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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

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COME era prevedibile, il risultato elettorale, anziché una stabilizzazione del quadro politico porta al suo interno l’emersione di tutte le contraddizioni del Movimento 5 Stelle e quindi un potenziale autodistruttivo che può risultare estremamente pericoloso in questa fase in cui bisogna trasformare le dichiarazioni in progetti e i progetti in realizzazioni. Nessuno può certamente sottovalutare il compito immane che spetta al governo.

Si tratta di mettere mano a problemi che si sono incancreniti nel tempo e nel contempo proiettare il Paese in una prospettiva di rilancio dopo una lunga fase di depressione: per questo occorrono capacità progettuali, competenze realizzative e, soprattutto, una tensione morale che sembrano non appartenere ai molti approdati al governo senza precedenti esperienze amministrative e politiche, in nome di un cambiamento che in verità si è dimostrato nei fatti costruito su basi eccessivamente fragili.

I MODELLI

Si parla spesso di una fase di ricostruzione paragonabile al dopoguerra, con la facile assimilazione fra il Recovery Fund e il Piano Marshall, ma si vada a rivedere il dibattito alla Costituente sulle politiche per la ricostruzione e l’edificazione di un Paese che doveva essere rinnovato nelle sue fondamenta Si vadano a rivedere nei resoconti dell’Assemblea costituente i passi sulla costruzione della Cassa per il Mezzogiorno, come bisogno di mettere in campo le migliori competenze del Paese per una rinascita del Mezzogiorno, come terreno di prova di una nuova democrazia.

Si ripensino le parole allora spese sulla necessità di dare al Paese una rete infrastrutturale che unificasse le regioni italiane, nel nome non solo di un necessario principio di eguaglianza sostanziale, ma anche di un bisogno di disporre di tutte le forze della nostra economia; si rileggano le pagine sulla necessità di dare forza a un’industria che si era per troppo tempo nascosta dietro la protezione dello Stato e che doveva essere il motore della nuova Italia. E si rivedano in quelle pagine lontane, ma mai così vicine a noi, il senso di responsabilità, la tensione morale, la competenza di quell’assemblea parlamentare, che rappresentava a pieno titolo non solo il passato di lotta per la democrazia, ma anche il futuro democratico del Paese.

CAMBIAMENTO DI PASSO

Mentre il Garante del Movimento 5Stelle continua a delegittimare l’assemblea legislativa, di cui il movimento da lui stesso fondato è prima forza, mai come in questo momento abbiamo bisogno di senso di responsabilità, tensione morale e competenza. Il Piano nazionale di rilancio e resilienza – come pomposamente è stato denominato per dire che non basta sopravvivere ma bisogna anche innovare – ha bisogno di ritrovare una tensione alla ricostruzione morale del Paese, che dovrebbe essere il vero cambiamento di passo che oggi occorre per affrontare la nuova difficile stagione che si apre oltre queste elezioni, che sembrano aver segnato il tramonto di quel populismo che finora ci aveva accecati.

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