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Bruno Vespa

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In uno c’è la famosa cimice – il distintivo del partito nazionale fascista – quindi l’aquila repubblicana di Salò in un secondo; nel terzo, infine, c’è il medaglione dei giovanissimi balilla. Nella copertina dell’ultimo libro di Bruno Vespa c’è appunto la testa del Duce con l’elmetto e il motto intorno: “Credere, obbedire e combattere”.

Con sapiente misura di marketing ecco dunque la sequenza iconica delle cover ed ecco quindi l’oscuro oggetto del desiderio degli italiani con cui il più celebre dei giornalisti marchia le strenne degli ultimi tre anni.

Come il suo l’ultimo uscito in libreria – “Perché Mussolini rovinò l’Italia” – il volume che va a completare la trilogia dopo i precedenti “Perché l’Italia diventò fascista” e, ancora l’anno scorso, “Perché l’Italia amò Mussolini”.

L’Italia che diventò e amò, infine si rovinò scegliendo l’uomo che il Santo Padre al tempo regnante – Pio XI – appellò “uomo della Provvidenza”. E siccome Vespa sa decifrare al meglio la vena segreta d’Italia, nel sottotitolo, stretto tra parentesi – “E come Draghi la sta risanando” – l’inventore di Porta a Porta ancora una volta parla a nuora affinché suocera intenda. Da maestro qual è, insomma, Vespa parla del passato solo per far intendere il tutto al presente. Il sotto testo prende sempre il sopravvento sulla enumerazione didascalica dei fatti. In questa sutura di antiche memorie, Vespa che è un fine psicologo sa offrire una lettura ulteriore e siccome – e lo sappiamo bene tutti – agli italiani piace l’idea del risolutore, con l’uomo forte di ieri diventato l’uomo competente di oggi, è immediato scorgere in quel Draghi che sta risanando l’Italia il nuovo “uomo della Provvidenza”.

La provocazione è tutta del recensore, solleviamo Vespa da questa lettura volutamente spietata – specie in tema di volubilità degli italiani – ma è innegabile il processo di “ducizzazione” intorno a Draghi se sulle sue fatiche di governo, con il liquefarsi del sistema dei partiti, le aspettative dell’opinione pubblica e, di conseguenza, la buona stampa che l’accompagnano siano accalorate quanto è più di quelle che ancora nel 1936 descrivevano un’Italia al centro dell’attenzione nel mondo con un Mussolini nell’apoteosi del consenso.

Sono sempre così, gli italiani. Ed è solo così, l’Italia. Finché dura. Con passo plutarchiano Vespa mette in parallelo, ancorché le vite degli uomini, le epoche. Il terzo volume completa il racconto dell’Italia in camicia nera, descrive una nazione ormai prossima alla disfatta bellica – la fine del Ventennio fascista – e le macerie di un’Italia da ricostruire.

Nello specchio dell’attualità tutta la storia di ieri s’invera nelle cronache di oggi con la pandemia di Coronavirus, con oltre 140.000 morti, con un’Italia che nella campagna vaccinale ricomincia dopo la caduta obbligata di Giuseppe Conte e del suo governo fatto di banchi a rotelle e di stralunati libri, presto ritirati dal commercio, in cui Roberto Speranza ­– incredibilmente ancora Ministro della Sanità – già dava per vinta la guerra contro il Covid.

Come Indro Montanelli seppe divulgare la conoscenza dei secoli remoti oltre l’astruso cifrario della nostra storiografia, così Bruno Vespa – forte degli studi di Renzo De Felice – sa costruire un racconto chiaro e intellettualmente onesto del fascismo e del suo fondatore. Rischiando, e infischiandosene bellamente, delle feroci critiche dei venerandi somari in cattedra.

Tutti i lacerti di attualità – i retroscena, e così le indiscrezioni – si sono riversati nel dibattito politico di questo ultimo periodo. Ogni pubblicazione di Vespa porta alla luce questioni altrimenti custodite all’ombra dei rancori, come la mai sopita diarchia interna alla Lega tra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti. Ma questo libro, più degli altri, contiene la soluzione a un enimma che impegna il finire del 2021: il futuro Capo dello Stato.

L’Uomo della Provvidenza di cui sopra – ossia Mario Draghi – in tema di Quirinale non ha ancora profferito parola. E finché non dice no, il nuovo presidente è lui. L’altro grande protagonista della scena, Silvio Berlusconi – “uno che la storia l’ha fatta” per dirla con Gianfranco Rotondi – si presta intanto a presentare il libro dell’amico Bruno. E il sotto testo, insomma, prende sempre il sopravvento.

A partire da queste pagine, l’Italia di domani. Che è, come dire, l’Italia di Porta a Porta, immancabilmente lo specchio della politica. La capacità pop di Vespa è imbattibile se si pensa poi che un fortunato meme – diffuso nelle piattaforme social – ribalta la fortunata serie edita da Eri-Mondadori con una copertina virtuale a firma Benito Mussolini recante un divertente titolo e relativo sottotitolo: “Perché Bruno Vespa scrive sempre libri su di me (e non mi paga i diritti)”.


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