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Un progetto di ponte sullo Stretto

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A MESSINA prima tappa della sua visita istituzionale in Sicilia, ha assicurato che «c’è l’assoluta volontà» di realizzare il ponte sullo Stretto. A Palermo, la ministra per il Sud, Mara Carfagna, ha spiegato le ragioni che lo rendono un’opera «necessaria». Lo è «per rompere l’isolamento che condanna la Sicilia ad una situazione di arretratezza, anche per l’assenza di un collegamento stabile tra l’isola e la Calabria».

Dalla relazione della Commissione insedia

ta dal precedente governo e presentata dal ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, «emerge la necessità del ponte sullo Stretto», ha sottolineato Carfagna evidenziando poi che gli esperti hanno escluso i due tunnel, in alveo e subalveo, lasciando in piedi le soluzioni di un punte a una o tre campate. «Quello che interessa è che pare ci sia la volontà, tranne qualche ormai esigua perplessità, di assumersi la responsabilità dell’avvio della costruzione del ponte – ha detto la ministra – se si arriverà alla soluzione con tre campate ci sarà bisogno di tempo ulteriore, ma definito, per lo studio di fattibilità. Se invece si dovesse optare per una campata si dovrà comunque lavorare a un adeguamento del progetto attuale il che porterebbe via dai 6 ai 7 mesi. Per lo studio di fattibilità parliamo di qualcosa in più».

L’opera, ha ribadito Carfagna, è necessaria «per collegare la Sicilia all’Europa e per fare della regione un hub logistico nel Mediterraneo»: «Oggi – ha detto – si parla di Sicilia e di sbarchi solo per quanto concerne i migranti, mentre io immagino sbarchi di merci e materie prime, cosa che la Sicilia può fare benissimo per intercettare i traffici che provengono dal Nord Africa, dal Medio Oriente. Dobbiamo metterla nelle condizioni di farlo e potenziare le infrastrutture».

Le condizioni ora ci sono, grazie alle risorse e ai progetti del Recovery plan. La ministra ha illustrato alcuni interventi durante la conferenza stampa a Palazzo D’Orleans, a Palermo, dopo l’incontro con il presidente della Regione, Nello Musumeci, per il quale il Pnrr rappresenta, però, solo «una stazione di partenza», dal momento, ha sostenuto, che non vi rientrano «opere strategiche di cui ha bisogno la nostra isola» perché «i tempi richiesti dall’Ue» non lo hanno consentito.

Ma dalla ministra comunque il presidente ha incassato «la disponibilità a reperire altre linee di finanziamento per tutto quello che non rientra nel Pnrr», come, ad esempio, gli interventi sulla rete viaria. Intanto, ha sottolineato Carfagna, nel Pnrr c’è «il potenziamento della capacità ferroviaria della Palermo-Messina-Catania che porterà a 8 treni e non più 4 e una riduzione dei tempi di percorrenza di 60 minuti rispetto agli attuali». Interventi già programmati, ma di fatto «mai attuati»: «il vantaggio di inserirli nel Pnrr risiede nell’obbligo di portarli a compimento entro il 2026». Ci sono interventi per 266 milioni per i porti siciliani, ha affermato la ministra auspicando il potenziamento soprattutto del porto di Augusta «perché quella deve essere la porta del Mediterraneo da cui entrare in Italia e in Europa».

Arriveranno poi in Sicilia 111 milioni sui 630 che il Piano destina alle Zes. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta un’occasione straordinaria per riunificare il Paese, ha ribadito Carfagna dettagliando poi le risorse destinate al Mezzogiorno: «Il 40% è su base territoriale, quindi sui 256 miliardi del Pnrr corrisponde circa 82 miliardi di euro», cui si aggiungono gli 8,4 miliardi, su un totale di 14,5, del React Eu, i 57 su 73 della programmazione 2021-2027 del Fondo di sviluppo e coesione e i 54 su 81 dei fondi strutturali per il 2021-2027. «Per il Sud si tratta di un totale di circa 220 miliardi di euro, cercheremo poi di essere precisi sulla quota che andrà alle diverse regioni», ha affermato.

Altre risorse comunque arriveranno attraverso i bandi di gara, e molto dipenderà dalla capacità di mettere in campo progetti in grado di assorbirle. L’abbattimento del divario tra Nord e Sud, a partire da quello nei diritti di cittadinanza, è la “missione” che a queste risorse è affidata. «Ogni volta che venivo qui a Palermo – ha raccontato Carfagna – pensavo a come sarebbe l’Italia se la Sicilia avesse gli stessi tassi di crescita della Lombardia. Sarebbe un Paese unificato e a beneficiarne sarebbe non soltanto la Sicilia o il Sud, ma l’intero Paese. Sarebbe un Paese in cui i termini Nord e Sud non indicherebbero un insopportabile divario di cittadinanza ma semplicemente una differenza di cibo, architettura. E di paesaggi».

Di fronte un “paesaggio” desolante si è trovata in mattinata la ministra visitando, insieme al sindaco Cateno De Luca, la baraccopoli di Fondo Fucile, a Messina. Per la riqualificazione e la bonifica dell’area e l’individuazione di soluzioni abitative alternative per i residenti – ma soprattutto per cancellare «una vergogna nazionale, indegna di un Paese civile» – il governo ha stanziato 100 milioni. «In tre mesi abbiamo individuato gli strumenti per risolvere il problema: ci saranno una struttura commissariale, fondi e poteri – ha puntualizzato – Io metterò a disposizione tutto quello che serve, il prefetto avrà a disposizione una contabilità speciale, oltre ai fondi già stanziati ce ne potrebbero essere altri disponibili, se dovessero essere necessari, a completare l’opera».

Prima di rientrare a Roma Carfagna si è fermata a Capaci per rendere omaggio alla memoria del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e della scorta.


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