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Ormai una serie di comunicati stampa sta anticipando cosa sia e come lavori la cabina di regia preposta alla concreta attuazione del PNRR e, soprattutto, sta crescendo sempre più la psicosi della scadenza del 31 dicembre 2021; sì 2021, fra solo tre mesi, e allo stato attuale abbiamo solo un dato disponibile: 13 obiettivi centrati su 51.

Sempre nella serie di fughe di notizie si apprende che tutte le procedure sono già state avviate anche per i restanti 38 obiettivi ancora da centrare. Ebbene sempre in tale documento, come tra l’altro anticipato da diverse fonti, si nota la chiara volontà del Presidente Draghi nel cercare di evitare e ridimensionare ogni possibile rischio: Draghi non vuole assolutamente rischiare la bocciatura della Commissione della Unione Europea a gennaio 2022 quando verrà fatto come ribadito nel calendario delle verifiche un primo esame sullo stato di avanzamento del PNRR, una verifica decisiva per l’inoltro a Roma della ulteriore tranche di finanziamenti.

Per questo Draghi ha voluto, come anticipato nel suo intervento alla Assemblea della Confindustria, dare avvio concreto ed organico alla Cabina di regia e, sempre da prime indiscrezioni, si legge: «i Ministri saranno chiamati a rapporto sulla realizzazione dei progetti di loro competenza e dovranno presentare, 5 giorni prima, una relazione dettagliata alla Cabina di regia coordinata dal Sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli e, cosa davvero innovativa e forte, sono i poteri sostitutivi in caso di inadempienze». Ma quale è l’area più a rischio che potrebbe subire già a gennaio 2022 un preciso primo atteggiamento critico della Unione Europea?

Senza dubbio quella relativa agli interventi proposti dal Dicastero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ed in particolari quelli relativi al Mezzogiorno del Paese.

Draghi nel suo intervento alla Confindustria è stato chiarissimo proprio sul Mezzogiorno: «Un Sud più forte e meglio connesso con il resto del Paese e nell’interesse dell’Italia e dell’Europa. Le nostre politiche per il Mezzogiorno intendono superare le disparità che condannano milioni di cittadini a servizi pubblici inadeguati e a godere di minori opportunità di crescita e affermazione professionale».

Per questo ha ribadito Draghi    «gli interventi infrastrutturali del PNRR destinano almeno il 40% delle risorse al Sud». Questo impegno convinto del Presidente troverà immediato riscontro proprio nella Cabina di regia, troverà immediata occasione di approfondimento proprio per le parti che riguardano il Mezzogiorno, specialmente per quelle opere che nel PNRR dovrebbero assicurare ciò che il Presidente Draghi ha chiamato “connessione tra il Sud e l’Europa”.

Ebbene non essendoci opere stradali nel PNRR le uniche opere capaci di rispondere ad un simile obiettivo sono quelle ferroviarie. Dal quadro dettagliato allegato si evincono i seguenti macro dati:

1. L’intero importo delle opere ferroviarie del PNRR è pari a 24.766,71 milioni di euro e di questo importo globale al Mezzogiorno sono assegnate circa 11.940 milioni di euro;

2. Di questi 11.940 milioni di euro sono relativi a opere in corso e quindi con cantieri attivabili entro il 2022 solo 2.766 milioni di euro;

3. Mentre l’importo relativo a 8.582 milioni di euro (reti nazionali) e 591 milioni di euro (reti regionali), per un valore globale di 9.173 milioni di euro è relativo a nuovi progetti e, nel migliore dei casi diventerà operativo concretamente nel secondo semestre del 2024.

Questa dettagliata ed analitica presa d’atto, questa chiara e misurabile denuncia che mette in evidenza un dato incontestabile: su 24.765 milioni di euro destinati alla rete ferroviaria solo 2.766 milioni di euro potranno diventare “cantieri” nel 2022 e quindi utilizzare concretamente i fondi del PNRR, sarebbe rimasta una notizia di routine all’interno dei Dicasteri, sì anche all’interno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Sostenibili, invece, approdando alla attenzione della Cabina di regia, approdando all’interno di un monitoraggio in cui le inadempienze, anche della stessa Presidenza del Consiglio, saranno oggetto di verifica e di superamento, sicuramente non rimarranno un banale annuncio, un banale riferimento percentuale di un volano globale di risorse che, nei fatti, sarebbe rimasto, come avvenuto finora, solo una banale certezza mediatica e null’altro.


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