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Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Mario Draghi

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Una riunione fiume, una trattativa a oltranza chiusa, dopo oltre sette ore, dalla firma di un accordo comune tra governo, sindacati e condiviso da Confindustria ad utilizzare gli ammortizzatori sociali prima di arrivare ai licenziamenti.

I sindacati si erano seduti al tavolo con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, intenzionati a dar battaglia contro la scelta del governo di sbloccare dal primo luglio il divieto di licenziare per l’industria manifatturiera e l’edilizia, lasciandolo in vigore solo per le aziende della filiera tessile (calzaturiero e moda) che fatica a rialzarsi. L’obiettivo era allargare il più possibile le maglie del provvedimento, intervenendo intanto sul perimetro previsto per le imprese oggetto di tavolo di crisi cui verrebbe consentito di disporre di altre 13 settimane di cassa integrazione, ovviamente con l’impegno a non licenziare: per Cgil, Cisl e Uil prima di procedere ai licenziamenti le aziende dovrebbero averle esaurite tutte, come avviene con la Cassa Covid.

I sindacati miravano poi ad arrivare a un impegno da parte delle aziende – e con Confindustria in primis – a ricorrere a tutti gli strumenti a disposizione (dalle 12 settimane di Cig ordinaria a zero ore ai contratti di solidarietà, ecc) prima di arrivare alla “soluzione estrema” del licenziamento, impegno che porterebbe di fatto ad ampliare la tutela per i lavoratori di tutti settori. Hanno chiesto poi l’istituzione di un tavolo di monitoraggio a Palazzo Chigi per governare e seguire eventuali emergenze sociali. Nel corso della giornata sì è creato informalmente un un filo diretto anche con Confindustria, in modo da arrivare a una soluzione condivisa da tutte le parti sociali che dovrebbe trovare la formalizzazione nel decreto atteso oggi in Consiglio dei ministri, giusto a poche ore dalla scadenza del blocco fissata al 30 giugno dal Sostegni Bis.

L’incontro a Palazzo Chigi ha preso il via poco dopo le 15: al tavolo il presidente del Consiglio affiancato dai ministri all’Economia e al Lavoro, Daniele Franco e Andrea Orlando, di fronte i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. La riunione è andata avanti tra numerosi stop and go, per dar modo al premier di confrontarsi con i ministri sulle questioni e le indicazioni poste dai leader sindacali che erano arrivati all’incontro intenzionati a far valere le proprie ragioni: «Andiamo per discutere, non per essere informati», aveva detto Landini a poche ore dall’appuntamento. «Ancora non siamo fuori dalla pandemia – aveva puntualizzato –. Per riorganizzare le imprese è sbagliato usare i licenziamenti quando ci sono strumenti come cassa ordinaria, contratti solidarietà, pensionamenti e strumenti di formazione».

«È interesse del governo gestire questa fase per evitare i licenziamenti: la strumentazione c’è – aveva continuato –. Se così non fosse valuteremo con Cisl e Uil su come muoverci». Di «scelta sbagliata» ha parlato anche Bombardieri, intravedendo nella «mediazione Draghi» l’influenza di Confindustria». E a viale dell’Astronomia prima di sedersi al tavolo aveva già rivolto una proposta di accordo: «Se ci sono aziende che licenziano devono prima utilizzare le 12 settimane di cig ordinaria. Il confronto con le altre parti sociali cammina: gli artigiani e Confapi stanno ragionando con noi per far arrivare il blocco dei licenziamenti fino a dicembre».

Quello dei licenziamenti non è l’unico nodo ancora da sciogliere che il governo potrebbe trovare sul tavolo del Cdm (che al momento in cui scriviamo non è ancora stato convocato). C’è anche quello politico creato dalla decisione di mettere in stand by il cashback dal primo luglio comunicata da Draghi durante la cabina di regia riunita dal premier a Palazzo Chigi lunedì. Il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli – che ha partecipato alla riunione insieme agli altri ministri capi delegazione delle forze di maggioranza – non è riuscito scongiurare lo stop alla misura varata dal governo Conte per incentivare l’uso di bancomat e carte di credito e porre un freno all’evasione, stop che consentirà un risparmio di circa 3 miliardi, da dirottare su altri interventi.

L’intero Movimento è salito sulle barricate, bollando la decisione come un «errore» (Patuanelli), «una follia» (Carla Ruocco), mentre Alessandro Di Battista non si è lasciato sfuggire l’occasione di attaccare i suoi ex compagni – «il Movimento non tocca palla, gongola la Lega» – già travolto dello tsunami provocato dalla rottura tra Grillo e Conte. Ma il premier, secondo quanto è trapelato in serata, sarebbe «deciso a tirare dritto».

Il provvedimento dovrebbe poi prevedere ancora un rinvio, al 31 agosto, della notifica delle cartelle esattoriali, congelate da marzo, e lo slittamento a a fine settembre dei termini di ripresa aveva chiesto un piano di rateizzazione. Il dl dovrebbe poi dare il via libera a un nuovo prestito ponte per Alitalia, per consentirle di operare finché cederà il passo a Ita, presumibilmente a ottobre, e alla creazione di un fondo per “riproteggere” i viaggiatori che hanno già acquistato i biglietti emessi dalla vecchia compagnia che scavalleranno la data in cui cesserà di volare. Tra le decisioni attese dal Cdm c’è anche la data di riapertura delle discoteche e delle sale da ballo.


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