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Il ministro Andrea Orlando

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I TITOLI della stampa nazionale sono di quelli che colpiscono. Tre milioni di posti di lavoro non sono cosa da poco. Sono quelli che servono per mettere a regime il Mezzogiorno e fare  avere ad esso lo stesso rapporto popolazione occupati dell’Emilia Romagna. Nel periodo berlusconiano il Premier era stato molto criticato per averne promesso uno di milioni di posti di lavoro.               Ma calma! Una analisi attenta ci dice che si tratta di altro e che il provvedimento stanzia risorse: “Per ricollocazione e formazione destinati ad una platea di 3 milioni di beneficiari”.              

Si tratta infatti della modifica delle politiche attive che saranno discussi dal ministro Orlando ed il commissario di Anpai, Raffaele Tangorra con le parti sociali e poi con le Regioni e le Agenzie del lavoro.  Lo strumento messo in atto si chiama Gol, Garanzia di occupabilitá dei lavoratori, e sarà dotato di quasi cinque miliardi.                  

Ma quali sono gli obiettivi che hanno fatto pensare a molti che siamo di fronte alla creazione di tre milioni di posti di lavoro?  In realtà si parla di tre milioni di beneficiari entro il 2025 con una percentuale di donne del 75%, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità , giovani under 30, lavoratori over 55.         Di questi 800.000 dovranno partecipare ad attività di formazione , e di questi 300.000 in particolare dovranno essere formati nelle competenze digitali. Potranno beneficiare di Gol i lavoratori in Cig (nella bozza di riforma degli ammortizzatori targata Orlando si citano espressamente gli addetti in Cigs per prospettata cessazione, in Cigs per accordo di ricollocazione, i lavoratori autonomi con partita Iva chiusa).

Ma saranno ammessi a Gol anche i beneficiari di Naspi e Dis-coll, del reddito di cittadinanza, i lavoratori fragili o vulnerabili (Neet, disabili, donne in condizioni di svantaggio, over55), i disoccupati senza sostegno al reddito, i cosiddetti working poor.                          

Ed allora la creazione di tre milioni di posti di lavoro é solo una interpretazione ottimistica di giornalisti superficiali. Qui siamo di fronte alle politiche attive che dovranno risolvere intanto le problematiche del rinserimento dei cassa integrati nel mondo del lavoro, ed é noto che c’è più cassa integrazione dove c’è più lavoro quindi la cosa più facile e che molte di tali risorse saranno indirizzate al Nord.            

Una caricatura sui Navigator di Di Maio

Ma bisogna sottolineare che il tema che sottende all’intervento governativo attiene anche ad una convinzione: che vi sia una difficoltà a fare incontrare la domanda e l’offerta di lavoro. Convinzione che forse può essere valida per il Centro Nord ma che é certamente errata per il Sud.              

E lo stesso errore che si é commesso con la creazione dei navigator, che l’unico lavoro che hanno trovato é quello loro, perché per il resto erano come quei cacciatori che vanno a cacciare in un bosco senza selvaggina: era evidente che sarebbero tornati con il carniere vuoto.        

Quindi pollice verso? Assolutamente no. In Italia le politiche attive sono state spesso carenti ed i centri per l’impiego sono stati pochi ed hanno funzionato male.        

Ma mentre é facile che avranno successo nel reinserimento dei cassa integrati o nella formazione professionale con sbocco lavorativo nel Nord é invece evidente che non potranno che fallire al Sud, in particolare nel confronto dei fruitori del reddito di cittadinanza. Perché il problema riguarda non l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, ma la creazione della domanda pressoché inesistente. E questa non si crea con le politiche attive ma piuttosto con progetti di industrializzazione che passano da investimenti della struttura produttiva locale ma sopratutto, considerati i risultati che tale struttura ha conseguito negli ultimi anni che non ha portato a risultati di incremento dei posti di lavoro, con l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area nazionali ed internazionali.  Nel settore manifatturiero con la messa a regime delle Zes, ma anche con il potenziamento di quella struttura turistica che oggi è ancora totalmente sottodimensionata e che al Sud registra un numero di presenze complessive pari a quelle del solo Veneto.        

Perché tutto ciò avvenga bisogna dimostrare al resto del Paese ed al mondo che l’Italia nei riguardi del Sud vuole fare sul serio, come ha dimostrato per esempio la Germania bei confronto della ex DDR.              

Questa sensazione il mondo produttivo, a torto o a ragione, non mi pare la abbia ed il rischio che si trascini una situazione nella quale il reddito di cittadinanza diventi l’unica risposta possibile é alto. E dire che il 72% dei percettori ha al massimo un titolo di istruzione secondaria che molti hanno bisogno di completare il ciclo di studi o di formazione per una maggiore occupabilitá é un modo di non affrontare il vero problema che é quello della mancanza di domanda di lavoro dovuta ad una carenza di struttura economica. Tranne che non si vogliano formare meglio i giovani del Sud per farli trovare più pronti all’emigrazione verso il Nord e verso gli altri stati europei .


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