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Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

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Il giorno 7 ottobre nel cortile di villa Patrizi, sede sia del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che della Società per Azioni Ferrovie dello Stato è stato presentato il progetto di prefattibilità per la velocizzazione della tratta che collega il mar Tirreno con l’Adriatico, cioè l’asse ferroviario Roma-Pescara. Lo studio di fattibilità, si legge nei comunicati stampa, è frutto di un lavoro congiunto tra Rete Ferroviaria Italiana e le Regioni Lazio e Abruzzo e coordinato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il costo previsto dell’opera è di 6,5 miliardi di euro e i tempi di realizzazione sono di circa sette anni e mezzo, mentre le quote programmate di finanziamenti pari a 320 milioni di euro non è chiaro su quali fonti di finanziamento risultino.

Questo in sintesi il tema oggetto dell’incontro, questo in sintesi la finalità di un incontro che è servito a far dire ai Presidenti delle due Regioni quanto una simile opera fosse importante per i due ambiti territoriali attraversati, questo è anche quanto tutti abbiamo potuto leggere su varie testate giornalistiche con una enfasi forse eccessiva come quella in cui si ribadisce: «Roma-Pescara in due ore, via libera alla nuova ferrovia». Ma interessante è anche la dichiarazione della Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli: «Si tratta di un’opera simbolica per questo Ministero e rappresenta lo spirito e la visione con la quale abbiamo costruito il Piano Italia Veloce. Per superare alcuni ritardi e ostacoli introdurremo quest’opera nell’elenco di quelle da commissariare che verrà definito, di qui a breve, con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il progetto combatte la tirannia della distanza tra Ovest ed Est e interviene sulla diseguaglianza delle aree interne».

Ho voluto fare questa anticipazione perché mentre diamo vita a “studi di prefattibilità”, mentre ci impegniamo, addirittura, a nominare Commissari per seguire in questa fase solo una idea, mentre ci impegniamo ad inserire l’opera nel Piano Italia Veloce e quindi, sulla base di quanto più volte anticipato dalla Ministra De Micheli, a proporre tale elenco di opere tra quelle del Recovery Plan, per altre opere come il ponte sullo Stretto di Messina troviamo solo chiari impegni, da parte della stessa Ministra, a non utilizzare l’attuale progetto disponibile e pronto per essere cantierato perché ormai antico e superato. Ma ancora più chiara ed altrettanto inconcepibile l’affermazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri il quale ha precisato: «Siccome dubito che costruiremo il Ponte di Messina nei prossimi cinque anni, per me il dibattito può continuare, ma non dovrà essere collegato al Recovery Plan».

Questa affermazione è in grado di intervenire in senso negativo su un’altra opera come l’alta velocità ferroviaria nel sud, sulla sua progettazione, sulle scelte che ci aspettiamo da qui a poco confluire nel Recovery Fund per risolvere un’altra dittatura quella nord sud che ancora non abbiamo superato. Avremo così creato una ulteriore connessione a nord della Bari Napoli, ma lasciamo le connessioni nord sud più o meno nello stato in cui sono adesso, con lo stesso tracciato, con una possibile diagonale interna di collegamento da Napoli a Potenza, ma il Ponte di Messina esce definitivamente dall’orizzonte del Recovery Fund.

Ma a proposito del Ponte sullo Stretto di Messina voglio solo ricordare alcune date:

  • Il 31 luglio 2009 con apposita delibera del CIPE è stata assegnata alla Società Stretto di Messina la realizzazione della “Variante di Cannitello” opera ferroviaria “connessa e complementare al progetto del Ponte sullo Stretto e che spostando il tracciato delle ferrovie attuale liberava la vasta area dove sarebbe stata ubicata una delle due pile del Ponte. Questa opera è stata realizzata e finita entro il 2012
  • Il 6 agosto 2009 nomina, con Decreto del Presidente del Consiglio, del Commissario straordinario con il compito di rimuovere gli ostacoli frapposti alla realizzazione dell’opera
  • Il 20 dicembre 2010 la consegna da parte del General Contractor vincitore di una apposita gara internazionale, nel rispetto dei tempi contrattuali del progetto definitivo alla Società Stretto di Messina che ha avviato con l’aiuto del Project Management Control le attività di verifica e controllo dello stesso formulando anche richieste di integrazione e di adeguamento, cui il General Contractor ha dato esecuzione
  • Il 20 giugno 2011 Validazione del Progetto definitivo dell’opera
  • Il 29 luglio 2011 approvazione del progetto definitivo dell’opera da parte del Consiglio di Amministrazione della Società Stretto di Messina (i cui azionisti erano le Ferrovie dello Stato, l’ANAS, la Regione Sicilia e la Regione Calabria. È utile ricordare che trattasi di organismi pubblici)

L’elenco delle date è ricco di tutti i vari passaggi, di tutte le possibili supervisioni del progetto da parte dei massimi esperti nazionali ed internazionali e basterebbe lo spostamento di un asse ferroviario per liberare la vastissima area in cui ubicare la pila per convincersi che il cantiere del Ponte può essere aperto entro e non oltre sei mesi, per capire che la attualità e la qualità tecnica ed ingegneristica dell’intervento è tale da non temere ulteriori approfondimenti. Ho voluto fare il confronto fra le due opere sia perché, cosa davvero strana, hanno più o meno lo stesso costo; il costo del Ponte infatti, comprensivo anche delle opere compensative essenziali, si aggira intorno ai 7 miliardi, sia perché coinvolgono come attori e utilizzatori primari due Regioni: l’asse ferroviario Roma-Pescara interessa la Regione Lazio e la Regione Abruzzo, il Ponte interessa la Regione Calabria e la Regione Sicilia, l’Europa del sud.

Ora io non vorrei dire più nulla, infatti non mi resterebbe che piangere se il Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci e la Presidentessa della Calabria Jole Santelli non dessero vita ad un immediato contenzioso non solo politico ma, addirittura, anche costituzionale. Infatti non è pensabile e non è accettabile che un Ministro della Repubblica ed in particolare di un Dicastero quale quello dell’Economia e delle Finanze possa assumere atteggiamenti preconcetti nei confronti di un’opera non voluta solo dal nostro Paese ma, attraverso l’inserimento nelle Reti TEN–T, dalla Unione Europea.

Non è assolutamente condivisibile il comportamento della Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti che per il riconoscimento solo di una “possibile” idea progettuale fornisca ampie garanzie ed impegni a dare attuazione invocando il ricorso ad un Commissario del “nulla” e contemporaneamente decidere di non dare seguito ad un atto concreto voluto formalmente da due Regioni come l’avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto. Voglio solo fare una considerazione: questo comportamento, a mio avviso, dà origine ad una grave responsabilità non di due Ministri ma del Governo ed in particolare del Presidente Conte.

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