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Il raddoppio della linea ferroviaria Termoli-Ripalta è stato bloccato per salvaguardare la specie protetta dell’uccello Fratino

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C’E’ UN mistero che mette una contro l’altra due regioni del Sud. Che fine ha fatto il Fratino? Chi l’ha fatto scomparire? Perché questo volatile dagli occhi marroni e il becco nero non nidifica più in quello che fine a qualche tempo era il suo habitat preferito? Sembrerebbe una questione prevalentemente ornitologica, ma non lo è. L’uccellino, dalle piume grigio cenere, è lungo appena 16 cm ma non sa di portare sulle ali una grande responsabilità: da anni fa litigare Molise e Puglia. È una specie protetta. In tutti i sensi. Blocca la realizzazione dell’Alta capacità ferroviaria adriatica, una delle 130 opere infrastrutturali, una di quelle opere che secondo il governo andrebbero fatte subito, senza perdere un solo minuto.

IL COLPO DI SCENA

È invece notizia di 40 giorni fa che la valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente ha dato parere negativo. Quello che non si sapeva è che è bastato un solo voto contrario. Quello del segretario della commissione, l’avvocato romano Sandro Campilongo, esperto di diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto amministrativo e civile. Uno di che di volatili ne sa poco o niente. Era tutto pronto. Costo: circa 500 milioni di euro.

Raccolti i pareri, appaltati i 14 chilometri della tratta pugliese, un bando da 106 milioni di euro. Mancava solo il via libera agli altri 20 km in territorio molisano per completare il raddoppio della Termoli-Ripalta, una tratta in cui da sempre si viaggia su binario unico. I finanziamenti ci sono. Il cronoprogramma Rfi si sarebbe concluso nel 2022. C’era l’ok della Ue per inserirlo nel quadro dello Spazio unico ferroviario e il sì di tutti gli altri ministeri interessati. Aprire quel corridoio avrebbe effetti benefici sul turismo e anche per il trasporto merci, che in questo modo verrebbe trasferito su ferro alleggerendo l’autostrada da Tir e bisonti. Per il via libera mancava solo la valutazione sull’impatto che la ferrovia avrebbe avuto sull’ambiente avifaunistico. In quel tratto i binari potrebbero infatti disturbare il Charadrius Alexandrinus, un migratore euroasiatico che viene a svernare al Sud. Stesso dicasi per un’altra specie dai colori più vivaci, la ghiandaia marina che ha la coda blu e riflessi verdastri.

L’UCCELLO FANTASMA

Qualcuno nel frattempo si è preso però la briga di esplorare in lungo e in largo la zona interessata dal progetto per trovare tracce di questi nidi. Steli, paglia, radichette. Appostamenti tra la vegetazione, sabbia e sassi, fenditure di rocce. C’è chi ha provato persino con i richiami: «Zit, tziu, tzi, zi, zirr…». Del Fratino nessuna traccia. Il parere del ministero, arrivato con 90 giorni di ritardo, ha gelato le aspettative di sviluppo e collocato l’opera su un (doppio) binario morto. Un’opera considerata strategica boccata perché, come si legge nel dispositivo della commissione, 70 pagine di valutazioni e studi molto accurati, «manca la caratterizzazione qualitativa e quantitativa della fauna nidificante e la sua distribuzione nell’area di intervento».

Nel frattempo, però, in quella specifica zona il Fratino e la Ghiandaia (Coracius Garrulus), sono scomparsi. Chi li ha visti? Che fine hanno fatto? «Il Fratino è una specie dunale e nidifica sulla spiaggia, non arriva mai oltre la pineta – ha dichiarato al sito www.primonumero.it Nicola Morante, presidente del Gruppo ornitologico molisano che da 40 anni frequenta la zona e conosce quel territorio come le proprie tasche – Il Fratino non è mai stato disturbato nemmeno dalla linea attuale, ben più vicina alla spiaggia di quella che si dovrà fare e che corre a 300 metri dall’arenile nella zona a sud di Campomarino, all’altezza del Saccione, e in alcuni punti a sole poche decine di metri dalla spiaggia”.

Anni e anni di progettazioni, studi, ricerche e lavori buttati per il fantasma di un uccello che non c’è e se c’è vola indisturbato, innocuo, accanto alla ferrovia. Una storia di veti incrociati, di ostruzionismo tra Regioni. Di cavilli. I tecnici del ministero non avrebbero, tra l’altro, raccolto alcun parere scientifico in materia di ornitologia. Con il risultato che ora un uccellino fantasma blocca un’opera considerata strategica e di interesse nazionale anche dal ministro della Cultura e del turismo, Dario Franceschini.

UN SOLO NO CONTRO 30 SÌ BLOCCA TUTTO

Il Fratino: siamo sicuri che la questione ambientale non sia solo un pretesto? Il presidente della Regione Molise, Donato Toma, eletto nelle file del centrodestra, prende un impegno: «È impossibile che ogni volta che insorge un problema ambientale ci fermiamo. E una volta un uccello, un’altra una formica… serve uno sviluppo che sia sostenibile. Noi il fratino lo abbiamo sulle dune di Termoli e lo tuteliamo. Ho già programmato una giunta politica con il mio dirigente alle infrastrutture per convocare un tavolo e invitare Rfi. Vogliamo trovare un soluzione per riuscire a realizzare il raddoppio ferroviario».

Ma chi è che non vuole il completamento della linea? Tanto più che, a parte il segretario Campolongo, l’intera commissione ministeriale Via e Vas, compreso il presidente, l’ingegner Guido Monteforti Specchi, aveva dato parere favorevole: 30 sì contro un solo no non bastano a togliere il freno. «È un’opera strategica non solamente per il Mezzogiorno, ma per tutto il Paese – sostiene l’assessore ai Trasporti della Regione Puglia, il dem Giovanni Giannini, in questi giorni in piena campagna elettorale – realizzarla vorrebbe dire completare un lavoro iniziato con l’innalzamento della galleria di Cattolica per consentire il passaggio dei grandi container e raggiungere in quella tratta i 200 chilometri orari. Il Molise ha preteso e ottenuto di trasferire la linea accanto all’autostrada e ora tutti gli ostacoli si potrebbero superare».

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