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Il porto di Gioia Tauro

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È dell’altro ieri la nomina dei due commissari delle Zes siciliane, quella orientale e quella occidentale, da parte del ministro Mara Carfagna, su indicazione del governo della Regione Siciliana. È passato tanto tempo dalla loro istituzione, tre anni, che forse vale la pena ricordare il motivo per il quale sono nate.

Le cosiddette zone economiche speciali, acronimo Zes, sono delle aree vicine a porti del Mezzogiorno, che hanno l’obiettivo di offrire tutte le condizioni indispensabili ed anche quelle di vantaggio per fare in modo che si possa avere un flusso di investimenti dall’esterno dell’area interessante, i cosiddetti IDE.

Cioè l’obiettivo sarebbe quello di fare in modo, per esempio in un caso simile a quello della Intel recente, che non ci sia da parte dell’azienda che cerca il miglior insediamento alcuna perplessità sulla località dove localizzare il proprio investimento.

Che venga esclusa la possibilità che la scelta, se deve venire in Italia, non cada in uno dei territori vocati proprio a questo.

Il tema è che il Mezzogiorno avrebbe bisogno per andare a regime un rapporto occupati popolazione simile a quello dell’Emilia-Romagna e quindi un saldo occupazionale di circa 3 milioni di posti di lavoro.

Tale obiettivo non è certamente raggiungibile con la struttura produttiva e le risorse disponibili sul territorio. Ed allora copiando quello che si è fatto in Cina, in Irlanda, nell’Est europeo a cominciare dalla Polonia, ma anche in Germania, si è pensato di costituire delle aree che fossero attrattive rispetto agli investimenti diretti esteri o investimenti che arrivassero da altre parti del Paese. Queste le motivazioni della costituzione di tali aree.

Spesso, però, le intenzioni del legislatore vengono tradite dall’attuazione pratica che viene fatta da soggetti differenti rispetto a quelli che hanno ideato lo strumento, che non dimentichiamo viene proposto nel 13esimo Osservatorio congiunturale della Fondazione Curella del novembre ’99 e riproposto poi dalla Svimez con forza.

Ma le Zes sono anche un’occasione irripetibile per la quale le amministrazioni regionali possono trovare un sistema interessante per fornire dei vantaggi fiscali ma anche autorizzativi alle aziende che sono già localizzate nel territori, con artifici che facciano rientrare esse nella normativa, ideata per motivi differenti.

Cioè fondamentalmente ti faccio fare una sede distaccata all’interno delle aree previste, peraltro estremamente allargate proprio per rispondere a queste esigenze, in modo tale da consentirti di accedere ai previsti vantaggi.

Tradendo praticamente quella quello che è l’obiettivo fondamentale delle Zes, che è la creazione di nuovi posti di lavoro.

Per questo è indispensabile che i commissari da poco nominati abbiano degli obiettivi in termini di creazione di posti di lavoro e di quantità di risorse da attrarre, distribuiti negli anni e per aree in funzione delle esigenze di ciascuno, individuati dal governo.

Visto che la Sicilia per esempio ha soltanto 1.350.000 occupati e per andare a regime ha bisogno di crearne un altro milione, con una analisi realistica stabilire tempi e obiettivi occupazionali da perseguire.

E i commissari dovrebbero essere sottoposti a dei meccanismi tipo quelli previsti dal Pnrr per cui i finanziamenti successivi non vengano erogati se non si raggiungono gli step previsti. E poi se tale situazione dovesse permanere dovrebbero automaticamente decadere.

Peraltro poiché, come forse è giusto, sono stati nominati in funzione dei loro rapporti con la politica saranno sottoposti a pressioni indicibili per fare in modo che le clientele dei singoli rappresentanti collegati siano soddisfatte.

Ed il risultato sarà che non potranno raggiungere gli obiettivi per le quali sono state create e si trasformeranno in una ulteriore occasione sprecata. L’approccio invocato è certamente molto complesso e sarà difficile imbrigliare i commissari in modo che perseguano le esigenze precise di sviluppo delle realtà in cui si inseriranno.

Non bisogna dimenticare peraltro che se dovessero funzionare in modo corretto le aree diventerebbero concorrenziali rispetto a quelle del Nord che hanno anche loro problemi di reindustrializzazione in alcune realtà che sono state abbandonate.

Per cui si potrebbe verificare una comunione di interessi tra una classe dominante estrattiva meridionale, che è disinteressata ad attrarre investimenti dall’esterno dell’area perché evidentemente non portano voti nell’immediato ma solo la promozione del bene comune, e dall’altro lato la classe dirigente nazionale che su questa inazione o su comportamenti deviati non ha interesse ad intervenire in un modo correttivo.

Se questa forma di controllo da parte dell’organo centrale non si effettuerà il risultato non potrà essere che una deriva clientelare con i risultati previsti.

E invece questa è una occasione importante perché si possano attrarre investimenti privati interessanti che possano mutare radicalmente una situazione economica, che vede una base manifatturiera estremamente contenuta, che dovrebbe essere raddoppiata.


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