione delle merci, creando le condizioni anche per un utile sviluppo industriale dell’area retroportuale. Per fare questo, va integrata la vocazione primaria dello scalo (hub di transhipment) con quanto necessario a renderlo anche un luogo di gestione locale dei flussi import/export, in primo luogo attraverso la realizzazione di una rete di connessioni intermodali. In tal senso, Adm sta dando il proprio contributo, unitamente alle altre istituzioni statali presenti nel porto. La perfetta intesa tra Dogane e Autorità di sistema portuale ha consentito di ripristinare, dopo 15 anni, il gateway ferroviario del porto di Gioia Tauro che, attraverso il collegamento via ferro con il Terminal intermodale di Nola, permetterà, a regime, un migliore utilizzo delle infrastrutture portuali, favorendo il decongestionamento delle arterie stradali, la conseguente velocizzazione dei traffici e una maggiore sicurezza dei trasporti tra gli snodi della logistica intermodale. Sempre in sinergia con l’Autorità di sistema portuale e con le autorità sanitarie territoriali, è già stata programmata l’istituzione nel porto di una struttura polifunzionale di ispezione frontaliera (Ped), che consentirà di eseguire controlli simultanei delle varie autorità (doganali e sanitarie), in modo da velocizzare le pratiche amministrative per rendere ancor più competitivo lo scalo portuale. Anche per quanto riguarda lo sviluppo dell’area industriale portuale e retroportuale, Adm ha fornito il proprio contributo con la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa con il Comitato di indirizzo della Zona economica speciale (Zes) e con l’Autorità di sistema portuale che prevede la presenza di un rappresentante di Adm in tale importante istituzione, creata con l’obiettivo di determinare e favorire le condizioni per nuove opportunità di sviluppo: è auspicabile che il lavoro fin qui fatto venga continuato e portato a termine anche dalla nuova governance regionale».  

Come nasce l’iniziativa di costituzione di un polo di trasformazione dei prodotti agroalimentari a Gioia Tauro?

«L’iniziativa è in linea con la visione strategica di rafforzamento del territorio calabrese quale nucleo di sviluppo infrastrutturale e industriale del sistema Paese, e del ruolo dell’Agenzia a livello locale.  La costituzione del polo dà seguito a questa vision di sviluppo dell’economia territoriale e nazionale, di potenziamento del sistema infrastrutturale portuale che rafforzi l’attuale posizionamento dell’Italia rispetto alla gestione del commercio marittimo nel Mediterraneo, incrementandone la capacità di intercettare i flussi merci. L’intervento mira, inoltre, a compensare la riduzione di traffico marittimo causato dalla recente transizione del commercio internazionale verso il trasporto su ferro, trainato dalla crescita degli investimenti su infrastrutture ferroviarie lungo il tragitto della Nuova via della Seta: il trasporto ferroviario, infatti, nel 2020 è cresciuto del 64% nonostante la crisi pandemica, e raggiungerà il milione di container entro il 2025».

Ci descriva l’iniziativa

Marcello Minenna

«La proposta dell’Agenzia è quella di costituire un polo di trasformazione agroalimentare nel retroporto di Gioia Tauro. Il polo sarà specializzato in più fasi del ciclo di produzione dei prodotti agroalimentari (lavorazione, trasformazione, confezionamento, conservazione, ecc.) e in tecnologie avanzate (per esempio: additive manufacturing, smart contract, robotica, intelligenza artificiale, ecc.) per renderlo tra i più importanti e innovativi poli di trasformazione di prodotti agroalimentari d’Europa. Il polo dovrà rappresentare un punto di riferimento per il tessuto industriale, produttivo e logistico del comparto agroalimentare del Mezzogiorno italiano attraverso la lavorazione sia dei prodotti tipici del Sud Italia (pomodori, agrumi, tonno, pasta, salumi) che potranno successivamente essere esportati dal vicino porto di Gioia Tauro, sia delle materie prime provenienti dai flussi logistici nel Mediterraneo che richiedono un processo di trasformazione (carni, cereali, riso, frutta, oli, ecc.), prima di essere veicolate nel resto d’Europa attraverso le reti marittima e ferroviaria».

Perché la scelta ricade proprio su Gioia Tauro?

«Il porto di Gioia Tauro è principalmente un hub di trasbordo e uno snodo intermodale d’eccellenza per la connessione del Mediterraneo con il continente europeo: garantisce infatti collegamenti marittimi veloci, frequenti, affidabili ed economicamente convenienti per il trasporto merci lungo le dorsali dell’Adriatico e del Tirreno. Nel 2020, il 40% della merce sbarcata in Italia da Paesi extra-Ue è transitato a Gioia Tauro e nel 2021 si stima un raddoppio del raccordo ferroviario del porto che si traduce nell’incremento del numero di contenitori che vengono sbarcati (con aumento dell’import). Inoltre, dal confronto del Porto di Gioia Tauro con quello di Genova emerge che, pur essendo il quantitativo di merci in arrivo sostanzialmente equivalente tra i due porti (rispettivamente 16,2 e 16,0 Milioni di tonnellate), Gioia Tauro movimenta – per il suo ruolo di porto di transhipment – un superiore quantitativo di merce in partenza (16,9 rispetto 1,3 Milioni di Tonnellate del porto di Genova).  Pertanto, il porto di Gioia Tauro ha tutte le caratteristiche, in qualità di asset strategico del Mezzogiorno, per essere l’hub idoneo a ospitare un’iniziativa di tale portata e le potenzialità per potenziare il posizionamento strategico dell’Italia sul Mar Mediterraneo».

Perché puntare sul settore agroalimentare?

«Il progetto mira a potenziare un comparto che continua a incrementare le proprie performance nel corso deli ultimi anni e che rappresenta uno dei pilastri del Made in Italy. Nonostante l’emergenza legata all’epidemia da Covid-19, che ha rappresentato oltre a una grave minaccia per la salute pubblica anche un grave shock per l’economia nazionale, nel 2020 l’agroalimentare ha continuato a consolidare il proprio peso: la bilancia commerciale agroalimentare ha registrato un surplus di 3,1 miliardi di euro, dopo anni di deficit strutturale, e oggi l’intero comparto rappresenta il 4,3% del Pil nazionale, in crescita rispetto agli anni precedenti. In particolare, le esportazioni dei prodotti dell’industria alimentari registrano un trend positivo nell’ultimo triennio, grazie principalmente alle categorie di prodotti che rappresentano l’eccellenza nazionale: vino, derivati dei cereali, prodotti lattiero-caseari rappresentano i principali prodotti esportati che l’iniziativa intende tutelare e promuovere per accrescere la competitività internazionale e l’export del sistema Paese».

Quali sono le caratteristiche innovative del Polo?

«Il polo mira a essere un’eccellenza a livello europeo nell’ambito dell’Industria 4.0, in quanto capace di connettere perfettamente le componenti di digitalizzazione con i principi di sostenibilità ambientale».

«Da un lato, infatti, gli investimenti in digitalizzazione consentiranno di innovare i processi produttivi, prevedendo una completa automatizzazione e interconnessione delle macchine attraverso strumenti di robotica, sensori, connessioni alla rete, Man-Machine Interaction, in grado di acquisire moli di dati e informazioni processati attraverso moderne tecnologie (Big data, Smart data, IoT)».

 Dall’altra, l’implementazione delle tecnologie innovative consentirà di adottare modelli di business di economia circolare in grado di generare valore ambientale e sociale attraverso: utilizzo di risorse/energie rinnovabili, basse emissioni dei cicli produttivi, riduzione della produzione di scarti e rifiuti, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, prevenzione dell’inquinamento di aria, acqua e suolo».

Come si innesta l’iniziativa nel contesto del Pnrr?

«L’iniziativa ha la caratteristica di essere trasversale a più missioni del Pnrr tra cui: la missione sui temi di completa digitalizzazione dei processi produttivi attraverso l’impiego delle tecnologie abilitanti, la missione 2 in ottica di adozione di soluzioni di economia circolare volta a ridurre la produzione degli scarti e a contenere gli sprechi, utilizzando inoltre risorse rinnovabili come motore energetico dell’attività del Polo, la missione 3 nell’ambito della digitalizzazione della catena logistica e del potenziamento del sistema infrastrutturale del Mezzogiorno italiano, la missione 4 in merito agli interventi a favore delle Zone economiche speciali, che intende promuovere lo sviluppo economico e l’attrattività del Sud Italia. Proprio grazie a tale logica trasversale, la realizzazione dell’intervento nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza richiede il coinvolgimento di una molteplicità di attori istituzionali, titolari delle specifiche missioni del Piano, ad esempio:

• Ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, owner degli interventi a favore dell’innovazione dei processi produttivi (Missione 1).

• Ministero dell’Economia e delle finanze, in qualità di titolare dell’attuazione di investimenti ad alto contenuto tecnologico (Missione 1).

• Ministero dello Sviluppo Economico, promotore di investimenti in interventi di Transizione 4.0 (Missione 1)

• Ministero della Transizione ecologica, in qualità di titolare degli investimenti a favore della tutela ambientale (Missione 2)

• Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, titolare delle iniziative di innovazione logistica del settore agroalimentare (Missione 2).

• Ministero per le Infrastrutture e mobilità sostenibili, per favorire i collegamenti infrastrutturali (Missione 3) funzionali alla valorizzazione di hub strategici di comunicazione (porti, aeroporti, ecc.).

• Pcm – Dipartimento Affari regionali, che garantisce la partecipazione e il coinvolgimento sul progetto delle amministrazioni locali.

Il ruolo che Adm si prefigge in tale contesto, come soggetto promotore dell’intervento, è coinvolgere tutti i soggetti impattati dall’iniziativa e mantenere elevato il committment sia in fase di progettazione sia in fase di realizzazione progettuale».

Quale sarebbe l’apporto di Adm all’iniziativa?

«Il ruolo di Adm a supporto della progettualità si articola in due ambiti di intervento:

– da un lato, aumentare la forza attrattiva territoriale e la competitività del Mezzogiorno tramite l’istituzione di una Zona franca doganale che, inserita nel contesto di una Zes da istituire nel perimetro portuale, preveda significative agevolazioni e benefici per gli operatori economici tra cui:

– la sospensione dal pagamento dei dazi all’importazione delle merci fino a quando non ne sia definita la destinazione finale;

– in caso di trasferimento delle merci verso l’estero, le cessioni delle stesse sono considerate “fuori campo Iva”, pur trovandosi fisicamente già in territorio nazionale;

– dall’altro di potenziare l’azione di controllo attraverso la costituzione di un laboratorio chimico presso il porto di Gioia Tauro, che erogherà agli operatori prestazioni di analisi dei campioni di merci e di verifica di conformità dei prodotti alla normativa vigente. Ciò consentirà di incrementare la potenza di fuoco dell’Agenzia nell’ambito delle procedure di analisi e controllo delle merci, di traguardare la velocizzazione delle operazioni di analisi e controllo e la riduzione dei periodi di sosta delle merci a vantaggio degli operatori economici, nonché di tutelare maggiormente la sicurezza e la salute dei cittadini e a contrasto dei fenomeni criminali (contrabbando, contraffazione, riciclaggio, ecc)».

Nell’immaginario collettivo Gioia Tauro è un porto simbolo di traffici illeciti. Che valore aggiunto porta la realizzazione dell’iniziativa a contrasto di fenomeni criminali?

«Il polo mira a dare un contributo significativo all’estromissione della malavita organizzata e dei relativi traffici illeciti dall’hub portuale di Gioia Tauro. Di fatto, la costituzione del polo di trasformazione vuole incentivare lo sviluppo di attività produttive e di flussi commerciali virtuosi in import e in export che, integrate al potenziamento dei controlli di Adm presso l’hub portuale, generi un indotto positivo in termini di legalità e immagine del territorio: attualmente il valore complessivo nazionale dell’economia sommersa è stimato in oltre 211 miliardi di euro e,  per la Regione Calabria, l’incidenza dell’economia prodotta dal sommerso ammonta quasi al 10% del valore dell’economia regionale, dato che rappresenta la peggiore performance a livello nazionale. Le iniziative promosse da Adm, tra cui la costituzione del polo, possono rappresentare un volano per invertire tale trend negativo che caratterizza il territorio regionale».

Riassumendo, quali sarebbero i benefici?

Oltre al già citato contributo all’estromissione della malavita organizzata, i benefici sono molteplici, tra cui:

● incremento di traffici e scambi commerciali intercettati dall’hub di Gioia Tauro che, da una prima stima, possono aumentare del 6% per il valore nazionale degli scambi commerciali, pari a oltre 249 miliardi di euro nel 2019; e di oltre il 25% e il 45% i flussi di trasporto navale e su gomma rispetto ai valori del 2019;

● l’efficientamento del processo logistico di commercializzazione dei prodotti agroalimentari, attraverso l’erogazione di servizi combinati portuali e di trasformazione industriale, che consentono di ridurre i tempi e i costi dei processi distributivi;

● il rilancio dell’economia del Mezzogiorno, che mira a ridurre il divario tra nord e sud aumentato nel corso della crisi pandemia (si stima che, a fine 2021, il tasso di incremento del Pil nel Centro-Nord sarà quasi di tre volte superiore all’incremento nel Sud)».

Come si realizza l’iniziativa?

«La creazione del polo richiede un impegno congiunto tra il pubblico e il privato. In particolare, una forma di cooperazione per il finanziamento dell’iniziativa è rappresentata dal Partenariato pubblico – privato (PPP), strumento innovativo che consente di attrarre maggiori risorse di investimento, senza incrementare il debito pubblico nazionale».

«Il partenariato prevede elementi caratteristici peculiari, quali:

● durata relativamente lunga della collaborazione pubblico-privata;

● modalità di finanziamento prevalentemente privata (è possibile prevedere diverse forme di investimento da parte di fondi privati, anche con differente gradazione di rischio, rendimento e durata, assistite da garanzie statali);

● ruolo strategico del pubblico sulla definizione degli obiettivi da raggiungere in termini di interesse pubblico, qualità dei servizi offerti, politica dei prezzi, e controllo del rispetto degli standard qualitativi da parte del privato;

● ripartizione del rischio dell’attività tra soggetto pubblico e privato, coerentemente con le modalità di finanziamento».

Alla luce dei progetti Adm in corso e di quelli ancor più ambiziosi annunciati, dall’alto del suo doppio osservatorio – direttore generale di un’Amministrazione altamente strategica e noto economista – ritiene che ora le aspettative dei calabresi abbiano buoni motivi per non andare deluse?

«La risposta alla sua domanda è nei fatti che raccontano questi sei mesi di presenza Adm sul territorio. Quando ho inteso rendere autonoma la struttura regionale, sapevo bene delle difficoltà nella fase di start-up e in corso d’opera; anche in ragione di questa consapevolezza sono state frequenti le mie visite agli uffici e le interazioni istituzionali sul territorio. L’estate scorsa, come dicevo, ci è scoppiata tra le mani la bomba-sbarchi, eppure le neonate strutture hanno saputo reagire con tempestività e profitto, in piena sinergia con gli altri soggetti istituzionali coinvolti. Questo ci induce a ritenere che non esistono “terre di nessuno” se lo Stato fa la sua parte con chiarezza e determinazione. Caratteristiche che ho potuto constatare direttamente in questa pur giovane esperienza calabrese, ma tanto basta per convincermi che qui ci siano tutte le condizioni per trasformare i grandi problemi in grandi opportunità.  Del resto, la terra che ha dato i natali a personaggi del calibro di Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Corrado Alvaro, Leonida Repaci non può accontentarsi di un ruolo da comparsa ma ambire a diventare protagonista del cambiamento».


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