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Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri

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Il decreto Semplificazioni ha ottenuto ieri il via libera definitivo dalla Camera dei deputati, con 214 sì, 149 no – hanno votato contro anche due esponenti M5s -, 4 gli astenuti. La “madre di tutte le riforme”, come l’ha ribattezzata il premier Giuseppe Conte, potrebbe riaccendere il motore degli investimenti pubblici e, in attesa dei fondi europei del Next Generation Eu, dare quindi il suo contributo alla ripartenza del sistema economico “caduto” sotto il colpi del Covid 19 e, allo stesso tempo, assestare a sua volta un colpo al moloch della burocrazia che frena la crescita e lo sviluppo del Paese. Il condizionale è d’obbligo: affinché i 97 articoli che ora compongono il provvedimento – erano 65 prima di passare da Palazzo Chigi alle aule parlamentari – possano essere pienamente operativi è necessario portare a termine anche quello che viene definito “il secondo tempo delle leggi”, ovvero bisogna varare i decreti attuativi che definiscono gli aspetti tecnici, pratici e burocratici necessari per applicare i provvedimenti.

Un secondo tempo più impegnativo di quello previsto in origine, dal momento che anche i decreti attuativi sono aumentati nel corso dell’iter parlamentare, passando dai 20 “originari” – come documenta l’Ufficio per il programma del Governo – a 64. Che vanno ad aggiungersi alla mole ancora in attesa di “adozione”: solo considerando i provvedimenti varati dall’esecutivo per fronteggiare l’emergenza Covid, diventano quindi 218 i decreti attuativi ancora pagina bianca rispetto ai 280 previsti. Volendo estendere il monitoraggio al Conte 2, che ha da poco festeggiato un anno di governo, in lista d’attesa ne compaiono 432 su 554.

Alcuni di quelli previsti dal dl Semplificazioni sono intanto già scaduti: avrebbero dovuto avere il via libera entro il 30 agosto le linee guida per avviare le indagini sullo stato di conservazione delle gallerie lungo le infrastrutture gestite da Anas e altre società, o per uniformare i criteri di valutazione e classificazione del livello di rischio per la sicurezza di ponti, viadotti, cavalcavia, e gallerie lungo la rete di strade e autostrade gestite da Anas. Stessa data era fissata per dare indicazioni sui progetti e le opere necessarie per l’attuazione del Piano nazionale integrato per l’energia e il Clima (Pniec), mentre c’è tempo fino al 29 settembre per la nomina dei componenti della Commissione tecnica cui spetta la valutazione ambientale dei progetti.

DECRETO RILANCIO

Il Senato sta lavorando sulla conversione del decreto Rilancio in legge, che dovrebbe avvenire entro la metà di ottobre. Alla meta sicuramente arriverà con una dotazione ben maggiore dei 137 decreti attuativi attualmente agli atti dell’Ufficio per il programma di Governo, che intanto ne etichetta 96 come “non adottato” e tra questi molti sono già scaduti, e tanti si rivolgono alla platea delle imprese e persone in difficoltà cui si proponeva di dare un aiuto tempestivo. Così, restano da definire i criteri e le modalità per l’erogazione dei contributi a fondo perduto alle imprese che operano nell’intrattenimento, come quelli per la ripartizione delle risorse che dovrebbero in qualche modo mitigare i danni subiti dagli artisti per via del lockdown. Mentre, poi, il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha assicurato che arriverà entro settembre il decreto attuativo per il fondo denominato Patrimonio Destinato per la ricapitalizzazione delle imprese – che dovrebbe nascere da una costola di Cdp – si avvicina la scadenza, il 17 settembre, per la definizione dei termini e dei criteri per “l’afflusso delle disponibilità economiche dei contribuenti, che intendano investire i loro risparmi a sostegno della crescita dell’economia reale, al Patrimonio Destinato”.

IL DECRETO AGOSTO

Il decreto Agosto vanta l’etichetta “adottato” su uno dei 37 provvedimenti che, per il momento, lo accompagnano: i dipendenti delle associazioni sportive che sono state costrette a spendere l’attività sanno ora cosa fare e chi rivolgersi per ottenere un assegno di indennità. Si avvicina la scadenza – il 14 settembre – per mettere nero su bianco i criteri per il riparto del Fondo di rotazione a sostegno degli enti in deficit strutturale, per gli esercizi 2020-2022; per il riconoscimento della compensazione dei danni subiti dal settore del trasporto marittimo e dei minori ricavi registrati dagli operatori del trasporto pubblico su gomma e di linea aerea. E ancora, l’ammontare e i requisiti per il contributo a sostegno della filiera della ristorazione. Il 14 settembre è anche il termine fissato per la nomina del commissario liquidatore del Consorzio Venezia Nuova e della Costruzioni Mose Arsenale-Comar S.c.ar.l. Di un provvedimento attuativo – del presidente del Consiglio – ha bisogno anche l’articolo che prevde la fiscalità di vantaggio tanto attesa per ridare fiato all’economia del Mezzogiorno: entro il 31 novembre dovranno esser individuati gli “indicatori oggettivi di svantaggio socio-economico e di accessibilità al mercato unico europeo utili per la definizione di misure agevolative di decontribuzione degli interventi di coesione territoriale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dei Piani Nazionali di Riforma”. Tutto da scrivere anche il “destino” di Sace, ovvero il provvedimento cui è affidato il riassetto del gruppo, attualmente nell’orbita di Cassa depositi e prestiti, di cui tanto il Mef quanto il Maeci aspirano ad assumere il controllo.

DECRETI LIQUIDITÀ E CURA ITALIA

E ancora Sace compare tra gli otto – su otto – provvedimenti mancanti del decreto Liquidità: il Mise e il Maeci non hanno ancora provveduto a stabilire le modalità per il rilascio da parte di Sace delle garanzie dello Stato alle banche per finanziamenti alle imprese con sede in Italia, entro l’importo di 200 miliardi di euro. Per il decreto Cura Italia varato a marzo, nel pieno dell’emergenza, sono pagina bianca ancora 14 provvedimenti su 34.

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