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Il premier Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri

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Non mi sarei soffermato ancora una volta sul vuoto pneumatico che caratterizza le attività dei vari Governi che si sono succeduti e che negli ultimi sei anni hanno programmato e gestito il comparto delle infrastrutture, non lo avrei fatto perché in fondo oramai non interessa più a nessuno questo settore se non alle 120.000 imprese che nel frattempo sono fallite e ai 600.000 occupati che ora sono fuori dal mondo del lavoro; ripeto non lo avrei fatto se il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo intervento in Parlamento, in occasione del dibattito sulla fiducia non avesse inserito nel suo discorso al Senato un inciso dedicato alle opere pubbliche ed ai cantieri.

Riporto di seguito il passaggio che ritengo davvero sconcertante; il Presidente Conte ha infatti precisato: “sento spesso sollevata la obiezione, è successo anche ieri alla Camera, secondo cui a distanza di alcuni mesi, le opere, pur ritenute prioritarie nel quadro del decreto semplificazioni, sarebbero ancora bloccate perché mancherebbe la designazione dei relativi Commissari. A parte che adesso dei Commissari la lista c’è, ma non è così. Queste opere non sono mai state bloccate perché è stato applicato l’articolo 2 del DL semplificazioni che attribuisce poteri speciali propri dei commissari ai RUP, ai responsabili unici di progetto. E lo testimonia il fatto che nel 2020, pensate, pur in questo contesto economico così difficile, gli appalti, soprattutto di ANAS e di RFI, sono cresciuti. Siamo arrivati ad un totale di 43,3 miliardi rispetto ai 39,4 del 2019”.

Il giorno dopo una simile dichiarazione un giornale nazionale ha subito sconfessato tale dichiarazione precisando che quei numeri si riferivano solo a bandi di gara e che il tempo necessario perché si apra davvero un cantiere supera spesso i due, tre anni. D’altra parte dopo le dichiarazioni del Presidente è intervenuta subito l’ANCE precisando: “nonostante tutte le riforme adottate e le risorse annunciate, i cantieri non aprono come testimonia il dato delle ore lavorate dei primi nove mesi del 2020 fortemente in calo (-16,8%).

Tra l’altro basta vedere quanto sta accadendo con ANAS che dopo aver pubblicato, sotto Natale, bandi per centinaia di milioni di lavori, ha poi rimandato, nei giorni scorsi l’apertura delle gare a data da destinarsi. Il bando è quindi uno specchietto per le allodole. Le opere sono ancora bloccate”. Il Presidente Conte sia alla Camera che al Senato non ha fatto un intervento a braccio quindi ha letto dei dati che purtroppo non trovano alcun riscontro e, quindi, sono sicuro che il Presidente Conte manderà via le persone del suo staff che gli hanno fornito dati errati e che hanno immediatamente prodotto una reazione da parte dell’ANCE che con un solo indicatore ha praticamente fatto crollare la credibilità del Presidente Conte.

Ed allora, anche se già in più occasioni ho ricordato quanto sia stata e continui ad essere dannosa questa stasi, ho ritenuto opportuno effettuare, ancora una volta, una analisi su cosa si sia fatto in termini di opere infrastrutturali strategiche dal 2015 ad oggi ed ho ancora una volta appurato che il volano globale delle risorse impegnate si attesta su un valore pari a circa 11 miliardi di euro e di quel valore la spesa non supera, sempre in sei anni, i 6 miliardi di euro. Nasce spontanea una domanda: quali sono i motivi che hanno portato il Governo Renzi nel 2014, 2015 e 2016, il Governo Gentiloni nel 2017, il primo Governo Conte nel 2018 e il secondo Governo Conte nel 2019 a bloccare praticamente l’avanzamento di quel Programma delle Infrastrutture Strategiche definito dalla Legge 443/ 2001 (Legge Obiettivo) e approvato dal Parlamento.

Per aver dato vita ad una scelta così assurda per la crescita del Paese non possiamo pensare che le responsabilità siano tutte del Movimento 5 Stelle perché nella realtà il primo responsabile di una simile stasi è stato il Ministro Delrio che nel 2015 dette vita ad un processo di azzeramento della Legge Obiettivo e utilizzò in tale operazione lo strumento del project review, cioè quell’approccio metodologico che cercava di rivedere le proposte progettuali per ottenere sia una conferma della essenzialità delle stesse o un ridimensionamento sia tecnico che finanziario. Solo a titolo di esempio ricordo che fu coinvolto in questa operazione il Professor Marco Ponti che ritenne necessario ed urgente rivedere opere come: il nuovo asse ferroviario Torino-Lione, l’asse ferroviario Genova-Milano (Terzo Valico dei Giovi), l’asse ferroviario AV/AC Brescia-Verona-Vicenza-Padova), il nuovo nodo ferroviario AV/AC di Firenze.

Una revisione che con l’arrivo al Governo del Movimento 5 Stelle si trasformò in un blocco di tutte queste opere perché, in base ad una analisi costi benefici, prodotta da un gruppo di esperti coordinato sempre dal Professor Ponti, la realizzazione di tali opere non produceva alcuna convenienza. Poi dopo i noti pareri dell’Avvocatura dello Stato in merito al danno prodotto da simili rivisitazioni progettuali e dopo un voto parlamentare sulla conferma piena della continuità dei lavori della nuova tratta ferroviaria Torino – Lione, tutto è tornato come era stato definito ed approvato prima del 2014. Quindi avevamo perso in realtà più di quattro anni.

Poi è iniziata una nuova fase quella che parte con il secondo Governo Conte e cioè agli inizi del mese di settembre 2019, un mese dopo il suo insediamento la Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli intervenendo alla Assemblea dell’ANCE si impegna di riaprire immediatamente i cantieri fermi ormai da tre anni, dichiara di varare entro il dicembre del 2019 (ripeto dicembre 2019) il nuovo Codice Appalti e di approvare la serie di interventi di competenza delle Ferrovie dello Stato e dell’ANAS. Assicura, sempre la Ministra, che nella Legge di Stabilità 2020 sarebbero state inserite apposite risorse proprio per rilanciare il comparto delle infrastrutture. Ad oggi, purtroppo il Codice degli Appalti non è cambiato, le risorse per le infrastrutture per un valore globale di oltre 19 miliardi di euro (per il triennio 2020-2022) sono state inserite nella Legge di Stabilità 2020 ma al 30 novembre, sempre del 2020, non erano state utilizzate perché non erano stati prodotti i Decreti attuativi. In realtà si è andati avanti cercando di dare continuità alle opere già partite ed approvate dalla Legge Obiettivo, mi riferisco alla tratta ferroviaria AV/AC Milano-Genova (Terzo Valico dei Giovi), alla linea ferroviaria AV/AV Brescia-Verona-Vicenza-Padova e alla linea ferroviaria Napoli-Bari e ad un primo lotto della strada statale 106 Ionica, un’opera approvata nel 2014 e rimasta per sei anni ferma, alla linea C della metropolitana di Roma. È andata avanti la pura inerzia ed è andato avanti tutto lentamente perché si è, come più volte ricordato, privilegiata la politica dei sussidi: oltre 24 miliardi di euro l’anno per i provvedimenti relativi agli “80 euro”, a “Quota 100” e al “reddito di cittadinanza”. Ma oltre al blocco delle infrastrutture non posso non ricordare il fallimento dei 150 tavoli aperti presso il Ministero dello Sviluppo Economico per tentare di risolvere la miriade di crisi industriali o il crollo ormai irreversibile dell’impianto siderurgico di Taranto, o il continuo e sistematico annuncio dell’accordo o della revoca della Società ASPI.

In modo disordinato ho elencato non le negatività dell’operato del Governo perché è difficile criticare qualcosa quando non esiste, ho voluto solo però denunciare la prolungata stasi che necessariamente deve portarci ad una richiesta di motivazioni e ad una esplicita denuncia delle responsabilità. Perché senza dubbio il Movimento 5 Stelle è l’artefice di un simile blocco, è artefice del ritardo nell’avanzamento di una serie importanti di infrastrutture ma, a mio avviso, quanto meno nel Movimento 5 Stelle c’era sempre una chiara motivazione, per loro il mondo dei costruttori è un mondo di corrotti e di corruttori e quindi l’unico modo per sconfiggerli era quello di creare le condizioni per farli fallire e, devo dare atto, in parte ci sono riusciti. Ma il Partito Democratico in questi sei anni, escluso un anno di Governo gialloverde, sono stati sempre presenti nel Governo e hanno sempre dichiarato il grande interesse alla realizzazione delle opere invece i due Ministri Delrio e De Micheli hanno praticamente condiviso e in molti casi promosso questa imperdonabile stasi.

Ma queste considerazioni potrebbero anche sembrare normali attacchi all’operato dei vari Governi da me prima elencati, queste mie analisi, anche a valle degli annunci del Presidente Conte in Parlamento sulle risorse attivate, potrebbero apparire pura critica gratuita all’operato dell’ultimo Governo Conte, ebbene queste mie denunce diventano inattaccabili in data 20 gennaio 2021 con la presentazione del Decreto del Presidente del Consiglio in cui sono riportate le opere da sbloccare e i relativi Commissari preposti alla concreta attivazione delle opere. Riporto di seguito l’elenco delle opere:

Questo quadro con le considerazioni sintetiche riportate per ciascun intervento denuncia in modo inequivocabile che:

1. per sei anni la infrastrutturazione del Paese è stata fatta solo seguendo la inerzia di qualche intervento già avviato dalla Legge Obiettivo e per il resto nulla

2. il Presidente Conte purtroppo ha interpretato male quanto comunicatogli dai suoi assistenti in merito ai lavori appaltati

3. che la gara sulla quota percentuale di risorse per il Sud, sì la gara tra il 34% previsto dalla norma, il 40% dichiarato dal Ministro Provenzano, il 45% comunicato dalla Ministra De Micheli e addirittura il 50%, forse il 55%, promesso addirittura dal Presidente Conte, nei fatti non supera il 27% e scende al 20% se entriamo nel merito dei singoli interventi come ad esempio l’alta velocità ferroviaria Palermo-Catania-Messina dove dal 2014 c’è stato un Commissario con pieni poteri ma che purtroppo ha incontrato vincoli locali insuperabili.

Tutto questo mi preoccupa e al tempo stesso mi dispiace perché i membri della Commissione europea che prima o poi esamineranno il nostro Recovery Plan rimarranno sicuramente sconcertati da tutte queste iniziative completamente estranee ad una logica programmatica organica, concreta e, soprattutto, credibile.


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