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La ministra Mara Carfagna

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Caro direttore,
ho davvero apprezzato il suo ultimo editoriale-auspicio sulla Calabria, “l’ultima regione d’Europa che potrebbe diventare la prima per tasso di crescita in Italia”. L’ho apprezzato perché svela un pezzo di realtà meridionale poco noto: le isole felici del nostro Mezzogiorno, i luoghi dove si fa con successo cultura, impresa, ricerca, innovazione.

Lei cita, giustamente, il primo corso di laurea in Medicina e Tecnologie Digitali aperto nell’Università della Calabria e l’industria televisiva che porterà, domenica alla Festa del Cinema di Roma, la bella docu-serie sulle “Donne di Calabria” di Gianni Minoli. Ma anche in altri campi il Sud non è il deserto che qualcuno immagina. Le tre più grandi fabbriche italiane per numero di addetti sono al Sud: il siderurgico di Taranto, la fabbrica di auto di Melfi e la Sevel in val di Sangro. Sono al Sud le principali raffinerie italiane e i più grandi giacimenti di petrolio on shore, in Basilicata. Sono al Sud due dei cinque distretti aeronautici italiani, in Campania e Puglia, oltreché il maggiore arsenale della Marina militare, a Taranto. Al Sud c’è la farmaceutica, ci sono i grandi stabilimenti per la costruzione e manutenzione dei treni, ci sono le wind farm che fanno della Puglia la regione numero uno in Italia per energia generata da qualsiasi fonte.

Insomma, il Sud è una realtà di sviluppo “a macchia di leopardo” che va guardata senza pregiudizi geografici, culturali, economici. Ricucire le aree fragili a quelle a maggior sviluppo e inserire entrambe in un Sistema Mezzogiorno che moltiplichi la crescita è la linea che ci siamo dati negli interventi del Piano di Ripresa. Le ricadute sul territorio saranno proporzionali all’impegno delle amministrazioni e della politica ma anche allo “sguardo sul Sud” che sapremo alimentare negli investitori: se vedranno il Mezzogiorno come una terra di opportunità, faranno la loro scommessa; in caso contrario perderemo tutti.

Raccontare il Sud per quel che è, sfuggendo alla tentazione del pessimismo a prescindere o addirittura del catastrofismo, è il solo modo per migliorarlo e sottrarlo a un destino di declino economico e sociale che fino a pochi mesi fa sembrava segnato. E la massima evangelica sugli “ultimi che saranno primi” che “Il Quotidiano del Sud” applica alla Calabria è tutt’altro che azzardata. Le simulazioni ci dicono che nel breve periodo la ripresa del Nord sarà più rapida, ma se lavoreremo bene, se i progetti del Pnrr saranno realizzati come previsto, il Sud nell’arco di cinque anni registrerà un aumento del Pil e dell’occupazione superiore alla media nazionale: diventerà davvero un luogo migliore dove vivere, lavorare costruirsi un futuro.

*Ministro per il Sud e la Coesione territoriale


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