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Montecitorio

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Sotto Montecitorio e in altre venticinque piazze in tutta Italia. Ha covato per mesi nella società civile, si è rafforzata attraverso il confronto tra personalità del mondo della cultura, e ieri pomeriggio la protesta contro l’autonomia differenziata è infine scesa in strada.

L’iniziativa, cui hanno aderito numerosi cittadini, è stata organizzata via web da “La Rete dei Numeri Pari”, “L’Unità della Repubblica, la rimozione delle diseguaglianze” e dal “Comitato per il Ritiro di qualunque autonomia differenziata”.

I promotori della piazza hanno consegnato a parlamentari ed esponenti istituzionali una lettera di dissenso nei confronti di quella che definiscono una «secessione dei ricchi», che si realizzerebbe se venisse approvato il ddl Boccia.

I DESIDERATA DEL VENETO

«L’autonomia differenziata porterà a una divaricazione dei diritti universali esigibili», denuncia Marina Boscaino, insegnante di Italiano e Latino al liceo classico “F. Vivona” di Roma e tra i promotori dell’iniziativa di ieri.

Il rischio evocato è quello di avere un Paese ancora più frammentato e diviso, con una cittadinanza su base regionale. «Se sei nato al Nord anziché al Sud, avrai una maggiore garanzia che i servizi e i diritti vengano rispettati», evidenzia la Boscaino. Sono ventitré le materie su cui le Regioni potrebbero avere piena potestà legislativa, quelle previste dalla riforma del Titolo V della Costituzione.

«Per altro una Regione, il Veneto, desidera mettere le mani su tutte e ventitré queste materie, che sono di carattere strategico, come scuola, sanità, ambiente, infrastrutture, beni culturali, pensioni integrative, sicurezza sul lavoro», spiega la Boscaino. Ci sono poi Lombardia ed Emilia Romagna, che chiedono una robusta fetta di queste ventitré materie, proseguendo insieme al Veneto il percorso di autonomia iniziato nel 2018 con il Governo Gentiloni per dare attuazione alla riforma del Titolo V del 2001.

TRASVERSALITÀ POLITICA

Si registra, osserva la Boscaino, una certa trasversalità politica sulla questione. «Finora sono state secretate tutte le pratiche tra Governo e Regioni, noi cittadini siamo rimasti totalmente esclusi dal dibattito», afferma la docente. La quale rileva in questo senso «una continuità tra la legislatura giallo-verde e quella attuale». E l’adesione del centro-sinistra al progetto, aggiunge, «non stupisce, dal momento che la riforma del Titolo V è stata concordata da D’Alema e Berlusconi per cercare di emarginare Bossi». Finora le uniche sponde politiche dei manifestanti sono Sinistra Italiana e alcuni esponenti del Gruppo Misto.

Il timore è che il ddl Boccia venga inserito nel faldone della finanziaria, per velocizzarne l’iter; la speranza è di dissuadere più parlamentari possibile, cercando di «sensibilizzare quelle forze politiche che ancora non si sono rese conto del disastro che provocherebbe l’autonomia differenziata». Disastro che, sottolinea la Boscaino, è plasticamente rappresentato dalla sanità alle prese con la pandemia. «In un Paese in cui muoiono ogni giorno centinaia di persone, abbiamo avuto la conferma di quanto in tema di sanità il regionalismo sia catastrofico», riflette.

SCUOLE DI SERIE A, B… Z

Sanità, ma anche scuola. La Boscaino è una docente e dunque conosce le problematiche del comparto istruzione. «Lascio immaginare cosa possa voler dire avere in Italia venti sistemi scolastici differenti. Ricordo che la scuola pubblica è uno degli strumenti che la Costituzione individua per rimuovere gli ostacoli, e invece l’autonomia differenziata creerebbe sistemi scolastici di serie A, B, fino alla Z». Inoltre, sottolinea, «ci sarebbe un controllo politico delle Regioni, per esempio sulle privatizzazioni». Al di là dei diritti, commenta infine la Boscaino, «la catastrofe sarebbe anche dal punto di vista istituzionale, giacché si avrebbero venti signorie autonome su materie così importanti».


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