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Un progetto del Ponte sullo Stretto

Tempo di lettura 5 Minuti

IN PASSATO il bombardamento di annunci poco veritieri da parte di chi ricopriva ruoli importanti nel governo del Paese erano meno virulenti e, quasi sempre, trovavano una immediata denuncia da parte di coloro che erano alla opposizione o ricoprivano ruoli chiave nel mondo del sindacato o in quello della informazione.

PROPAGANDA DI STATO

Da almeno due anni assistiamo a sistematiche dichiarazioni, a quasi giornalieri annunci che, a mio avviso, si configurano come una vera “propaganda di Stato” e come tale sarebbe opportuno invocare la stessa norma prevista per la “pubblicità ingannevole”; sì, quella norma che colpisce chi, con un messaggio falsato e distorto, esalta delle qualità che il prodotto non possiede, ingannando il consumatore. Secondo l’ordinamento giuridico  italiano la pubblicità ingannevole è «qualsiasi  pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente» (Decreto legislativo 145/2007).

Ebbene, per motivare il mio sconcerto e per poter giustificare questo riferimento alla “pubblicità ingannevole” riporto alcune dichiarazioni prodotte da personalità che attualmente ricoprono delle cariche di elevata responsabilità come, solo a titolo di esempio, la ministra De Micheli, il ministro Gualtieri o, addirittura, il presidente del Consiglio.

L’ELENCO DEGLI INGANNI

  • Entro la fine del 2020 disporremo di un vaccino contro il Covid 19. Poi scopriamo che nel migliore dei casi il vaccino sarà disponibile nel secondo semestre del 2021.
  • Il Trasporto pubblico locale è sicuro. Poi scopriamo che è sul banco degli imputati per essere sospettato di alimentare in modo virulento il Covid; poi scopriamo che i mezzi di trasporto usati hanno ancora una occupazione fino all’80 per cento, numero che deriva da criteri di omologazione dei mezzi per i quali l’80 per cento di occupazione degli spazi consente la presenza di 5 persone per metro quadrato, mentre i servizi ferroviari di lunga distanza Freccia Bianca e Freccia Rossa rimangono con tassi di occupazione pari al 50 per cento, mettendo in crisi sia Italo che Trenitalia e generando la più grande forma di discriminazione nell’erogazione dei livelli di servizio ferroviario che la Repubblica italiana ricordi.
  • Il Programma Italia Veloce, che contiene un elenco di opere infrastrutturali, ha un costo globale di circa 200 miliardi di euro, di cui 130 sono già disponibili. Poi abbiamo appreso che le disponibilità non superavano, nell’arco del triennio 2020-2022 i 6 miliardi di euro.
  • Entro la fine del corrente anno potremo disporre di un venti per cento della quota che è stata destinata all’Italia dal Recovery Fund. Poi abbiamo scoperto che il Recovery Fund era semplicemente una aspirazione e che per difficoltà nei negoziati tra il Consiglio e il Parlamento europeo non sarebbe stato possibile disporre del Recovery Fund prima della seconda metà del 2021; sempre se il Parlamento europeo riuscirà ad approvare tale proposta.
  • Abbiamo stanziato e resi disponibili per gli investimenti nell’anno 2020 ben 19,7 miliardi di euro. Poi scopriamo, come ho già ricordato in un precedente blog, che tali risorse dopo dieci mesi non sono ancora state rese disponibili e ancora che la quota assegnata alle infrastrutture ammonta a 6.091 milioni di euro e che inoltre nel triennio 2020- 2022 sono erogabili solamente 1.730 milioni di euro (356 milioni nel 2020, 668 milioni nel 2021 e 774 milioni nel 2022).
  • Il terzo trimestre del 2020 ha visto una forte crescita del Prodotto interno lordo e, addirittura, entro il 2021, massimo il 2022 torneremo ai valori del Pil prima del Covid 19. Poi, però, scopriamo che tra l’inizio e la fine del 2020 la Piccole e Medie Imprese potrebbero perdere un milione di posti di lavoro.
  • Arcelor Mittal ha pagato tutte le imprese dell’indotto del centro siderurgico di Taranto ed è in fase conclusiva l’ingresso di Invitalia nella Società. Poi scopriamo che Arcelor Mittal non ha ancora chiuso nessun accordo con Invitalia e che ha chiesto la Cassa integrazione speciale per altre 13 settimane, ha chiesto una proroga di una Cassa integrazione speciale (Cigs) che dura dal mese di luglio del 2019. E per quanto riguarda i pagamenti delle imprese dell’indotto abbiamo appreso che i pagamenti di tali attività sono piuttosto critici e che i tempi di attesa superano i 150 giorni.
  • Entro il 30 dicembre 2019 sarà disponibile il nuovo Regolamento unico del codice dei contratti nel comparto delle opere pubbliche. Poi scopriamo che pur se tale provvedimento, secondo il decreto Sblocca cantieri, sarebbe stato disponibile entro dicembre 2019, in realtà il nuovo Regolamento probabilmente vedrà la luce non prima della fine del 2020. Questo nonostante, come ripeto spesso, i lavori pubblici siano fermi al palo da almeno cinque anni a causa di un Codice appalti assolutamente folle e indifendibile.
  • Il governo si impegna a realizzare e ad inserire nel Recovery Plan l’alta velocità ferroviaria da Salerno fino a Reggio Calabria-Messina e Palermo e come tale non ci sono più pregiudiziali per la realizzazione del ponte sullo Stretto; sarebbe infatti un non senso realizzare un asse ferroviario veloce senza prevedere un collegamento stabile. Poi scopriamo che il ministro dell’Economia e delle finanze rilascia questa dichiarazione: «Siccome dubito che costruiremo il ponte di Messina nei prossimi cinque anni, per me il dibattito può continuare ma non dovrà essere collegato al Recovery Plan».
  • Ogni futura iniziativa programmatica legata agli investimenti in infrastrutture contemplerà risorse finanziarie destinate al Mezzogiorno pari alla quota del 34% e, in particolare, nel Recovery Plan in corso di definizione tale soglia potrà addirittura superare il 40 – 45 per cento. Poi scopriamo, anche alla luce delle linee guida per la definizione del Recovery Plan prodotte dal governo, che per il Centro Nord sono pronte opere per oltre 70 miliardi di euro, mentre per il Mezzogiorno l’importo non supera i 6 miliardi di euro.

CREDIBILITÀ MINATA

Potrei continuare nella triste elencazione di annunci che, mese dopo mese, incrinano la credibilità di chi attualmente è preposto alla gestione del Paese, e non è la mia una boutade quella di ricercare davvero un garante, un certificatore sistematico delle dichiarazioni, ormai giornaliere, su interpretazioni della realtà e su prospettazioni di un futuro prossimo che poi, nei fatti, diventa sempre più un futuro lontano o, addirittura, il nulla. In particolare sarebbe bene che almeno per il Sud il governo evitasse questo comportamento offensivo per una realtà territoriale che partecipa alla formazione del Pil del Paese, ma che utilizza limitati benefici diretti o indiretti dalla sua crescita.

Voglio solo ricordare, per pura e banale informazione, che i cittadini del Sud hanno difeso sempre la realizzazione dei valichi come il Brennero e il Frejus, perché convinti che tali opere fossero il cordone ombelicale che legava l’intero Paese all’Europa. Finora, però, non ho letto una sola frase a difesa della realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina da parte di chi vive nel Centro Nord: eppure il ponte è, a tutti gli effetti, un cordone ombelicale essenziale per l’economia del Paese, è il terzo grado di libertà che oggi l’isola, per quanto concerne la mobilità, non possiede, è la condizione per cui si motivi davvero una rete ferroviaria efficiente e veloce nell’isola. Sì, lo so, i miei sono sfoghi inutili perché il ministro Gualtieri ha detto no.

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